Benvenuti nel sito della
Campagna Italiana contro il Turismo Sessuale Minori
"Stop sexual tourism"
Intervista a Rosarina Sampaio da Silva, Presidente della Associazione Prostitute dello Stato del Ceará A.PRO.CE (Capitale dello stato: Fortaleza)Ospite di alcune associazioni in Italia nel mese di Giugno 2007Luca: Perché la tua associazione ha voluto impegnarsi contro il turismo sessuale minorile? Rosarina: Abbiamo deciso di affrontare questo problema dal momento che la situazione è diventata inammissibile. Vedevamo le nostre bambine abusate sessualmente dai turisti, soprattutto da tanti italiani. Vedevamo che la società in generale non prendeva nessuna iniziativa per tentare di risolvere questa orribile situazione. Per questo abbiamo deciso di iniziare questa lotta; non potevamo continuare a vedere le nostre bambine prostituirsi per un giocattolo o un piatto di pasta, era diventata un’ immagine orribile e vergognosa per noi, per il nostro Stato e credo soprattutto per gli italiani. Luca: Qual’è la percentuale di bambini e bambine nel mercato del sesso? Hai avuto la possibilità di conoscere dei bambini che sono stati sfruttati sessualmente? Rosarina: La percentuale di bambini e bambine sfruttati è alta. E’ difficile dire quale è il rapporto in percentuale tra bambini e bambine, credo che i numeri siano uguali. Se già ho conosciuto dei casi concreti? Purtroppo tantissimi: questa è una dura realtà nel nostro paese. Luca: Il turismo sessuale porta reddito alla prostituzione adulta, aderire alla campagna non va in contraddizione con le associate? Non si rischia di andare a toccare gli interessi delle grandi organizzazioni che controllano il sistema con pericolose conseguenze? Rosarina: Non credo che stiamo facendo qualcosa contro le prostitute adulte; le donne brasiliane, dopo i vent’ anni, sono libere di fare quello che vogliono: uscire con un uomo italiano o di altra nazionalità; è una loro scelta. A noi interessano i bambini, questo è il nostro obbiettivo: che non ci siano i bambini in questo mercato del sesso. Questa è la nostra lotta, non possiamo più vedere queste bambine che passano di mano in mano, come un giocatolo. Siamo sicuri dei pericoli, alcuni dicono che vogliamo eliminare la prostituzione, ma non è vero, ci piacerebbe che le donne avessero una vita più degna, che fossero più rispettate, ma ripeto: quello che ci interessa è che non siano presenti i bambini in questo mercato del sesso. Luca: Perché tanti bambini e bambine coinvolti nella prostituzione? Perché la prostituzione è legata o ha a che fare con la povertà? Rosarina: Il legame tra povertà è prostituzione è alta, circa il 90% delle bambine, che entrano nel giro della prostituzione, sono spinte dalla fame, della miseria e della mancanza di lavoro dei loro genitori. A volte molte di queste bambine vengono violentate dentro le loro case e dicono che allora è meglio stare per le strade a fare “sesso” con uno sconosciuto, che essere violentate da uno dei membri della famiglia. Quindi la strada diventa per loro un posto quasi più sicuro delle loro case. Senza parlare poi delle persone che stanno dietro a questi giri, quelli che guadagnano dal loro sfruttamento. Luca: E’ più facile fermare questo fenomeno della prostituzione minorile con la sensibilizzazione della popolazione, o con l’azione della polizia brasiliana e del paese di provenienza del turista? Rosarina: Il lavoro della polizia è importante, tuttavia non è sufficiente per risolvere il problema, bisognerebbe andare più a fondo. La legge contro la prostituzione minorile esiste ma non viene attuata, quindi credo che sia più opportuno sensibilizzare, fare capire alla gente che sfruttare un bambino significa privarlo del diritto di sognare e di essere felice. La storia di Rosarina Anch’io sono stata prostituta e sono riuscita ad uscire da questo giro senza ritorsioni. Durante la mia vita da prostituta, mi sono sempre dedicata ad aiutare le altre prostitute, ho sempre cercato di spingerle a fare valere i loro diritti in quanto persone, di farsi rispettare come donne. E’ vero che la gente non guarda con benevolenza le prostitute, ma non possiamo dimenticare che prima ancora di essere prostitute sono donne dotate di sentimento, che devono essere rispettate a prescindere dal mestiere che fanno. Dopo essere uscita da questo “giro” assieme ad altre donne ho iniziato ad analizzare la situazione della prostituzione minorile nella nostra città; col tempo ci siamo accorte che era una situazione disperata, orribile, allora abbiamo deciso di creare una associazione che lottasse contro lo sfruttamento minorile nella forma del turismo sessuale, contro le violenze sulle donne, contro la discriminazione verso le prostitute. Da questo è nata la “APROCE”, ma il nostro interesse principale sono i bambini, non potevamo più vederli oggetto di piacere per turisti europei e soprattutto per italiani, senza che questo ci spingesse a prendere l’ iniziativa per contrastare il fenomeno. Basta con lo sfruttamento delle nostre ragazze, basta approfittarsi della loro povertà per i propri interessi, facendone oggetto di “divertimento sessuale”. Ho deciso di aderire a questa campagna perché ritengo che la denuncia e la protesta, contro il turismo sessuale in Brasile, siano indispensabili. Bisogna unire tutte le nostre forze contro i cd.“mostri” del sesso minorile; inoltre anch’io sono una mamma, sono una zia e non voglio che un giorno possa accadere anche a me di vedere una delle mie figlie o delle mie nipoti diventare oggetto di piacere per questi turisti depravati. Mi viene da piangere quando trovo per le strade ragazze di 10, 11 anni che si vendono per un giocatolo o un piatto di pasta, è una vergogna. Non mi interessa se dovrò un giorno pagare le conseguenze del mio impegno. Tuttavia di una cosa sono sicura: fin che avrò vita, questa sarà la mia lotta. L’anno che abbiamo fondato l’associazione, già dopo le nostre prime denuncie contro lo sfruttamento minorile, ho ricevuto le prime minacce intimidatorie: continue telefonate chiedevano se ero sicura che mio figlio fosse arrivato a scuola, o se sarebbe tornato a casa, tutto questo per farmi desistere dal continuare la mia lotta. Non posso negare che morivo della paura, temevo per la mia vita e quella della mia famiglia, ma non potevo smettere. Quelle bambine avevano bisogno della nostra “voce”. Quando hanno capito che io non mi lasciavo intimidire mi hanno sparato mentre ero in macchina, ma grazie a Dio sono qua, per continuare la mia denuncia, per urlare agli uomini italiani, “basta sfruttare le nostre ragazze!” Luca: Cosa pensa degli uomini italiani che vanno in Brasile per sfruttare questi ragazze? Rosarina: Credo che questi uomini abbiano dei disturbi psicologici, credo non siano amati dalle donne italiane; faccio fatica a trovare un aggettivo che definisca questa mostruosità, non posso negare che sono a favore della castrazione chimica. Credo non sia giusto che un uomo faccia sesso con una bambina di 11 anni come se nulla fosse: bisogna prendere misure drastiche contro questi soggetti. Luca: Grazie della tua visita e ti auguro tante cose belle per il futuro. Rosarina: Grazie a te per l’opportunità, grazie a tutti gli italiani che ho incontrato in questi giorni, persone meravigliose. Vorrei lanciare un appello a tutti gli uomini italiani che non appartengono alla categoria di cui abbiamo parlato: aderite alla nostra lotta, passate la voce, ai vostri colleghi e amici, di non venire in brasile solo per “sesso”. Questo lavoro di sensibilizzazione è molto importante e abbiamo bisogno di collaborazione da parte di tutti quelli che sono contro lo sfruttamento minorile.
ARTICOLI E NOTIZIE SULL'INCESTO E LA PEDOFILIA E COME COMBATTERLI.
lunedì 10 marzo 2008
TURISMO SESSUALE IN KENYA
Italiani primi nel turismo sessuale in Kenyapubblicato: mercoledì 03 gennaio 2007 da Michele in: Attualità Kenya
Secondo uno studio dell’Unicef i turisti italiani sono i maggiori frequentatori di prostitute minorenni in Kenya. Gli italiani rappresenterebbero infatti il 18% dei clienti. La maggiore percentuale spetta comunque ai clienti kenyani con un importantye 38%.
Gli italiani sono primi in questo brutto primato ma io sottolineerei la ampia ed estesa distribuzione della clientela tra turisti di tutte le nazionalità del mondo.
Speriamo di non fare cattiva pubblicità, ma vorrei denunciare il fatto che il Kenya sta vivendo un vero e proprio boom di questo genere di turismo. In effetti le località dove maggiormente è diffuso il fenomeno (Malindi, Mombasa, Kalifi e Diani) sono località ben note ai tour operator italiani che forse dovrebbero intraprendere qualche concreta iniziativa per scoraggiare questi comportamenti.
Unicef lancia un appello alla tolleranza zero. Sembra che la campagna punti per prima cosa a sensibilizzare gli operatori turistici locali e i genitori. Forse un po’ poco…
Secondo uno studio dell’Unicef i turisti italiani sono i maggiori frequentatori di prostitute minorenni in Kenya. Gli italiani rappresenterebbero infatti il 18% dei clienti. La maggiore percentuale spetta comunque ai clienti kenyani con un importantye 38%.
Gli italiani sono primi in questo brutto primato ma io sottolineerei la ampia ed estesa distribuzione della clientela tra turisti di tutte le nazionalità del mondo.
Speriamo di non fare cattiva pubblicità, ma vorrei denunciare il fatto che il Kenya sta vivendo un vero e proprio boom di questo genere di turismo. In effetti le località dove maggiormente è diffuso il fenomeno (Malindi, Mombasa, Kalifi e Diani) sono località ben note ai tour operator italiani che forse dovrebbero intraprendere qualche concreta iniziativa per scoraggiare questi comportamenti.
Unicef lancia un appello alla tolleranza zero. Sembra che la campagna punti per prima cosa a sensibilizzare gli operatori turistici locali e i genitori. Forse un po’ poco…
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TURISMO SESSUALE CON MINORI-BRASILE
Bambini scomparsi - turismo sessuale- buone vacanze porci - 21-07-2007, 14:34
Campagna Italiana contro il Turismo Sessuale Minori“Stop sexual tourism”Intervista a Rosarina Sampaio da Silva, Presidente della Associazione Prostitute dello Stato del Ceará A.PRO.CE (Capitale dello stato: Fortaleza)Ospite di alcune associazioni in Italia nel mese di Giugno 2007Luca: Perché la tua associazione ha voluto impegnarsi contro il turismo sessuale minorile?Rosarina: Abbiamo deciso di affrontare questo problema dal momento che la situazione è diventata inammissibile. Vedevamo le nostre bambine abusate sessualmente dai turisti, soprattutto da tanti italiani. Vedevamo che la società in generale non prendeva nessuna iniziativa per tentare di risolvere questa orribile situazione. Per questo abbiamo deciso di iniziare questa lotta; non potevamo continuare a vedere le nostre bambine prostituirsi per un giocattolo o un piatto di pasta, era diventata un’ immagine orribile e vergognosa per noi, per il nostro Stato e credo soprattutto per gli italiani.Luca: Qual’è la percentuale di bambini e bambine nel mercato del sesso? Hai avuto la possibilità di conoscere dei bambini che sono stati sfruttati sessualmente?Rosarina: La percentuale di bambini e bambine sfruttati è alta. E’ difficile dire quale è il rapporto in percentuale tra bambini e bambine, credo che i numeri siano uguali. Se già ho conosciuto dei casi concreti? Purtroppo tantissimi: questa è una dura realtà nel nostro paese.Luca: Il turismo sessuale porta reddito alla prostituzione adulta, aderire alla campagna non va in contraddizione con le associate? Non si rischia di andare a toccare gli interessi delle grandi organizzazioni che controllano il sistema con pericolose conseguenze?Rosarina: Non credo che stiamo facendo qualcosa contro le prostitute adulte; le donne brasiliane, dopo i vent’ anni, sono libere di fare quello che vogliono: uscire con un uomo italiano o di altra nazionalità; è una loro scelta. A noi interessano i bambini, questo è il nostro obbiettivo: che non ci siano i bambini in questo mercato del sesso. Questa è la nostra lotta, non possiamo più vedere queste bambine che passano di mano in mano, come un giocatolo. Siamo sicuri dei pericoli, alcuni dicono che vogliamo eliminare la prostituzione, ma non è vero, ci piacerebbe che le donne avessero una vita più degna, che fossero più rispettate, ma ripeto: quello che ci interessa è che non siano presenti i bambini in questo mercato del sesso.Luca: Perché tanti bambini e bambine coinvolti nella prostituzione? Perché la prostituzione è legata o ha a che fare con la povertà?Rosarina: Il legame tra povertà è prostituzione è alta, circa il 90% delle bambine, che entrano nel giro della prostituzione, sono spinte dalla fame, della miseria e della mancanza di lavoro dei loro genitori. A volte molte di queste bambine vengono violentate dentro le loro case e dicono che allora è meglio stare per le strade a fare “sesso” con uno sconosciuto, che essere violentate da uno dei membri della famiglia. Quindi la strada diventa per loro un posto quasi più sicuro delle loro case. Senza parlare poi delle persone che stanno dietro a questi giri, quelli che guadagnano dal loro sfruttamento.Luca: E’ più facile fermare questo fenomeno della prostituzione minorile con la sensibilizzazione della popolazione, o con l’azione della polizia brasiliana e del paese di provenienza del turista?Rosarina: Il lavoro della polizia è importante, tuttavia non è sufficiente per risolvere il problema, bisognerebbe andare più a fondo. La legge contro la prostituzione minorile esiste ma non viene attuata, quindi credo che sia più opportuno sensibilizzare, fare capire alla gente che sfruttare un bambino significa privarlo del diritto di sognare e di essere felice.La storia di Rosarina Anch’io sono stata prostituta e sono riuscita ad uscire da questo giro senza ritorsioni. Durante la mia vita da prostituta, mi sono sempre dedicata ad aiutare le altre prostitute, ho sempre cercato di spingerle a fare valere i loro diritti in quanto persone, di farsi rispettare come donne. E’ vero che la gente non guarda con benevolenza le prostitute, ma non possiamo dimenticare che prima ancora di essere prostitute sono donne dotate di sentimento, che devono essere rispettate a prescindere dal mestiere che fanno. Dopo essere uscita da questo “giro” assieme ad altre donne ho iniziato ad analizzare la situazione della prostituzione minorile nella nostra città; col tempo ci siamo accorte che era una situazione disperata, orribile, allora abbiamo deciso di creare una associazione che lottasse contro lo sfruttamento minorile nella forma del turismo sessuale, contro le violenze sulle donne, contro la discriminazione verso le prostitute. Da questo è nata la “APROCE”, ma il nostro interesse principale sono i bambini, non potevamo più vederli oggetto di piacere per turisti europei e soprattutto per italiani, senza che questo ci spingesse a prendere l’ iniziativa per contrastare il fenomeno. Basta con lo sfruttamento delle nostre ragazze, basta approfittarsi della loro povertà per i propri interessi, facendone oggetto di “divertimento sessuale”. Ho deciso di aderire a questa campagna perché ritengo che la denuncia e la protesta, contro il turismo sessuale in Brasile, siano indispensabili. Bisogna unire tutte le nostre forze contro i cd.“mostri” del sesso minorile; inoltre anch’io sono una mamma, sono una zia e non voglio che un giorno possa accadere anche a me di vedere una delle mie figlie o delle mie nipoti diventare oggetto di piacere per questi turisti depravati. Mi viene da piangere quando trovo per le strade ragazze di 10, 11 anni che si vendono per un giocatolo o un piatto di pasta, è una vergogna. Non mi interessa se dovrò un giorno pagare le conseguenze del mio impegno. Tuttavia di una cosa sono sicura: fin che avrò vita, questa sarà la mia lotta. L’anno che abbiamo fondato l’associazione, già dopo le nostre prime denuncie contro lo sfruttamento minorile, ho ricevuto le prime minacce intimidatorie: continue telefonate chiedevano se ero sicura che mio figlio fosse arrivato a scuola, o se sarebbe tornato a casa, tutto questo per farmi desistere dal continuare la mia lotta. Non posso negare che morivo della paura, temevo per la mia vita e quella della mia famiglia, ma non potevo smettere. Quelle bambine avevano bisogno della nostra “voce”. Quando hanno capito che io non mi lasciavo intimidire mi hanno sparato mentre ero in macchina, ma grazie a Dio sono qua, per continuare la mia denuncia, per urlare agli uomini italiani, “basta sfruttare le nostre ragazze!”Luca: Cosa pensa degli uomini italiani che vanno in Brasile per sfruttare questi ragazze?Rosarina: Credo che questi uomini abbiano dei disturbi psicologici, credo non siano amati dalle donne italiane; faccio fatica a trovare un aggettivo che definisca questa mostruosità, non posso negare che sono a favore della castrazione chimica. Credo non sia giusto che un uomo faccia sesso con una bambina di 11 anni come se nulla fosse: bisogna prendere misure drastiche contro questi soggetti.Luca: Grazie della tua visita e ti auguro tante cose belle per il futuro.Rosarina: Grazie a te per l’opportunità, grazie a tutti gli italiani che ho incontrato in questi giorni, persone meravigliose. Vorrei lanciare un appello a tutti gli uomini italiani che non appartengono alla categoria di cui abbiamo parlato: aderite alla nostra lotta, passate la voce, ai vostri colleghi e amici, di non venire in brasile solo per “sesso”. Questo lavoro di sensibilizzazione è molto importante e abbiamo bisogno di collaborazione da parte di tutti quelli che sono contro lo sfruttamento minorile.Questa intervista e stata presa direttamente dal sito "Bambini scomparsi" per saperne di più clicca qui
Autore di Metotha e Oettham-------Poeta per passione
I bambini scomparsi hanno bisogno del nostro piccolo aiuto. perciò voi webmaster o blogger xkè nn inserite questo pikkolo banner nel vostro spazio web?sarebbe un bellissimo gesto:http://www.troviamoibambini.it/index.php
Ultima modifica di skullkrasher : 22-07-2007 a 02:27.
Campagna Italiana contro il Turismo Sessuale Minori“Stop sexual tourism”Intervista a Rosarina Sampaio da Silva, Presidente della Associazione Prostitute dello Stato del Ceará A.PRO.CE (Capitale dello stato: Fortaleza)Ospite di alcune associazioni in Italia nel mese di Giugno 2007Luca: Perché la tua associazione ha voluto impegnarsi contro il turismo sessuale minorile?Rosarina: Abbiamo deciso di affrontare questo problema dal momento che la situazione è diventata inammissibile. Vedevamo le nostre bambine abusate sessualmente dai turisti, soprattutto da tanti italiani. Vedevamo che la società in generale non prendeva nessuna iniziativa per tentare di risolvere questa orribile situazione. Per questo abbiamo deciso di iniziare questa lotta; non potevamo continuare a vedere le nostre bambine prostituirsi per un giocattolo o un piatto di pasta, era diventata un’ immagine orribile e vergognosa per noi, per il nostro Stato e credo soprattutto per gli italiani.Luca: Qual’è la percentuale di bambini e bambine nel mercato del sesso? Hai avuto la possibilità di conoscere dei bambini che sono stati sfruttati sessualmente?Rosarina: La percentuale di bambini e bambine sfruttati è alta. E’ difficile dire quale è il rapporto in percentuale tra bambini e bambine, credo che i numeri siano uguali. Se già ho conosciuto dei casi concreti? Purtroppo tantissimi: questa è una dura realtà nel nostro paese.Luca: Il turismo sessuale porta reddito alla prostituzione adulta, aderire alla campagna non va in contraddizione con le associate? Non si rischia di andare a toccare gli interessi delle grandi organizzazioni che controllano il sistema con pericolose conseguenze?Rosarina: Non credo che stiamo facendo qualcosa contro le prostitute adulte; le donne brasiliane, dopo i vent’ anni, sono libere di fare quello che vogliono: uscire con un uomo italiano o di altra nazionalità; è una loro scelta. A noi interessano i bambini, questo è il nostro obbiettivo: che non ci siano i bambini in questo mercato del sesso. Questa è la nostra lotta, non possiamo più vedere queste bambine che passano di mano in mano, come un giocatolo. Siamo sicuri dei pericoli, alcuni dicono che vogliamo eliminare la prostituzione, ma non è vero, ci piacerebbe che le donne avessero una vita più degna, che fossero più rispettate, ma ripeto: quello che ci interessa è che non siano presenti i bambini in questo mercato del sesso.Luca: Perché tanti bambini e bambine coinvolti nella prostituzione? Perché la prostituzione è legata o ha a che fare con la povertà?Rosarina: Il legame tra povertà è prostituzione è alta, circa il 90% delle bambine, che entrano nel giro della prostituzione, sono spinte dalla fame, della miseria e della mancanza di lavoro dei loro genitori. A volte molte di queste bambine vengono violentate dentro le loro case e dicono che allora è meglio stare per le strade a fare “sesso” con uno sconosciuto, che essere violentate da uno dei membri della famiglia. Quindi la strada diventa per loro un posto quasi più sicuro delle loro case. Senza parlare poi delle persone che stanno dietro a questi giri, quelli che guadagnano dal loro sfruttamento.Luca: E’ più facile fermare questo fenomeno della prostituzione minorile con la sensibilizzazione della popolazione, o con l’azione della polizia brasiliana e del paese di provenienza del turista?Rosarina: Il lavoro della polizia è importante, tuttavia non è sufficiente per risolvere il problema, bisognerebbe andare più a fondo. La legge contro la prostituzione minorile esiste ma non viene attuata, quindi credo che sia più opportuno sensibilizzare, fare capire alla gente che sfruttare un bambino significa privarlo del diritto di sognare e di essere felice.La storia di Rosarina Anch’io sono stata prostituta e sono riuscita ad uscire da questo giro senza ritorsioni. Durante la mia vita da prostituta, mi sono sempre dedicata ad aiutare le altre prostitute, ho sempre cercato di spingerle a fare valere i loro diritti in quanto persone, di farsi rispettare come donne. E’ vero che la gente non guarda con benevolenza le prostitute, ma non possiamo dimenticare che prima ancora di essere prostitute sono donne dotate di sentimento, che devono essere rispettate a prescindere dal mestiere che fanno. Dopo essere uscita da questo “giro” assieme ad altre donne ho iniziato ad analizzare la situazione della prostituzione minorile nella nostra città; col tempo ci siamo accorte che era una situazione disperata, orribile, allora abbiamo deciso di creare una associazione che lottasse contro lo sfruttamento minorile nella forma del turismo sessuale, contro le violenze sulle donne, contro la discriminazione verso le prostitute. Da questo è nata la “APROCE”, ma il nostro interesse principale sono i bambini, non potevamo più vederli oggetto di piacere per turisti europei e soprattutto per italiani, senza che questo ci spingesse a prendere l’ iniziativa per contrastare il fenomeno. Basta con lo sfruttamento delle nostre ragazze, basta approfittarsi della loro povertà per i propri interessi, facendone oggetto di “divertimento sessuale”. Ho deciso di aderire a questa campagna perché ritengo che la denuncia e la protesta, contro il turismo sessuale in Brasile, siano indispensabili. Bisogna unire tutte le nostre forze contro i cd.“mostri” del sesso minorile; inoltre anch’io sono una mamma, sono una zia e non voglio che un giorno possa accadere anche a me di vedere una delle mie figlie o delle mie nipoti diventare oggetto di piacere per questi turisti depravati. Mi viene da piangere quando trovo per le strade ragazze di 10, 11 anni che si vendono per un giocatolo o un piatto di pasta, è una vergogna. Non mi interessa se dovrò un giorno pagare le conseguenze del mio impegno. Tuttavia di una cosa sono sicura: fin che avrò vita, questa sarà la mia lotta. L’anno che abbiamo fondato l’associazione, già dopo le nostre prime denuncie contro lo sfruttamento minorile, ho ricevuto le prime minacce intimidatorie: continue telefonate chiedevano se ero sicura che mio figlio fosse arrivato a scuola, o se sarebbe tornato a casa, tutto questo per farmi desistere dal continuare la mia lotta. Non posso negare che morivo della paura, temevo per la mia vita e quella della mia famiglia, ma non potevo smettere. Quelle bambine avevano bisogno della nostra “voce”. Quando hanno capito che io non mi lasciavo intimidire mi hanno sparato mentre ero in macchina, ma grazie a Dio sono qua, per continuare la mia denuncia, per urlare agli uomini italiani, “basta sfruttare le nostre ragazze!”Luca: Cosa pensa degli uomini italiani che vanno in Brasile per sfruttare questi ragazze?Rosarina: Credo che questi uomini abbiano dei disturbi psicologici, credo non siano amati dalle donne italiane; faccio fatica a trovare un aggettivo che definisca questa mostruosità, non posso negare che sono a favore della castrazione chimica. Credo non sia giusto che un uomo faccia sesso con una bambina di 11 anni come se nulla fosse: bisogna prendere misure drastiche contro questi soggetti.Luca: Grazie della tua visita e ti auguro tante cose belle per il futuro.Rosarina: Grazie a te per l’opportunità, grazie a tutti gli italiani che ho incontrato in questi giorni, persone meravigliose. Vorrei lanciare un appello a tutti gli uomini italiani che non appartengono alla categoria di cui abbiamo parlato: aderite alla nostra lotta, passate la voce, ai vostri colleghi e amici, di non venire in brasile solo per “sesso”. Questo lavoro di sensibilizzazione è molto importante e abbiamo bisogno di collaborazione da parte di tutti quelli che sono contro lo sfruttamento minorile.Questa intervista e stata presa direttamente dal sito "Bambini scomparsi" per saperne di più clicca qui
Autore di Metotha e Oettham-------Poeta per passione
I bambini scomparsi hanno bisogno del nostro piccolo aiuto. perciò voi webmaster o blogger xkè nn inserite questo pikkolo banner nel vostro spazio web?sarebbe un bellissimo gesto:http://www.troviamoibambini.it/index.php
Ultima modifica di skullkrasher : 22-07-2007 a 02:27.
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prostituzione minorile
SANDANSKI E PETRICH, PARADISI DEL TURISMO SESSUALE10.01.2006 - Sofia
Trentamila abitanti, duemila prostitute"Ci sono ben duemila prostitute nella città di Sandaski, che raggiunge a malapena i 30mila abitanti", scrive il settimanale "Politika" in uno speciale report investigativo uscito nel dicembre 2005, raccontando il fiorire della prostituzione nelle piccole città di frontiera al confine con Grecia e Macedonia. Sandanski e Petrich sono diventate il paradiso del turismo sessuale soprattutto per clienti che vengono dalla Grecia, e molte ragazze e donne del posto sbarcano il lunario offrendo prestazioni sessuali. Non solo, durante il week-end arrivano molte studentesse dalla vicina Blagoevgrad per portare a casa un centinaio di euro, così come molte donne dalla Bulgaria settentrionale che stazionano soprattutto a Sandanski. Autobus dopo autobus, migliaia di greci arrivano in cerca di sesso a pagamento. Non bisogna essere un super-detective per scovare, in pieno giorno, prostitute e ruffiani nelle strade di Sandanski. Il commesso di un negozio di abbigliamento, in pieno centro, racconta di anziani greci che entrano accompagnati da ragazze magroline di 18 o 19 anni, di solito di origine rom, a cui regalano vestiti squadrandole da capo a piedi, per poi sgattaiolare via. Lo stesso commesso racconta che ormai, per abitudine, saluta ogni cliente sconosciuto col saluto greco "Yasso". Nei caffè siedono ragazze dai vestiti provocanti, aspettano una chiamata, poi scompaiono velocemente. I ruffiani, gente del posto, giovani e meno giovani, si aggirano davanti ai negozi più economici. Accanto alla vetrina di un negozio di scarpe, uno di loro ferma un turista. Qualche parola, poi alcune banconote finiscono nelle mani del ruffiano. Adesso l'uomo cammina sottobraccio ad una donna corpulenta, fanno una svolta e scompaiono nell'hotel "Evropas". All'ingresso dell'albergo la donna incontra delle sue "colleghe", che vanno via con tre uomini che parlano in greco. Così, alla luce del sole, viene commesso il reato di sfruttamento della prostituzione, che il codice bulgaro punisce con almeno tre anni di reclusione. Alberghi e bordelli Quella del turismo sessuale a Sandanski è una realtà ben nota, e in città tutti, seppur a fatica, riconoscono l'esistenza del fenomeno. In molti raccontano come molte ragazze della zona, dove la disoccupazione è alta, siano attirate dagli stipendi e dalle pensioni "europee" dei turisti provenienti dalla Grecia. Ma sulle strade e nei bar della città stazionano anche molte studentesse provenienti dai centri limitrofi. Arrivano, anonime, guadagnano circa cento euro al giorno e poi vanno via. Le tariffe per prestazione sessuale vanno dai cinquanta ai cento euro se si parla di ragazze giovani e belle. Le giovani di origine rom guadagnano meno, e spesso si accontentano di regali come vestiti, appunto. Secondo la polizia locale, a Sandanski ci sono circa duemila prostitute e cinquanta "sutenjori" (ruffiani). La maggior parte delle donne vengono dalle regioni con più alto tasso di disoccupazione, nel nord del paese, come Tutrakan, Rousse e Silistra. Ci sono poi russe, moldave ed ucraine. La gente del posto racconta che in quasi tutti i sessanta alberghi di Sandanski si offre un servizio "extra". I più noti, da questo punto di vista sono gli hotel "Aneli", "Evropas", il cosiddetto "Albergo albanese", il "Prim" e il "Saint Vrach", ex residenza dell'ex leader comunista Todor Zhivkov. Nella vicina cittadina di Petrich mercoledì è giorno di mercato, e molti contadini arrivano dal nord della Grecia, soprattutto in autunno, dopo il raccolto. Bambini rom li seguono a frotte chiedendo, in greco, qualche spicciolo. Alcuni offrono "frenska ljubov" (sesso orale). Anche a Petrich non è difficile trovare prestazioni sessuali, soprattutto in alcuni alberghi, come il "Las Vegas", il "Ruzhdshki inns" e il motel "Vicky", a due passi dal transito frontaliero di Kulata. "Il mercato della prostituzione" Il tabloid greco "Espresso" ha pubblicato un reportage filmato girato in candid-camera a Sandanski e Petrich, dal titolo "Il mercato della prostituzione". Secondo l'"Espresso" il mercato del sesso nella regione di frontiera tra Bulgaria, Grecia e Macedonia è il più ricco di tutti i Balcani, con seimila prostitute, tremila "papponi" e più di mille businessmen dalla Grecia. Gli abitanti di questi centri, secondo i giornalisti greci, sembrano non disdegnare i vantaggi offerti dalla situazione, soprattutto l'aumento del numero dei turisti. Nel documentario vengono mostrate le testimonianze di prostitute, ruffiani e clienti, dalle quali emergono dati che fanno un po' di luce su vari aspetti di questo mercato sotterraneo. Il prezzo di un'ora di sesso varierebbe tra i cinquanta e i duecento euro,si può affittare una donna a ore, comprarla oppure "esportarla" all'estero. Il prezzo di una ragazza varia tra i mille e i tremila euro. Secondo Stelios, un "pappa" di Salonicco, il prezzo di una donna giovane e carina si aggira intorno ai tremila euro. Una volta in Grecia le ragazze lavorano come cameriere, nei locali di streap-tease, oppure vengono costrette a prostituirsi. Non sono rari i casi in cui offerte di lavoro vengono usate come esca per far arrivare le ragazze in Grecia, dove poi vengono costrette a mettersi sulla strada. Legalizzare la prostituzione? Su un quotidiano di Atene è apparso un annuncio che reclamizzava viaggi a scopo sessuale a Sandanski, anche con ragazze sotto i quattordici anni. "Questo è chiaramente un reato" ha dichiarato a "Politika" Tanya Minkova, dell'Ong "Ideas and values", di Sandanski. "Tutti ammettono che il turismo sessuale è una realtà nella Bulgaria sud-occidentale" ha dichiarato al settimanale Ivo Haralampiev, procuratore capo di Petrich, "ma al momento non abbiamo nessun processo che lo possa testimoniare. Non abbiamo denunce per prestazioni sessuali con ragazze quattordicenni; ce ne sono alcune con giovani tra i sedici e i diciotto anni, ma secondo il codice, in Bulgaria queste non sono perseguibili. La prostituzione in Bulgaria, contrariamente a quanto avviene negli Usa, ad esempio, non è considerato un reato." La municipalità di Sandanski ultimamente ha proposto di legalizzare il mercato del sesso, ma questa soluzione, intrapresa da tempo in Olanda, sembra piuttosto difficile da realizzare nel contesto balcanico. "Legalizzare la prostituzione significa pagare le tasse" è stato il commento di Haralampiev, " e questo nessuno lo vuole fare". Il mese scorso il ministro degli Interni ha proposto di creare uno speciale registro fiscale per le prostitute, che indicherebbe alberghi e locali dove i clienti possono trovare le ragazze. Alcuni esperti, hanno dichiarato a "Monitor" che alla base di tale proposta ci sono le proteste dei sindaci delle principali località sciistiche, dove molte prostitute creano imbarazzo offrendo le proprie prestazioni ai turisti ospitati nelle strutture alberghiere. Il registro prevede anche un giro di vite sulle donne che non rispondono a determinati requisiti, autorizzando le forze dell'ordine a ripulire le strade. Oggi l'unica pena prevista è una breve detenzione nelle stazioni di polizia. Autore: Tanya MangalakovaFonte: Osservatorio sui Balcani
SANDANSKI E PETRICH, PARADISI DEL TURISMO SESSUALE10.01.2006 - Sofia
Trentamila abitanti, duemila prostitute"Ci sono ben duemila prostitute nella città di Sandaski, che raggiunge a malapena i 30mila abitanti", scrive il settimanale "Politika" in uno speciale report investigativo uscito nel dicembre 2005, raccontando il fiorire della prostituzione nelle piccole città di frontiera al confine con Grecia e Macedonia. Sandanski e Petrich sono diventate il paradiso del turismo sessuale soprattutto per clienti che vengono dalla Grecia, e molte ragazze e donne del posto sbarcano il lunario offrendo prestazioni sessuali. Non solo, durante il week-end arrivano molte studentesse dalla vicina Blagoevgrad per portare a casa un centinaio di euro, così come molte donne dalla Bulgaria settentrionale che stazionano soprattutto a Sandanski. Autobus dopo autobus, migliaia di greci arrivano in cerca di sesso a pagamento. Non bisogna essere un super-detective per scovare, in pieno giorno, prostitute e ruffiani nelle strade di Sandanski. Il commesso di un negozio di abbigliamento, in pieno centro, racconta di anziani greci che entrano accompagnati da ragazze magroline di 18 o 19 anni, di solito di origine rom, a cui regalano vestiti squadrandole da capo a piedi, per poi sgattaiolare via. Lo stesso commesso racconta che ormai, per abitudine, saluta ogni cliente sconosciuto col saluto greco "Yasso". Nei caffè siedono ragazze dai vestiti provocanti, aspettano una chiamata, poi scompaiono velocemente. I ruffiani, gente del posto, giovani e meno giovani, si aggirano davanti ai negozi più economici. Accanto alla vetrina di un negozio di scarpe, uno di loro ferma un turista. Qualche parola, poi alcune banconote finiscono nelle mani del ruffiano. Adesso l'uomo cammina sottobraccio ad una donna corpulenta, fanno una svolta e scompaiono nell'hotel "Evropas". All'ingresso dell'albergo la donna incontra delle sue "colleghe", che vanno via con tre uomini che parlano in greco. Così, alla luce del sole, viene commesso il reato di sfruttamento della prostituzione, che il codice bulgaro punisce con almeno tre anni di reclusione. Alberghi e bordelli Quella del turismo sessuale a Sandanski è una realtà ben nota, e in città tutti, seppur a fatica, riconoscono l'esistenza del fenomeno. In molti raccontano come molte ragazze della zona, dove la disoccupazione è alta, siano attirate dagli stipendi e dalle pensioni "europee" dei turisti provenienti dalla Grecia. Ma sulle strade e nei bar della città stazionano anche molte studentesse provenienti dai centri limitrofi. Arrivano, anonime, guadagnano circa cento euro al giorno e poi vanno via. Le tariffe per prestazione sessuale vanno dai cinquanta ai cento euro se si parla di ragazze giovani e belle. Le giovani di origine rom guadagnano meno, e spesso si accontentano di regali come vestiti, appunto. Secondo la polizia locale, a Sandanski ci sono circa duemila prostitute e cinquanta "sutenjori" (ruffiani). La maggior parte delle donne vengono dalle regioni con più alto tasso di disoccupazione, nel nord del paese, come Tutrakan, Rousse e Silistra. Ci sono poi russe, moldave ed ucraine. La gente del posto racconta che in quasi tutti i sessanta alberghi di Sandanski si offre un servizio "extra". I più noti, da questo punto di vista sono gli hotel "Aneli", "Evropas", il cosiddetto "Albergo albanese", il "Prim" e il "Saint Vrach", ex residenza dell'ex leader comunista Todor Zhivkov. Nella vicina cittadina di Petrich mercoledì è giorno di mercato, e molti contadini arrivano dal nord della Grecia, soprattutto in autunno, dopo il raccolto. Bambini rom li seguono a frotte chiedendo, in greco, qualche spicciolo. Alcuni offrono "frenska ljubov" (sesso orale). Anche a Petrich non è difficile trovare prestazioni sessuali, soprattutto in alcuni alberghi, come il "Las Vegas", il "Ruzhdshki inns" e il motel "Vicky", a due passi dal transito frontaliero di Kulata. "Il mercato della prostituzione" Il tabloid greco "Espresso" ha pubblicato un reportage filmato girato in candid-camera a Sandanski e Petrich, dal titolo "Il mercato della prostituzione". Secondo l'"Espresso" il mercato del sesso nella regione di frontiera tra Bulgaria, Grecia e Macedonia è il più ricco di tutti i Balcani, con seimila prostitute, tremila "papponi" e più di mille businessmen dalla Grecia. Gli abitanti di questi centri, secondo i giornalisti greci, sembrano non disdegnare i vantaggi offerti dalla situazione, soprattutto l'aumento del numero dei turisti. Nel documentario vengono mostrate le testimonianze di prostitute, ruffiani e clienti, dalle quali emergono dati che fanno un po' di luce su vari aspetti di questo mercato sotterraneo. Il prezzo di un'ora di sesso varierebbe tra i cinquanta e i duecento euro,si può affittare una donna a ore, comprarla oppure "esportarla" all'estero. Il prezzo di una ragazza varia tra i mille e i tremila euro. Secondo Stelios, un "pappa" di Salonicco, il prezzo di una donna giovane e carina si aggira intorno ai tremila euro. Una volta in Grecia le ragazze lavorano come cameriere, nei locali di streap-tease, oppure vengono costrette a prostituirsi. Non sono rari i casi in cui offerte di lavoro vengono usate come esca per far arrivare le ragazze in Grecia, dove poi vengono costrette a mettersi sulla strada. Legalizzare la prostituzione? Su un quotidiano di Atene è apparso un annuncio che reclamizzava viaggi a scopo sessuale a Sandanski, anche con ragazze sotto i quattordici anni. "Questo è chiaramente un reato" ha dichiarato a "Politika" Tanya Minkova, dell'Ong "Ideas and values", di Sandanski. "Tutti ammettono che il turismo sessuale è una realtà nella Bulgaria sud-occidentale" ha dichiarato al settimanale Ivo Haralampiev, procuratore capo di Petrich, "ma al momento non abbiamo nessun processo che lo possa testimoniare. Non abbiamo denunce per prestazioni sessuali con ragazze quattordicenni; ce ne sono alcune con giovani tra i sedici e i diciotto anni, ma secondo il codice, in Bulgaria queste non sono perseguibili. La prostituzione in Bulgaria, contrariamente a quanto avviene negli Usa, ad esempio, non è considerato un reato." La municipalità di Sandanski ultimamente ha proposto di legalizzare il mercato del sesso, ma questa soluzione, intrapresa da tempo in Olanda, sembra piuttosto difficile da realizzare nel contesto balcanico. "Legalizzare la prostituzione significa pagare le tasse" è stato il commento di Haralampiev, " e questo nessuno lo vuole fare". Il mese scorso il ministro degli Interni ha proposto di creare uno speciale registro fiscale per le prostitute, che indicherebbe alberghi e locali dove i clienti possono trovare le ragazze. Alcuni esperti, hanno dichiarato a "Monitor" che alla base di tale proposta ci sono le proteste dei sindaci delle principali località sciistiche, dove molte prostitute creano imbarazzo offrendo le proprie prestazioni ai turisti ospitati nelle strutture alberghiere. Il registro prevede anche un giro di vite sulle donne che non rispondono a determinati requisiti, autorizzando le forze dell'ordine a ripulire le strade. Oggi l'unica pena prevista è una breve detenzione nelle stazioni di polizia. Autore: Tanya MangalakovaFonte: Osservatorio sui Balcani
SANDANSKI E PETRICH, PARADISI DEL TURISMO SESSUALE10.01.2006 - Sofia
Trentamila abitanti, duemila prostitute"Ci sono ben duemila prostitute nella città di Sandaski, che raggiunge a malapena i 30mila abitanti", scrive il settimanale "Politika" in uno speciale report investigativo uscito nel dicembre 2005, raccontando il fiorire della prostituzione nelle piccole città di frontiera al confine con Grecia e Macedonia. Sandanski e Petrich sono diventate il paradiso del turismo sessuale soprattutto per clienti che vengono dalla Grecia, e molte ragazze e donne del posto sbarcano il lunario offrendo prestazioni sessuali. Non solo, durante il week-end arrivano molte studentesse dalla vicina Blagoevgrad per portare a casa un centinaio di euro, così come molte donne dalla Bulgaria settentrionale che stazionano soprattutto a Sandanski. Autobus dopo autobus, migliaia di greci arrivano in cerca di sesso a pagamento. Non bisogna essere un super-detective per scovare, in pieno giorno, prostitute e ruffiani nelle strade di Sandanski. Il commesso di un negozio di abbigliamento, in pieno centro, racconta di anziani greci che entrano accompagnati da ragazze magroline di 18 o 19 anni, di solito di origine rom, a cui regalano vestiti squadrandole da capo a piedi, per poi sgattaiolare via. Lo stesso commesso racconta che ormai, per abitudine, saluta ogni cliente sconosciuto col saluto greco "Yasso". Nei caffè siedono ragazze dai vestiti provocanti, aspettano una chiamata, poi scompaiono velocemente. I ruffiani, gente del posto, giovani e meno giovani, si aggirano davanti ai negozi più economici. Accanto alla vetrina di un negozio di scarpe, uno di loro ferma un turista. Qualche parola, poi alcune banconote finiscono nelle mani del ruffiano. Adesso l'uomo cammina sottobraccio ad una donna corpulenta, fanno una svolta e scompaiono nell'hotel "Evropas". All'ingresso dell'albergo la donna incontra delle sue "colleghe", che vanno via con tre uomini che parlano in greco. Così, alla luce del sole, viene commesso il reato di sfruttamento della prostituzione, che il codice bulgaro punisce con almeno tre anni di reclusione. Alberghi e bordelli Quella del turismo sessuale a Sandanski è una realtà ben nota, e in città tutti, seppur a fatica, riconoscono l'esistenza del fenomeno. In molti raccontano come molte ragazze della zona, dove la disoccupazione è alta, siano attirate dagli stipendi e dalle pensioni "europee" dei turisti provenienti dalla Grecia. Ma sulle strade e nei bar della città stazionano anche molte studentesse provenienti dai centri limitrofi. Arrivano, anonime, guadagnano circa cento euro al giorno e poi vanno via. Le tariffe per prestazione sessuale vanno dai cinquanta ai cento euro se si parla di ragazze giovani e belle. Le giovani di origine rom guadagnano meno, e spesso si accontentano di regali come vestiti, appunto. Secondo la polizia locale, a Sandanski ci sono circa duemila prostitute e cinquanta "sutenjori" (ruffiani). La maggior parte delle donne vengono dalle regioni con più alto tasso di disoccupazione, nel nord del paese, come Tutrakan, Rousse e Silistra. Ci sono poi russe, moldave ed ucraine. La gente del posto racconta che in quasi tutti i sessanta alberghi di Sandanski si offre un servizio "extra". I più noti, da questo punto di vista sono gli hotel "Aneli", "Evropas", il cosiddetto "Albergo albanese", il "Prim" e il "Saint Vrach", ex residenza dell'ex leader comunista Todor Zhivkov. Nella vicina cittadina di Petrich mercoledì è giorno di mercato, e molti contadini arrivano dal nord della Grecia, soprattutto in autunno, dopo il raccolto. Bambini rom li seguono a frotte chiedendo, in greco, qualche spicciolo. Alcuni offrono "frenska ljubov" (sesso orale). Anche a Petrich non è difficile trovare prestazioni sessuali, soprattutto in alcuni alberghi, come il "Las Vegas", il "Ruzhdshki inns" e il motel "Vicky", a due passi dal transito frontaliero di Kulata. "Il mercato della prostituzione" Il tabloid greco "Espresso" ha pubblicato un reportage filmato girato in candid-camera a Sandanski e Petrich, dal titolo "Il mercato della prostituzione". Secondo l'"Espresso" il mercato del sesso nella regione di frontiera tra Bulgaria, Grecia e Macedonia è il più ricco di tutti i Balcani, con seimila prostitute, tremila "papponi" e più di mille businessmen dalla Grecia. Gli abitanti di questi centri, secondo i giornalisti greci, sembrano non disdegnare i vantaggi offerti dalla situazione, soprattutto l'aumento del numero dei turisti. Nel documentario vengono mostrate le testimonianze di prostitute, ruffiani e clienti, dalle quali emergono dati che fanno un po' di luce su vari aspetti di questo mercato sotterraneo. Il prezzo di un'ora di sesso varierebbe tra i cinquanta e i duecento euro,si può affittare una donna a ore, comprarla oppure "esportarla" all'estero. Il prezzo di una ragazza varia tra i mille e i tremila euro. Secondo Stelios, un "pappa" di Salonicco, il prezzo di una donna giovane e carina si aggira intorno ai tremila euro. Una volta in Grecia le ragazze lavorano come cameriere, nei locali di streap-tease, oppure vengono costrette a prostituirsi. Non sono rari i casi in cui offerte di lavoro vengono usate come esca per far arrivare le ragazze in Grecia, dove poi vengono costrette a mettersi sulla strada. Legalizzare la prostituzione? Su un quotidiano di Atene è apparso un annuncio che reclamizzava viaggi a scopo sessuale a Sandanski, anche con ragazze sotto i quattordici anni. "Questo è chiaramente un reato" ha dichiarato a "Politika" Tanya Minkova, dell'Ong "Ideas and values", di Sandanski. "Tutti ammettono che il turismo sessuale è una realtà nella Bulgaria sud-occidentale" ha dichiarato al settimanale Ivo Haralampiev, procuratore capo di Petrich, "ma al momento non abbiamo nessun processo che lo possa testimoniare. Non abbiamo denunce per prestazioni sessuali con ragazze quattordicenni; ce ne sono alcune con giovani tra i sedici e i diciotto anni, ma secondo il codice, in Bulgaria queste non sono perseguibili. La prostituzione in Bulgaria, contrariamente a quanto avviene negli Usa, ad esempio, non è considerato un reato." La municipalità di Sandanski ultimamente ha proposto di legalizzare il mercato del sesso, ma questa soluzione, intrapresa da tempo in Olanda, sembra piuttosto difficile da realizzare nel contesto balcanico. "Legalizzare la prostituzione significa pagare le tasse" è stato il commento di Haralampiev, " e questo nessuno lo vuole fare". Il mese scorso il ministro degli Interni ha proposto di creare uno speciale registro fiscale per le prostitute, che indicherebbe alberghi e locali dove i clienti possono trovare le ragazze. Alcuni esperti, hanno dichiarato a "Monitor" che alla base di tale proposta ci sono le proteste dei sindaci delle principali località sciistiche, dove molte prostitute creano imbarazzo offrendo le proprie prestazioni ai turisti ospitati nelle strutture alberghiere. Il registro prevede anche un giro di vite sulle donne che non rispondono a determinati requisiti, autorizzando le forze dell'ordine a ripulire le strade. Oggi l'unica pena prevista è una breve detenzione nelle stazioni di polizia. Autore: Tanya MangalakovaFonte: Osservatorio sui Balcani
Trentamila abitanti, duemila prostitute"Ci sono ben duemila prostitute nella città di Sandaski, che raggiunge a malapena i 30mila abitanti", scrive il settimanale "Politika" in uno speciale report investigativo uscito nel dicembre 2005, raccontando il fiorire della prostituzione nelle piccole città di frontiera al confine con Grecia e Macedonia. Sandanski e Petrich sono diventate il paradiso del turismo sessuale soprattutto per clienti che vengono dalla Grecia, e molte ragazze e donne del posto sbarcano il lunario offrendo prestazioni sessuali. Non solo, durante il week-end arrivano molte studentesse dalla vicina Blagoevgrad per portare a casa un centinaio di euro, così come molte donne dalla Bulgaria settentrionale che stazionano soprattutto a Sandanski. Autobus dopo autobus, migliaia di greci arrivano in cerca di sesso a pagamento. Non bisogna essere un super-detective per scovare, in pieno giorno, prostitute e ruffiani nelle strade di Sandanski. Il commesso di un negozio di abbigliamento, in pieno centro, racconta di anziani greci che entrano accompagnati da ragazze magroline di 18 o 19 anni, di solito di origine rom, a cui regalano vestiti squadrandole da capo a piedi, per poi sgattaiolare via. Lo stesso commesso racconta che ormai, per abitudine, saluta ogni cliente sconosciuto col saluto greco "Yasso". Nei caffè siedono ragazze dai vestiti provocanti, aspettano una chiamata, poi scompaiono velocemente. I ruffiani, gente del posto, giovani e meno giovani, si aggirano davanti ai negozi più economici. Accanto alla vetrina di un negozio di scarpe, uno di loro ferma un turista. Qualche parola, poi alcune banconote finiscono nelle mani del ruffiano. Adesso l'uomo cammina sottobraccio ad una donna corpulenta, fanno una svolta e scompaiono nell'hotel "Evropas". All'ingresso dell'albergo la donna incontra delle sue "colleghe", che vanno via con tre uomini che parlano in greco. Così, alla luce del sole, viene commesso il reato di sfruttamento della prostituzione, che il codice bulgaro punisce con almeno tre anni di reclusione. Alberghi e bordelli Quella del turismo sessuale a Sandanski è una realtà ben nota, e in città tutti, seppur a fatica, riconoscono l'esistenza del fenomeno. In molti raccontano come molte ragazze della zona, dove la disoccupazione è alta, siano attirate dagli stipendi e dalle pensioni "europee" dei turisti provenienti dalla Grecia. Ma sulle strade e nei bar della città stazionano anche molte studentesse provenienti dai centri limitrofi. Arrivano, anonime, guadagnano circa cento euro al giorno e poi vanno via. Le tariffe per prestazione sessuale vanno dai cinquanta ai cento euro se si parla di ragazze giovani e belle. Le giovani di origine rom guadagnano meno, e spesso si accontentano di regali come vestiti, appunto. Secondo la polizia locale, a Sandanski ci sono circa duemila prostitute e cinquanta "sutenjori" (ruffiani). La maggior parte delle donne vengono dalle regioni con più alto tasso di disoccupazione, nel nord del paese, come Tutrakan, Rousse e Silistra. Ci sono poi russe, moldave ed ucraine. La gente del posto racconta che in quasi tutti i sessanta alberghi di Sandanski si offre un servizio "extra". I più noti, da questo punto di vista sono gli hotel "Aneli", "Evropas", il cosiddetto "Albergo albanese", il "Prim" e il "Saint Vrach", ex residenza dell'ex leader comunista Todor Zhivkov. Nella vicina cittadina di Petrich mercoledì è giorno di mercato, e molti contadini arrivano dal nord della Grecia, soprattutto in autunno, dopo il raccolto. Bambini rom li seguono a frotte chiedendo, in greco, qualche spicciolo. Alcuni offrono "frenska ljubov" (sesso orale). Anche a Petrich non è difficile trovare prestazioni sessuali, soprattutto in alcuni alberghi, come il "Las Vegas", il "Ruzhdshki inns" e il motel "Vicky", a due passi dal transito frontaliero di Kulata. "Il mercato della prostituzione" Il tabloid greco "Espresso" ha pubblicato un reportage filmato girato in candid-camera a Sandanski e Petrich, dal titolo "Il mercato della prostituzione". Secondo l'"Espresso" il mercato del sesso nella regione di frontiera tra Bulgaria, Grecia e Macedonia è il più ricco di tutti i Balcani, con seimila prostitute, tremila "papponi" e più di mille businessmen dalla Grecia. Gli abitanti di questi centri, secondo i giornalisti greci, sembrano non disdegnare i vantaggi offerti dalla situazione, soprattutto l'aumento del numero dei turisti. Nel documentario vengono mostrate le testimonianze di prostitute, ruffiani e clienti, dalle quali emergono dati che fanno un po' di luce su vari aspetti di questo mercato sotterraneo. Il prezzo di un'ora di sesso varierebbe tra i cinquanta e i duecento euro,si può affittare una donna a ore, comprarla oppure "esportarla" all'estero. Il prezzo di una ragazza varia tra i mille e i tremila euro. Secondo Stelios, un "pappa" di Salonicco, il prezzo di una donna giovane e carina si aggira intorno ai tremila euro. Una volta in Grecia le ragazze lavorano come cameriere, nei locali di streap-tease, oppure vengono costrette a prostituirsi. Non sono rari i casi in cui offerte di lavoro vengono usate come esca per far arrivare le ragazze in Grecia, dove poi vengono costrette a mettersi sulla strada. Legalizzare la prostituzione? Su un quotidiano di Atene è apparso un annuncio che reclamizzava viaggi a scopo sessuale a Sandanski, anche con ragazze sotto i quattordici anni. "Questo è chiaramente un reato" ha dichiarato a "Politika" Tanya Minkova, dell'Ong "Ideas and values", di Sandanski. "Tutti ammettono che il turismo sessuale è una realtà nella Bulgaria sud-occidentale" ha dichiarato al settimanale Ivo Haralampiev, procuratore capo di Petrich, "ma al momento non abbiamo nessun processo che lo possa testimoniare. Non abbiamo denunce per prestazioni sessuali con ragazze quattordicenni; ce ne sono alcune con giovani tra i sedici e i diciotto anni, ma secondo il codice, in Bulgaria queste non sono perseguibili. La prostituzione in Bulgaria, contrariamente a quanto avviene negli Usa, ad esempio, non è considerato un reato." La municipalità di Sandanski ultimamente ha proposto di legalizzare il mercato del sesso, ma questa soluzione, intrapresa da tempo in Olanda, sembra piuttosto difficile da realizzare nel contesto balcanico. "Legalizzare la prostituzione significa pagare le tasse" è stato il commento di Haralampiev, " e questo nessuno lo vuole fare". Il mese scorso il ministro degli Interni ha proposto di creare uno speciale registro fiscale per le prostitute, che indicherebbe alberghi e locali dove i clienti possono trovare le ragazze. Alcuni esperti, hanno dichiarato a "Monitor" che alla base di tale proposta ci sono le proteste dei sindaci delle principali località sciistiche, dove molte prostitute creano imbarazzo offrendo le proprie prestazioni ai turisti ospitati nelle strutture alberghiere. Il registro prevede anche un giro di vite sulle donne che non rispondono a determinati requisiti, autorizzando le forze dell'ordine a ripulire le strade. Oggi l'unica pena prevista è una breve detenzione nelle stazioni di polizia. Autore: Tanya MangalakovaFonte: Osservatorio sui Balcani
SANDANSKI E PETRICH, PARADISI DEL TURISMO SESSUALE10.01.2006 - Sofia
Trentamila abitanti, duemila prostitute"Ci sono ben duemila prostitute nella città di Sandaski, che raggiunge a malapena i 30mila abitanti", scrive il settimanale "Politika" in uno speciale report investigativo uscito nel dicembre 2005, raccontando il fiorire della prostituzione nelle piccole città di frontiera al confine con Grecia e Macedonia. Sandanski e Petrich sono diventate il paradiso del turismo sessuale soprattutto per clienti che vengono dalla Grecia, e molte ragazze e donne del posto sbarcano il lunario offrendo prestazioni sessuali. Non solo, durante il week-end arrivano molte studentesse dalla vicina Blagoevgrad per portare a casa un centinaio di euro, così come molte donne dalla Bulgaria settentrionale che stazionano soprattutto a Sandanski. Autobus dopo autobus, migliaia di greci arrivano in cerca di sesso a pagamento. Non bisogna essere un super-detective per scovare, in pieno giorno, prostitute e ruffiani nelle strade di Sandanski. Il commesso di un negozio di abbigliamento, in pieno centro, racconta di anziani greci che entrano accompagnati da ragazze magroline di 18 o 19 anni, di solito di origine rom, a cui regalano vestiti squadrandole da capo a piedi, per poi sgattaiolare via. Lo stesso commesso racconta che ormai, per abitudine, saluta ogni cliente sconosciuto col saluto greco "Yasso". Nei caffè siedono ragazze dai vestiti provocanti, aspettano una chiamata, poi scompaiono velocemente. I ruffiani, gente del posto, giovani e meno giovani, si aggirano davanti ai negozi più economici. Accanto alla vetrina di un negozio di scarpe, uno di loro ferma un turista. Qualche parola, poi alcune banconote finiscono nelle mani del ruffiano. Adesso l'uomo cammina sottobraccio ad una donna corpulenta, fanno una svolta e scompaiono nell'hotel "Evropas". All'ingresso dell'albergo la donna incontra delle sue "colleghe", che vanno via con tre uomini che parlano in greco. Così, alla luce del sole, viene commesso il reato di sfruttamento della prostituzione, che il codice bulgaro punisce con almeno tre anni di reclusione. Alberghi e bordelli Quella del turismo sessuale a Sandanski è una realtà ben nota, e in città tutti, seppur a fatica, riconoscono l'esistenza del fenomeno. In molti raccontano come molte ragazze della zona, dove la disoccupazione è alta, siano attirate dagli stipendi e dalle pensioni "europee" dei turisti provenienti dalla Grecia. Ma sulle strade e nei bar della città stazionano anche molte studentesse provenienti dai centri limitrofi. Arrivano, anonime, guadagnano circa cento euro al giorno e poi vanno via. Le tariffe per prestazione sessuale vanno dai cinquanta ai cento euro se si parla di ragazze giovani e belle. Le giovani di origine rom guadagnano meno, e spesso si accontentano di regali come vestiti, appunto. Secondo la polizia locale, a Sandanski ci sono circa duemila prostitute e cinquanta "sutenjori" (ruffiani). La maggior parte delle donne vengono dalle regioni con più alto tasso di disoccupazione, nel nord del paese, come Tutrakan, Rousse e Silistra. Ci sono poi russe, moldave ed ucraine. La gente del posto racconta che in quasi tutti i sessanta alberghi di Sandanski si offre un servizio "extra". I più noti, da questo punto di vista sono gli hotel "Aneli", "Evropas", il cosiddetto "Albergo albanese", il "Prim" e il "Saint Vrach", ex residenza dell'ex leader comunista Todor Zhivkov. Nella vicina cittadina di Petrich mercoledì è giorno di mercato, e molti contadini arrivano dal nord della Grecia, soprattutto in autunno, dopo il raccolto. Bambini rom li seguono a frotte chiedendo, in greco, qualche spicciolo. Alcuni offrono "frenska ljubov" (sesso orale). Anche a Petrich non è difficile trovare prestazioni sessuali, soprattutto in alcuni alberghi, come il "Las Vegas", il "Ruzhdshki inns" e il motel "Vicky", a due passi dal transito frontaliero di Kulata. "Il mercato della prostituzione" Il tabloid greco "Espresso" ha pubblicato un reportage filmato girato in candid-camera a Sandanski e Petrich, dal titolo "Il mercato della prostituzione". Secondo l'"Espresso" il mercato del sesso nella regione di frontiera tra Bulgaria, Grecia e Macedonia è il più ricco di tutti i Balcani, con seimila prostitute, tremila "papponi" e più di mille businessmen dalla Grecia. Gli abitanti di questi centri, secondo i giornalisti greci, sembrano non disdegnare i vantaggi offerti dalla situazione, soprattutto l'aumento del numero dei turisti. Nel documentario vengono mostrate le testimonianze di prostitute, ruffiani e clienti, dalle quali emergono dati che fanno un po' di luce su vari aspetti di questo mercato sotterraneo. Il prezzo di un'ora di sesso varierebbe tra i cinquanta e i duecento euro,si può affittare una donna a ore, comprarla oppure "esportarla" all'estero. Il prezzo di una ragazza varia tra i mille e i tremila euro. Secondo Stelios, un "pappa" di Salonicco, il prezzo di una donna giovane e carina si aggira intorno ai tremila euro. Una volta in Grecia le ragazze lavorano come cameriere, nei locali di streap-tease, oppure vengono costrette a prostituirsi. Non sono rari i casi in cui offerte di lavoro vengono usate come esca per far arrivare le ragazze in Grecia, dove poi vengono costrette a mettersi sulla strada. Legalizzare la prostituzione? Su un quotidiano di Atene è apparso un annuncio che reclamizzava viaggi a scopo sessuale a Sandanski, anche con ragazze sotto i quattordici anni. "Questo è chiaramente un reato" ha dichiarato a "Politika" Tanya Minkova, dell'Ong "Ideas and values", di Sandanski. "Tutti ammettono che il turismo sessuale è una realtà nella Bulgaria sud-occidentale" ha dichiarato al settimanale Ivo Haralampiev, procuratore capo di Petrich, "ma al momento non abbiamo nessun processo che lo possa testimoniare. Non abbiamo denunce per prestazioni sessuali con ragazze quattordicenni; ce ne sono alcune con giovani tra i sedici e i diciotto anni, ma secondo il codice, in Bulgaria queste non sono perseguibili. La prostituzione in Bulgaria, contrariamente a quanto avviene negli Usa, ad esempio, non è considerato un reato." La municipalità di Sandanski ultimamente ha proposto di legalizzare il mercato del sesso, ma questa soluzione, intrapresa da tempo in Olanda, sembra piuttosto difficile da realizzare nel contesto balcanico. "Legalizzare la prostituzione significa pagare le tasse" è stato il commento di Haralampiev, " e questo nessuno lo vuole fare". Il mese scorso il ministro degli Interni ha proposto di creare uno speciale registro fiscale per le prostitute, che indicherebbe alberghi e locali dove i clienti possono trovare le ragazze. Alcuni esperti, hanno dichiarato a "Monitor" che alla base di tale proposta ci sono le proteste dei sindaci delle principali località sciistiche, dove molte prostitute creano imbarazzo offrendo le proprie prestazioni ai turisti ospitati nelle strutture alberghiere. Il registro prevede anche un giro di vite sulle donne che non rispondono a determinati requisiti, autorizzando le forze dell'ordine a ripulire le strade. Oggi l'unica pena prevista è una breve detenzione nelle stazioni di polizia. Autore: Tanya MangalakovaFonte: Osservatorio sui Balcani
SANDANSKI E PETRICH, PARADISI DEL TURISMO SESSUALE10.01.2006 - Sofia
Trentamila abitanti, duemila prostitute"Ci sono ben duemila prostitute nella città di Sandaski, che raggiunge a malapena i 30mila abitanti", scrive il settimanale "Politika" in uno speciale report investigativo uscito nel dicembre 2005, raccontando il fiorire della prostituzione nelle piccole città di frontiera al confine con Grecia e Macedonia. Sandanski e Petrich sono diventate il paradiso del turismo sessuale soprattutto per clienti che vengono dalla Grecia, e molte ragazze e donne del posto sbarcano il lunario offrendo prestazioni sessuali. Non solo, durante il week-end arrivano molte studentesse dalla vicina Blagoevgrad per portare a casa un centinaio di euro, così come molte donne dalla Bulgaria settentrionale che stazionano soprattutto a Sandanski. Autobus dopo autobus, migliaia di greci arrivano in cerca di sesso a pagamento. Non bisogna essere un super-detective per scovare, in pieno giorno, prostitute e ruffiani nelle strade di Sandanski. Il commesso di un negozio di abbigliamento, in pieno centro, racconta di anziani greci che entrano accompagnati da ragazze magroline di 18 o 19 anni, di solito di origine rom, a cui regalano vestiti squadrandole da capo a piedi, per poi sgattaiolare via. Lo stesso commesso racconta che ormai, per abitudine, saluta ogni cliente sconosciuto col saluto greco "Yasso". Nei caffè siedono ragazze dai vestiti provocanti, aspettano una chiamata, poi scompaiono velocemente. I ruffiani, gente del posto, giovani e meno giovani, si aggirano davanti ai negozi più economici. Accanto alla vetrina di un negozio di scarpe, uno di loro ferma un turista. Qualche parola, poi alcune banconote finiscono nelle mani del ruffiano. Adesso l'uomo cammina sottobraccio ad una donna corpulenta, fanno una svolta e scompaiono nell'hotel "Evropas". All'ingresso dell'albergo la donna incontra delle sue "colleghe", che vanno via con tre uomini che parlano in greco. Così, alla luce del sole, viene commesso il reato di sfruttamento della prostituzione, che il codice bulgaro punisce con almeno tre anni di reclusione. Alberghi e bordelli Quella del turismo sessuale a Sandanski è una realtà ben nota, e in città tutti, seppur a fatica, riconoscono l'esistenza del fenomeno. In molti raccontano come molte ragazze della zona, dove la disoccupazione è alta, siano attirate dagli stipendi e dalle pensioni "europee" dei turisti provenienti dalla Grecia. Ma sulle strade e nei bar della città stazionano anche molte studentesse provenienti dai centri limitrofi. Arrivano, anonime, guadagnano circa cento euro al giorno e poi vanno via. Le tariffe per prestazione sessuale vanno dai cinquanta ai cento euro se si parla di ragazze giovani e belle. Le giovani di origine rom guadagnano meno, e spesso si accontentano di regali come vestiti, appunto. Secondo la polizia locale, a Sandanski ci sono circa duemila prostitute e cinquanta "sutenjori" (ruffiani). La maggior parte delle donne vengono dalle regioni con più alto tasso di disoccupazione, nel nord del paese, come Tutrakan, Rousse e Silistra. Ci sono poi russe, moldave ed ucraine. La gente del posto racconta che in quasi tutti i sessanta alberghi di Sandanski si offre un servizio "extra". I più noti, da questo punto di vista sono gli hotel "Aneli", "Evropas", il cosiddetto "Albergo albanese", il "Prim" e il "Saint Vrach", ex residenza dell'ex leader comunista Todor Zhivkov. Nella vicina cittadina di Petrich mercoledì è giorno di mercato, e molti contadini arrivano dal nord della Grecia, soprattutto in autunno, dopo il raccolto. Bambini rom li seguono a frotte chiedendo, in greco, qualche spicciolo. Alcuni offrono "frenska ljubov" (sesso orale). Anche a Petrich non è difficile trovare prestazioni sessuali, soprattutto in alcuni alberghi, come il "Las Vegas", il "Ruzhdshki inns" e il motel "Vicky", a due passi dal transito frontaliero di Kulata. "Il mercato della prostituzione" Il tabloid greco "Espresso" ha pubblicato un reportage filmato girato in candid-camera a Sandanski e Petrich, dal titolo "Il mercato della prostituzione". Secondo l'"Espresso" il mercato del sesso nella regione di frontiera tra Bulgaria, Grecia e Macedonia è il più ricco di tutti i Balcani, con seimila prostitute, tremila "papponi" e più di mille businessmen dalla Grecia. Gli abitanti di questi centri, secondo i giornalisti greci, sembrano non disdegnare i vantaggi offerti dalla situazione, soprattutto l'aumento del numero dei turisti. Nel documentario vengono mostrate le testimonianze di prostitute, ruffiani e clienti, dalle quali emergono dati che fanno un po' di luce su vari aspetti di questo mercato sotterraneo. Il prezzo di un'ora di sesso varierebbe tra i cinquanta e i duecento euro,si può affittare una donna a ore, comprarla oppure "esportarla" all'estero. Il prezzo di una ragazza varia tra i mille e i tremila euro. Secondo Stelios, un "pappa" di Salonicco, il prezzo di una donna giovane e carina si aggira intorno ai tremila euro. Una volta in Grecia le ragazze lavorano come cameriere, nei locali di streap-tease, oppure vengono costrette a prostituirsi. Non sono rari i casi in cui offerte di lavoro vengono usate come esca per far arrivare le ragazze in Grecia, dove poi vengono costrette a mettersi sulla strada. Legalizzare la prostituzione? Su un quotidiano di Atene è apparso un annuncio che reclamizzava viaggi a scopo sessuale a Sandanski, anche con ragazze sotto i quattordici anni. "Questo è chiaramente un reato" ha dichiarato a "Politika" Tanya Minkova, dell'Ong "Ideas and values", di Sandanski. "Tutti ammettono che il turismo sessuale è una realtà nella Bulgaria sud-occidentale" ha dichiarato al settimanale Ivo Haralampiev, procuratore capo di Petrich, "ma al momento non abbiamo nessun processo che lo possa testimoniare. Non abbiamo denunce per prestazioni sessuali con ragazze quattordicenni; ce ne sono alcune con giovani tra i sedici e i diciotto anni, ma secondo il codice, in Bulgaria queste non sono perseguibili. La prostituzione in Bulgaria, contrariamente a quanto avviene negli Usa, ad esempio, non è considerato un reato." La municipalità di Sandanski ultimamente ha proposto di legalizzare il mercato del sesso, ma questa soluzione, intrapresa da tempo in Olanda, sembra piuttosto difficile da realizzare nel contesto balcanico. "Legalizzare la prostituzione significa pagare le tasse" è stato il commento di Haralampiev, " e questo nessuno lo vuole fare". Il mese scorso il ministro degli Interni ha proposto di creare uno speciale registro fiscale per le prostitute, che indicherebbe alberghi e locali dove i clienti possono trovare le ragazze. Alcuni esperti, hanno dichiarato a "Monitor" che alla base di tale proposta ci sono le proteste dei sindaci delle principali località sciistiche, dove molte prostitute creano imbarazzo offrendo le proprie prestazioni ai turisti ospitati nelle strutture alberghiere. Il registro prevede anche un giro di vite sulle donne che non rispondono a determinati requisiti, autorizzando le forze dell'ordine a ripulire le strade. Oggi l'unica pena prevista è una breve detenzione nelle stazioni di polizia. Autore: Tanya MangalakovaFonte: Osservatorio sui Balcani
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lunedì 3 marzo 2008
FILM TEDESCO SULLA PROSTITUZIONE INFANTILE
I bimbi scomparsi di Damian Harris.
Berlino, 9 febbraio 2008 - Prostituzione, tratta dei bambini, pedofilia: al secondo giorno di concorso, a scuotere la Berlinale è l'indipendente 'Gardens of the Night': ritratto di un'America allo sbando e senza speranze, con un cameo di John Malkovich nell'inedito ruolo di un assistente sociale.
Scioccante odissea di una bambina qualunque, strappata alla famiglia all'età di 8 anni e da allora catapultata nell'inferno del sesso a pagamento fino alla vita di strada, il film di Damian Harris si propone come scioccante denuncia di un dramma di proporzioni inimmaginabili. Un fenomeno che i titoli di coda quantificano nelle allarmanti cifre di 1,3 milioni di minori, che oggi vivono per le strade degli Stati Uniti. Un esercito di giovanissimi, per il 60% vittime di violenze o abusi che, sempre in base alle stesse statistiche, subirebbero anche un adolescente americano su tre fra le ragazze e uno su sette fra i maschi.
Forza della denuncia e pugno allo stomaco sono tutte nella storia della piccola Leslie e dell'amico Donnie: volti sconosciuti per il nostro cinema, che il figlio d'arte di Richard Harris trasforma in compagni di reclusione e sventura. Giovanissimi agli antipodi, figli della borghesia ricca una e del proletariato nero l'altro, che il destino spinge prima tra le grinfie di un pedofilo e poi a vendersi sul marciapiede. Niente immagini hard, il regista affida lo shock alla violenza appena accennata e al realismo delle riprese.
Fotografia sgranata e pellicola sporca sono al servizio dell'impietosa radiografia di un sottobosco di 'marchettari' bambini, 12enni già rotti a droga e prostituzione, transessuali preadolescenti. Queste le amicizie e questo il destino a cui il film condanna i protagonisti. Non basta liberarsi dal giogo degli aguzzini, è il cupo messaggio di 'Gardens of the Night': la violenza sui minori equivale a una condanna a morte.
http://ziczac.it/a/leggi/e8bbb067281921ab39394fdbdce513d4/
Berlino, 9 febbraio 2008 - Prostituzione, tratta dei bambini, pedofilia: al secondo giorno di concorso, a scuotere la Berlinale è l'indipendente 'Gardens of the Night': ritratto di un'America allo sbando e senza speranze, con un cameo di John Malkovich nell'inedito ruolo di un assistente sociale.
Scioccante odissea di una bambina qualunque, strappata alla famiglia all'età di 8 anni e da allora catapultata nell'inferno del sesso a pagamento fino alla vita di strada, il film di Damian Harris si propone come scioccante denuncia di un dramma di proporzioni inimmaginabili. Un fenomeno che i titoli di coda quantificano nelle allarmanti cifre di 1,3 milioni di minori, che oggi vivono per le strade degli Stati Uniti. Un esercito di giovanissimi, per il 60% vittime di violenze o abusi che, sempre in base alle stesse statistiche, subirebbero anche un adolescente americano su tre fra le ragazze e uno su sette fra i maschi.
Forza della denuncia e pugno allo stomaco sono tutte nella storia della piccola Leslie e dell'amico Donnie: volti sconosciuti per il nostro cinema, che il figlio d'arte di Richard Harris trasforma in compagni di reclusione e sventura. Giovanissimi agli antipodi, figli della borghesia ricca una e del proletariato nero l'altro, che il destino spinge prima tra le grinfie di un pedofilo e poi a vendersi sul marciapiede. Niente immagini hard, il regista affida lo shock alla violenza appena accennata e al realismo delle riprese.
Fotografia sgranata e pellicola sporca sono al servizio dell'impietosa radiografia di un sottobosco di 'marchettari' bambini, 12enni già rotti a droga e prostituzione, transessuali preadolescenti. Queste le amicizie e questo il destino a cui il film condanna i protagonisti. Non basta liberarsi dal giogo degli aguzzini, è il cupo messaggio di 'Gardens of the Night': la violenza sui minori equivale a una condanna a morte.
http://ziczac.it/a/leggi/e8bbb067281921ab39394fdbdce513d4/
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domenica 2 marzo 2008
RAGAZZI DI STRADA-LA PROSTITUZIONE MINORILE A ROMA
Ragazzi di strada
La prostituzione minorile a Roma
La prostituzione minorile non è, purtroppo, un fenomeno di recente esplosione. "Sin dai primi anni di attività presso il centro accoglienza di via Milazzo, nel 1988, ci siamo dovuti scontrare con queste situazioni". A parlare è Gianni Fulvi, responsabile dell’Area Minori della Caritas Diocesana di Roma. L’esplosione dei flussi migratori verso l’Italia non era ancora iniziata ed erano quindi soprattutto italiani i giovani coinvolti e, per lo più, di sesso maschile. "La prostituzione minorile femminile era, tra le italiane, un fenomeno molto raro. Per i ragazzi, adolescenti tra i 16 e i 18 anni, era diverso. Si trattava di giovani allo sbando, che vivevano per lo più in strada, con alle spalle famiglie in crisi, spesso al limite dell’indigenza. La prostituzione era vissuta come una scelta consapevole – certo, una scelta fatta da giovani a cui non erano mai state offerte molte alternative – un modo per fare tanti soldi rapidamente".
Con gli anni ’90 e, soprattutto, l’apertura delle frontiere con i paesi dell’Est, il fenomeno cominciò a riguardare anche giovanissime ragazze straniere. "All’inizio erano per lo più polacche, cecoslovacche e, in seguito, albanesi. Venivano portate in Italia, spesso con la forza o con l’inganno, e messe sulla strada. Penso al caso di Olga, una 15enne contattata davanti ad una discoteca di Praga e poi rapita, picchiata, minacciata di morte e costretta a prostituirsi. Oppure a Silvia, albanese, una ragazzina di 16 anni che ne dimostrava non più di tredici: una bambina. Nel suo caso fu la stessa madre a convincerla a venire nel nostro paese insieme ad alcuni uomini che le avrebbero trovato un lavoro. Non è più tornata a casa è ancora si domanda, con angoscia, se la sua famiglia fosse consapevole di averla affidata a dei trafficanti di carne umana". Tutte queste giovanissime provengono da storie di povertà, al limite dell’abbandono e, spesso, da esperienze di violenze sessuali anche da parte dei familiari. "Non è un caso – prosegue Fulvi – che tra coloro che riescono a liberarsi dalla tratta e magari a sposarsi, ad avere dei figli, molte finiscano poi per ritrovarsi in situazioni di violenza familiare, ad essere picchiate dal marito. Sono situazioni che, fatalmente, tendono a riprodursi a catena".
In effetti lasciare la strada, smettere di prostituirsi è, per queste ragazze, solo il primo passo. E’ poi necessario un lungo processo di reinserimento sociale e, prima ancora, di riaffermazione della propria dignità umana. L’obiettivo degli operatori della Caritas è proprio quello di aiutarle in questo difficile percorso. Ma in che modo queste ragazze arrivano ai centri di accoglienza? "Gran parte di esse ci vengono affidate dalle forze dell’ordine dopo essere state sorprese sulla strada o, comunque, a seguito di operazioni anti-tratta. A quel punto, dopo una fase di primissima accoglienza, i percorsi di reinserimento possono essere diversi. Alcune vengono ospitate nelle nostre o in altre comunità, per i casi più fortunati è possibile arrivare all’affido familiare e persino all’adozione. Il rientro nel paese di origine è invece più raro e difficile e decidiamo di concentrarci su questo obiettivo solo se c’è l’esplicita volontà delle ragazze. Il più delle volte, in realtà, anche le famiglie sono implicate e, comunque, non sono in grado di riaccoglierle o di assicurare loro il ritorno alla normalità". Non mancano neppure, purtroppo, coloro le quali, raggiunta la maggiore età, decidono, più o meno consapevolmente, di tornare a prostituirsi. Si tratta, in sostanza, di un’infinità di storie, diversissime, ma accomunate dallo stesso contesto: l’estrema povertà e degrado dei paesi di origine e il sistema sociale e legislativo dei paesi di arrivo.
"Dopo l’inasprimento delle norme contro la prostituzione minorile – ammette Fulvi – il fenomeno ha subito una certa flessione. Quel che è certo è che queste ragazzine non si trovano quasi più sulla strada, ma sempre più spesso all’interno di case private. Questo, naturalmente, vale anche per la prostituzione di maggiorenni". Insomma, gli eros center rilanciati da alcune proposte sarebbero già una realtà? "Per un verso sì. Devo ammettere però che è difficile valutare le proposte di legge, spero solo siamo tutti d’accordo nell’affermare che non si può più fare finta di nulla". In che senso? "Molti parlano di un fenomeno nascosto. Di case per appuntamenti da ‘scovare’. La prostituzione, in realtà è un fenomeno sotto gli occhi di tutti e si ha quasi l’impressione che sia un qualcosa di tollerato dalla società, qualcosa che, entro certi limiti, è visto quasi come una valvola di sfogo sociale". Si arriva così al nodo del problema, che non sono certo le prostitute e neppure, forse, le organizzazioni dei trafficanti, ma la nostra società. "Non si può fingere che la prostituzione sia un fenomeno estraneo al contesto Italiano, giunto chissà come e chissà da dove. Ne fa invece parte e coinvolge tante famiglie, tanti uomini, persino tra coloro che si definiscono ‘cristiani’. Occorre partire dal presupposto che la prostituzione è un prodotto della nostra società e, senza false ipocrisie, ammettere che, in queste o altre forme, è sempre esistito. Dobbiamo poi capire cosa possiamo e vogliamo fare quantomeno per arginare questa situazione. Il dibattito, naturalmente, è aperto. Quel che è certo è che, almeno per quanto riguarda la prostituzione minorile, non si può transigere, non può esserci tolleranza o comprensione che tenga".
http://www.caritasroma.it/pubblicazioni/romacaritas/5-6-2002/ragazzidistrada.htm
La prostituzione minorile a Roma
La prostituzione minorile non è, purtroppo, un fenomeno di recente esplosione. "Sin dai primi anni di attività presso il centro accoglienza di via Milazzo, nel 1988, ci siamo dovuti scontrare con queste situazioni". A parlare è Gianni Fulvi, responsabile dell’Area Minori della Caritas Diocesana di Roma. L’esplosione dei flussi migratori verso l’Italia non era ancora iniziata ed erano quindi soprattutto italiani i giovani coinvolti e, per lo più, di sesso maschile. "La prostituzione minorile femminile era, tra le italiane, un fenomeno molto raro. Per i ragazzi, adolescenti tra i 16 e i 18 anni, era diverso. Si trattava di giovani allo sbando, che vivevano per lo più in strada, con alle spalle famiglie in crisi, spesso al limite dell’indigenza. La prostituzione era vissuta come una scelta consapevole – certo, una scelta fatta da giovani a cui non erano mai state offerte molte alternative – un modo per fare tanti soldi rapidamente".
Con gli anni ’90 e, soprattutto, l’apertura delle frontiere con i paesi dell’Est, il fenomeno cominciò a riguardare anche giovanissime ragazze straniere. "All’inizio erano per lo più polacche, cecoslovacche e, in seguito, albanesi. Venivano portate in Italia, spesso con la forza o con l’inganno, e messe sulla strada. Penso al caso di Olga, una 15enne contattata davanti ad una discoteca di Praga e poi rapita, picchiata, minacciata di morte e costretta a prostituirsi. Oppure a Silvia, albanese, una ragazzina di 16 anni che ne dimostrava non più di tredici: una bambina. Nel suo caso fu la stessa madre a convincerla a venire nel nostro paese insieme ad alcuni uomini che le avrebbero trovato un lavoro. Non è più tornata a casa è ancora si domanda, con angoscia, se la sua famiglia fosse consapevole di averla affidata a dei trafficanti di carne umana". Tutte queste giovanissime provengono da storie di povertà, al limite dell’abbandono e, spesso, da esperienze di violenze sessuali anche da parte dei familiari. "Non è un caso – prosegue Fulvi – che tra coloro che riescono a liberarsi dalla tratta e magari a sposarsi, ad avere dei figli, molte finiscano poi per ritrovarsi in situazioni di violenza familiare, ad essere picchiate dal marito. Sono situazioni che, fatalmente, tendono a riprodursi a catena".
In effetti lasciare la strada, smettere di prostituirsi è, per queste ragazze, solo il primo passo. E’ poi necessario un lungo processo di reinserimento sociale e, prima ancora, di riaffermazione della propria dignità umana. L’obiettivo degli operatori della Caritas è proprio quello di aiutarle in questo difficile percorso. Ma in che modo queste ragazze arrivano ai centri di accoglienza? "Gran parte di esse ci vengono affidate dalle forze dell’ordine dopo essere state sorprese sulla strada o, comunque, a seguito di operazioni anti-tratta. A quel punto, dopo una fase di primissima accoglienza, i percorsi di reinserimento possono essere diversi. Alcune vengono ospitate nelle nostre o in altre comunità, per i casi più fortunati è possibile arrivare all’affido familiare e persino all’adozione. Il rientro nel paese di origine è invece più raro e difficile e decidiamo di concentrarci su questo obiettivo solo se c’è l’esplicita volontà delle ragazze. Il più delle volte, in realtà, anche le famiglie sono implicate e, comunque, non sono in grado di riaccoglierle o di assicurare loro il ritorno alla normalità". Non mancano neppure, purtroppo, coloro le quali, raggiunta la maggiore età, decidono, più o meno consapevolmente, di tornare a prostituirsi. Si tratta, in sostanza, di un’infinità di storie, diversissime, ma accomunate dallo stesso contesto: l’estrema povertà e degrado dei paesi di origine e il sistema sociale e legislativo dei paesi di arrivo.
"Dopo l’inasprimento delle norme contro la prostituzione minorile – ammette Fulvi – il fenomeno ha subito una certa flessione. Quel che è certo è che queste ragazzine non si trovano quasi più sulla strada, ma sempre più spesso all’interno di case private. Questo, naturalmente, vale anche per la prostituzione di maggiorenni". Insomma, gli eros center rilanciati da alcune proposte sarebbero già una realtà? "Per un verso sì. Devo ammettere però che è difficile valutare le proposte di legge, spero solo siamo tutti d’accordo nell’affermare che non si può più fare finta di nulla". In che senso? "Molti parlano di un fenomeno nascosto. Di case per appuntamenti da ‘scovare’. La prostituzione, in realtà è un fenomeno sotto gli occhi di tutti e si ha quasi l’impressione che sia un qualcosa di tollerato dalla società, qualcosa che, entro certi limiti, è visto quasi come una valvola di sfogo sociale". Si arriva così al nodo del problema, che non sono certo le prostitute e neppure, forse, le organizzazioni dei trafficanti, ma la nostra società. "Non si può fingere che la prostituzione sia un fenomeno estraneo al contesto Italiano, giunto chissà come e chissà da dove. Ne fa invece parte e coinvolge tante famiglie, tanti uomini, persino tra coloro che si definiscono ‘cristiani’. Occorre partire dal presupposto che la prostituzione è un prodotto della nostra società e, senza false ipocrisie, ammettere che, in queste o altre forme, è sempre esistito. Dobbiamo poi capire cosa possiamo e vogliamo fare quantomeno per arginare questa situazione. Il dibattito, naturalmente, è aperto. Quel che è certo è che, almeno per quanto riguarda la prostituzione minorile, non si può transigere, non può esserci tolleranza o comprensione che tenga".
http://www.caritasroma.it/pubblicazioni/romacaritas/5-6-2002/ragazzidistrada.htm
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PROSTITUZIONE MINORILE RUMENA A ROMA
Prostituzione minorile rumena a Roma. A cura di M.Antinori e F.Liberati
Nel dicembre 2005 sono stati pubblicati alcuni dati relativi al fenomeno della prostituzione minorile a Roma. Lo studio, realizzato grazie all'assistenza dell'associazione Terres des Hommes ed inserita nella sua Campagna Internazionale contro il traffico dei minori, ha evidenziato come primo fondamentale dato la stragrande maggioranza di ragazzi rumeni, tra i 14 e i 18 anni, che ogni giorno, passeggiando lungo i viali e i sobborghi di Roma, sono costretti ad aspettare che qualche cliente li carichi sulle loro macchine sperando che sia almeno offerto loro un pasto caldo e un luogo dove passare la notte. (... continua)Nel dicembre 2005 sono stati pubblicati alcuni dati relativi al fenomeno della prostituzione minorile a Roma. Lo studio, realizzato grazie all'assistenza dell'associazione Terres des Hommes ed inserita nella sua Campagna Internazionale contro il traffico dei minori, ha evidenziato come primo fondamentale dato la stragrande maggioranza di ragazzi rumeni, tra i 14 e i 18 anni, che ogni giorno, passeggiando lungo i viali e i sobborghi di Roma, sono costretti ad aspettare che qualche cliente li carichi sulle loro macchine sperando che sia almeno offerto loro un pasto caldo e un luogo dove passare la notte. Tutto ciò avviene sotto gli occhi inconsapevoli dei comuni cittadini che ogni giorno passano accanto a loro e sotto quelli crudeli e calcolatori dei protettori che vigilano e regolano il loro traffico. Gli assistenti sociali hanno registrato che nei soli primi mesi del 2005 il numero di ragazzi/e provenienti illegalmente dalla Romania è pari a quello registrato nell'intero 2004. Già dopo la seconda guerra mondiale si registrava una discreta presenza di bambini rumeni in Italia, rappresentando però una minoranza rispetto a quelli provenienti dagli altri paesi. L’incremento è cominciato nel 2002 quando ai cittadini rumeni non era più richiesto il visto per entrare in Italia; nel 2003 il fenomeno è aumentato ancor di più, raggiungendo l'attuale dimensione di netta prevalenza rispetto agli altri minori stranieri.La situazione in Romania è, del resto, molto difficile. Diverse sono le organizzazioni locali attive nella lotta contro il traffico degli esseri umani e, nello specifico, il governo sta per firmare un accordo bilaterale con l'Italia. Le varie associazioni che si occupano dei minori stranieri non accompagnati (cioè minorenni che non hanno la cittadinanza italiana o d’altri stati dell'Unione Europea e che si trovano in Italia privi di un permesso d’asilo o della tutela dei genitori) lamentano innanzi tutto la mancanza di coordinazione degli interventi italo-rumeni; Italia e Romania, infatti, non hanno ancora un metodo coerente ed unitario per verificare il numero di minori trafficati, né un sistema nazionale di dati dedicato alle "vittime" che sono state rimpatriate.La maggior parte dei minori rumeni che si trovano a Roma sono adolescenti, di età compresa tra i 16 e i 17 anni, ma ci sono anche bambini più piccoli. Arrivano in Italia, legalmente o illegalmente, dopo aver finito la scuola dell’obbligo. Sono ragazzi soli, senza mezzi e facilmente influenzabili dai più grandi arriavati prima di loro. Di solito questi giovani diventano soggetti a rischio di sfruttamento solo dopo pochi giorni dal loro arrivo. Le attività illegali in cui vengono coinvolti sono: furto, estorsione, traffico di droga, accattonaggio e prostituzione. Molti ragazzi rumeni conoscono molto bene le procedure che incontreranno in Italia, infatti, quando arrivano nei centri di assistenza o nei distretti di polizia richiedono subito diverse modalità di assistenza (permesso di residenza, tutela, ammissione nei centri di accoglienza, inserimento nel mercato del lavoro ecc..). Sfortunatamente i minori che decidono di rimanere nei centri di accoglienza sono pochi, la maggior parte si limita a rimanere pochi giorni necessari ad una prima assistenza ma poi abbandonano la struttura. Le loro strade diventano: il furto per ragazzi tra i 10 e i 12 anni, che di solito vivono in gruppi e sono molto difficili da avvicinare; la prostituzione per ragazze tra i 14 e 17 anni, di solito divise in piccoli gruppi di 3-5 giovani, generalmente accompagnate da una donna adulta, che sembra essere la loro responsabile. I protettori le osservano da lontano girando intorno con le macchine, o contattandole con i cellulari. Le ragazze percepiscono i loro protettori come persone che le aiutano e non come sfruttatori. La maggior parte dei minori arriva in Italia per cercare fortuna e, in alcuni casi, sono già a conoscenza di cosa le aspetti una volta arrivate a destinazione. Hanno visto coetanee tornare in patria con molti soldi e hanno voluto provare anche loro, desiderose di costruirsi un futuro migliore attraverso quello che ritenevano il modo più facile e veloce. Anche per i ragazzi, che sembrano essere coinvolti sempre di più nella prostituzione,la motivazione che li spinge a partire sembra essere la ricerca di denaro. Una volta in Italia assumono gli atteggiamenti consumistici propri dei pari italiani, cercando di comprare vestiti alla moda o l’ultimo modello di cellulare. I luoghi di provenienza dei minori rumeni sono principalmente Bucarest, Calarasi, Craiova, Galati e Iasi; i giovani che arrivano a Roma provengono principalmente da Craiova. Dunque il fenomeno dell'immigrazione clandestina di ragazzi e ragazze dalla Romania all'Italia è molto grave ed in costante aumento. Le principali attività cui sono destinati questi giovanissimi rientrano nel mercato del lavoro nero e in quello del sesso. Nonostante l'allarme lanciato da entrambi i paesi non sì è ancora arrivati ad un'azione mirata e congiunta che consenta in primo luogo una stima reale del fenomeno, seguito poi dallo studio e realizzazione d’appropriate misure di contrasto. E’ necessario che le associazioni cosi come i governi individuino una strategia di lotta efficace che sia sempre basata sul principio del maggior interesse per il minore. Novembre 2005 – Copyright CDS – FRCCF –Tdh LosannaSintesi dello Studio "Minori Rumeni a Roma – studio di 3 mesi CDS- FRCCF" a cura di M.Antinori e F.Liberati • www.antitrafic.ro• www.childtrafficking.com I risultati della pubblicazione sono di pubblico dominio e possono essere riprodotti, pubblicati o usati in altro modo senza il permesso di CDS, FRCCF e Terre des hommes Losanna.Si richiede che CDS – FRCCF – Terre des hommes Losanna siano citate come fonti delle informazioni.
http://www.soschild.org/modules.php?name=News&file=article&sid=438
Nel dicembre 2005 sono stati pubblicati alcuni dati relativi al fenomeno della prostituzione minorile a Roma. Lo studio, realizzato grazie all'assistenza dell'associazione Terres des Hommes ed inserita nella sua Campagna Internazionale contro il traffico dei minori, ha evidenziato come primo fondamentale dato la stragrande maggioranza di ragazzi rumeni, tra i 14 e i 18 anni, che ogni giorno, passeggiando lungo i viali e i sobborghi di Roma, sono costretti ad aspettare che qualche cliente li carichi sulle loro macchine sperando che sia almeno offerto loro un pasto caldo e un luogo dove passare la notte. (... continua)Nel dicembre 2005 sono stati pubblicati alcuni dati relativi al fenomeno della prostituzione minorile a Roma. Lo studio, realizzato grazie all'assistenza dell'associazione Terres des Hommes ed inserita nella sua Campagna Internazionale contro il traffico dei minori, ha evidenziato come primo fondamentale dato la stragrande maggioranza di ragazzi rumeni, tra i 14 e i 18 anni, che ogni giorno, passeggiando lungo i viali e i sobborghi di Roma, sono costretti ad aspettare che qualche cliente li carichi sulle loro macchine sperando che sia almeno offerto loro un pasto caldo e un luogo dove passare la notte. Tutto ciò avviene sotto gli occhi inconsapevoli dei comuni cittadini che ogni giorno passano accanto a loro e sotto quelli crudeli e calcolatori dei protettori che vigilano e regolano il loro traffico. Gli assistenti sociali hanno registrato che nei soli primi mesi del 2005 il numero di ragazzi/e provenienti illegalmente dalla Romania è pari a quello registrato nell'intero 2004. Già dopo la seconda guerra mondiale si registrava una discreta presenza di bambini rumeni in Italia, rappresentando però una minoranza rispetto a quelli provenienti dagli altri paesi. L’incremento è cominciato nel 2002 quando ai cittadini rumeni non era più richiesto il visto per entrare in Italia; nel 2003 il fenomeno è aumentato ancor di più, raggiungendo l'attuale dimensione di netta prevalenza rispetto agli altri minori stranieri.La situazione in Romania è, del resto, molto difficile. Diverse sono le organizzazioni locali attive nella lotta contro il traffico degli esseri umani e, nello specifico, il governo sta per firmare un accordo bilaterale con l'Italia. Le varie associazioni che si occupano dei minori stranieri non accompagnati (cioè minorenni che non hanno la cittadinanza italiana o d’altri stati dell'Unione Europea e che si trovano in Italia privi di un permesso d’asilo o della tutela dei genitori) lamentano innanzi tutto la mancanza di coordinazione degli interventi italo-rumeni; Italia e Romania, infatti, non hanno ancora un metodo coerente ed unitario per verificare il numero di minori trafficati, né un sistema nazionale di dati dedicato alle "vittime" che sono state rimpatriate.La maggior parte dei minori rumeni che si trovano a Roma sono adolescenti, di età compresa tra i 16 e i 17 anni, ma ci sono anche bambini più piccoli. Arrivano in Italia, legalmente o illegalmente, dopo aver finito la scuola dell’obbligo. Sono ragazzi soli, senza mezzi e facilmente influenzabili dai più grandi arriavati prima di loro. Di solito questi giovani diventano soggetti a rischio di sfruttamento solo dopo pochi giorni dal loro arrivo. Le attività illegali in cui vengono coinvolti sono: furto, estorsione, traffico di droga, accattonaggio e prostituzione. Molti ragazzi rumeni conoscono molto bene le procedure che incontreranno in Italia, infatti, quando arrivano nei centri di assistenza o nei distretti di polizia richiedono subito diverse modalità di assistenza (permesso di residenza, tutela, ammissione nei centri di accoglienza, inserimento nel mercato del lavoro ecc..). Sfortunatamente i minori che decidono di rimanere nei centri di accoglienza sono pochi, la maggior parte si limita a rimanere pochi giorni necessari ad una prima assistenza ma poi abbandonano la struttura. Le loro strade diventano: il furto per ragazzi tra i 10 e i 12 anni, che di solito vivono in gruppi e sono molto difficili da avvicinare; la prostituzione per ragazze tra i 14 e 17 anni, di solito divise in piccoli gruppi di 3-5 giovani, generalmente accompagnate da una donna adulta, che sembra essere la loro responsabile. I protettori le osservano da lontano girando intorno con le macchine, o contattandole con i cellulari. Le ragazze percepiscono i loro protettori come persone che le aiutano e non come sfruttatori. La maggior parte dei minori arriva in Italia per cercare fortuna e, in alcuni casi, sono già a conoscenza di cosa le aspetti una volta arrivate a destinazione. Hanno visto coetanee tornare in patria con molti soldi e hanno voluto provare anche loro, desiderose di costruirsi un futuro migliore attraverso quello che ritenevano il modo più facile e veloce. Anche per i ragazzi, che sembrano essere coinvolti sempre di più nella prostituzione,la motivazione che li spinge a partire sembra essere la ricerca di denaro. Una volta in Italia assumono gli atteggiamenti consumistici propri dei pari italiani, cercando di comprare vestiti alla moda o l’ultimo modello di cellulare. I luoghi di provenienza dei minori rumeni sono principalmente Bucarest, Calarasi, Craiova, Galati e Iasi; i giovani che arrivano a Roma provengono principalmente da Craiova. Dunque il fenomeno dell'immigrazione clandestina di ragazzi e ragazze dalla Romania all'Italia è molto grave ed in costante aumento. Le principali attività cui sono destinati questi giovanissimi rientrano nel mercato del lavoro nero e in quello del sesso. Nonostante l'allarme lanciato da entrambi i paesi non sì è ancora arrivati ad un'azione mirata e congiunta che consenta in primo luogo una stima reale del fenomeno, seguito poi dallo studio e realizzazione d’appropriate misure di contrasto. E’ necessario che le associazioni cosi come i governi individuino una strategia di lotta efficace che sia sempre basata sul principio del maggior interesse per il minore. Novembre 2005 – Copyright CDS – FRCCF –Tdh LosannaSintesi dello Studio "Minori Rumeni a Roma – studio di 3 mesi CDS- FRCCF" a cura di M.Antinori e F.Liberati • www.antitrafic.ro• www.childtrafficking.com I risultati della pubblicazione sono di pubblico dominio e possono essere riprodotti, pubblicati o usati in altro modo senza il permesso di CDS, FRCCF e Terre des hommes Losanna.Si richiede che CDS – FRCCF – Terre des hommes Losanna siano citate come fonti delle informazioni.
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