LEGGO.IT
STUPRA FIGLIE PER 12 ANNI:
15 ANNI A PADRE "MOSTRO"
Giovedì 07 Aprile 2011 - 15:47
VIENNA - Ha abusato per 12 anni delle figlie, in modo brutale, picchiandole, minacciandole con un coltello, mettendo incinta per due volte una delle due, che ha avuto un figlio che è morto e un altro che è handicappato. Una storia orribile, che arriva ancora dall'Austria, come nel caso di Josef Fritzl, il 75enne padre mostro di Amstetten. Protagonista, un 64enne, di Feldkirch, che è stato oggi condannato a 15 anni di carcere. Il processo si è svolto a porte chiuse, e solo la sentenza è stata letta in pubblico: sulla faccenda, data la delicatezza del caso, sono trapelati pochissimi particolari. Identità e età delle vittime è sconosciuta, si sa solo che i fatti risalgono a diversi anni fa. L'accusato si riserva di presentare ricorso e ha chiesto del tempo.
Fritzl tenne segregata per 24 anni la figlia, dalla quale ha avuto sette figlie. Nel 2009 l'uomo era stato condannato all'ergastolo. Al processo di oggi, durato circa due ore, l'accusato non ha praticamente aperto bocca ma dai dati emersi - analisi del dna e testimonianze delle vittime - è risultato un quadro di colpevolezza evidente, come scrive l'Apa. «Tanta crudeltà basta e avanza per giustificare il massimo della pena», ha argomentato il giudice Peter Mueck leggendo la sentenza. Le due sorelle traumatizzate riceveranno indennizzi di 99.000 e 19.000 euro per il martirio subito.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=115531
ARTICOLI E NOTIZIE SULL'INCESTO E LA PEDOFILIA E COME COMBATTERLI.
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venerdì 8 aprile 2011
NAPOLI: ABUSI SU UNA BIMBA DI 9 ANNI: PRESI NONNO E ZIO
LEGGO.IT
NAPOLI, ABUSI SU UNA BIMBA
DI 9 ANNI: PRESI NONNO E ZIO
Martedì 29 Marzo 2011 - 10:19
NAPOLI - Due uomini, un anziano di 63 anni ed un uomo di 36, sono stati arrestati cai carabinieri nel napoletano per violenza sessuale aggravata. I due, nonno e zio di una bambina di nove anni, avrebbero violentato la piccola nipotina per circa due mesi: gli abusi risalirebbero a due anni fa, a Camposano, in provincia di Napoli. Le indagini sono state avviate lo scorso dicembre a seguito della denuncia della bimba e dei genitori. I due sono stati condotti nel carcere di Poggioreale.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=114038
NAPOLI, ABUSI SU UNA BIMBA
DI 9 ANNI: PRESI NONNO E ZIO
Martedì 29 Marzo 2011 - 10:19
NAPOLI - Due uomini, un anziano di 63 anni ed un uomo di 36, sono stati arrestati cai carabinieri nel napoletano per violenza sessuale aggravata. I due, nonno e zio di una bambina di nove anni, avrebbero violentato la piccola nipotina per circa due mesi: gli abusi risalirebbero a due anni fa, a Camposano, in provincia di Napoli. Le indagini sono state avviate lo scorso dicembre a seguito della denuncia della bimba e dei genitori. I due sono stati condotti nel carcere di Poggioreale.
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JEFFERSON CITY : UCCIDE PAPA' CHE LA STUPRA
LEGGO.IT
UCCIDE PAPÀ CHE LA STUPRA:
MA NESSUNO LE CREDE
Lunedì 14 Marzo 2011
JEFFERSON CITY – Lieto fine per Stacey Lannert, dopo aver ucciso il padre che abusava di lei era stata condannata con l’accusa di omicidio: la campagna mediatica è riuscita a farla scarcerare e lei ora racconta in un libro perché ha ucciso il padre. La storia di Lannert inizia a 10 anni, quando il padre inizia a molestarla e le dice di non rivelare il loro segreto a nessuno. La ragazza subisce violenze per anni fin quando, dopo il divorzio dei genitori, una baby sitter insospettita le chiede se avesse subito abusi. La bambina ha 10 anni, risponde di sì, ma la madre non le crede, pensando si trattasse di ‘sculacciate’. “Ecco perché è così importante trovare le giuste parole”, dice oggi Stacey, parlando del suo libro ‘Rendenzione’, nel quale racconta la sua storia. “Se non usiamo il giusto nome, la gente può capire male. Se dici: ‘Mio padre mi ha violentata,’ capiscono. Ma io nemmeno conoscevo quella parola”. La situazione precipita quando la bambina ormai è una ragazza ed ha 18 anni, quando il padre abusa della sorella più piccola, Christy. Stacey imbraccia il fucile da caccia del padre e gli spara due volte mentre dorme, ubriaco, sul divano. La polizia non le fa nemmeno un test anti-stupro e con l’accusa di omicidio di primo grado la condanna all’ergastolo senza la condizionale. Per molti anni Stacey invia petizioni alla corte chiedendo una clemenza che le viene sempre negata. La ragazza ha addirittura dovuto sentire gli avvocati dichiarare che avrebbe mentito sugli abusi, poiché il vero movente dell’omicidio era stato il denaro. Poi, i media hanno iniziato una campagna pubblicitaria a suo favore, e ha potuto raccontare la sua storia da Montel Williams, Nancy Grace, e, infine, da Oprah Winfrey. “Andare davanti a un pubblico è stato il momento peggiore per me – racconta – è stato così vergognoso. Come avrei potuto essere in grado di guardare qualcuno negli occhi ancora? Ma poi l’ho fatto, e ho cominciato a ricevere lettere da tante persone, che mi sostenevano dicendo: ‘Lo avrei fatto anche io’”. Nel 2009, il governatore del Missouri ha commutato la condanna di Stacey, che ora cura Healing Sisters, un sito web per le vittime di abusi sessuali.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=111534
UCCIDE PAPÀ CHE LA STUPRA:
MA NESSUNO LE CREDE
Lunedì 14 Marzo 2011
JEFFERSON CITY – Lieto fine per Stacey Lannert, dopo aver ucciso il padre che abusava di lei era stata condannata con l’accusa di omicidio: la campagna mediatica è riuscita a farla scarcerare e lei ora racconta in un libro perché ha ucciso il padre. La storia di Lannert inizia a 10 anni, quando il padre inizia a molestarla e le dice di non rivelare il loro segreto a nessuno. La ragazza subisce violenze per anni fin quando, dopo il divorzio dei genitori, una baby sitter insospettita le chiede se avesse subito abusi. La bambina ha 10 anni, risponde di sì, ma la madre non le crede, pensando si trattasse di ‘sculacciate’. “Ecco perché è così importante trovare le giuste parole”, dice oggi Stacey, parlando del suo libro ‘Rendenzione’, nel quale racconta la sua storia. “Se non usiamo il giusto nome, la gente può capire male. Se dici: ‘Mio padre mi ha violentata,’ capiscono. Ma io nemmeno conoscevo quella parola”. La situazione precipita quando la bambina ormai è una ragazza ed ha 18 anni, quando il padre abusa della sorella più piccola, Christy. Stacey imbraccia il fucile da caccia del padre e gli spara due volte mentre dorme, ubriaco, sul divano. La polizia non le fa nemmeno un test anti-stupro e con l’accusa di omicidio di primo grado la condanna all’ergastolo senza la condizionale. Per molti anni Stacey invia petizioni alla corte chiedendo una clemenza che le viene sempre negata. La ragazza ha addirittura dovuto sentire gli avvocati dichiarare che avrebbe mentito sugli abusi, poiché il vero movente dell’omicidio era stato il denaro. Poi, i media hanno iniziato una campagna pubblicitaria a suo favore, e ha potuto raccontare la sua storia da Montel Williams, Nancy Grace, e, infine, da Oprah Winfrey. “Andare davanti a un pubblico è stato il momento peggiore per me – racconta – è stato così vergognoso. Come avrei potuto essere in grado di guardare qualcuno negli occhi ancora? Ma poi l’ho fatto, e ho cominciato a ricevere lettere da tante persone, che mi sostenevano dicendo: ‘Lo avrei fatto anche io’”. Nel 2009, il governatore del Missouri ha commutato la condanna di Stacey, che ora cura Healing Sisters, un sito web per le vittime di abusi sessuali.
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Nonna e nipote si amano: fanno un figlio
Nonna e nipote si amano: fanno un figlio
Scritto da filomena il febbraio 9th, 2011
A volte su Facebook si trovano davvero delle notizie particolari e curiose. Quella di oggi riguarda un ragazzo e una signora che giovane di certo non è. Lei infatti ha 72 e si chiama Pearl Carter. Lui invece di anni ne ha 26 e si chiama Phil Bailey. Lei è sua nonna e lui è suo nipote. Cosa c’è di strano direte…Nulla! Certo se non fosse che i due stanno insieme e che, a maggio stavano per avere un bambino, quindi molto probabilmente saranno da poco diventati genitori. Si avete capito bene, sono parenti e anche molto stretti, hanno una relazione e hanno deciso di avere un bambino. Vista però l’anziana età della donna la gravidanza è stata affidata a una ragazza che ha affittato il suo utero. L’incesto così non si consumerà totalmente. Ma come è nata questa storia d’amore?
Pearl, una donna di origine statunitense, rimase incinta a diciotto anni. I suoi genitori la constrinsero a dare in affidamento la sua bambina, Lynette. Dopo 15 anni mamma e figlia si ritrovano ma Lynette ha un tumore al cervello. Quando questa muore, Pearl conosce il suo nipotino, Phil che va a vivere da lei. Phil ha 22 anni.
Fin qui tutto normale se non fosse che la donna sente subito di provare delle forti emozioni per il ragazzo.
“Dal primo momento in cui l’ho visto ho saputo che non avremmo mai avuto un rapporto nonna-nipote. Per la prima volta mi sento sessualmente viva. L’ho chiamato in camera mia e l’ho fatto sedere. Poi l’ho baciato. Mi aspettavo un’altra reazione, invece ha risposto al bacio”. “
Nasce così la storia d’amore.
Ecco poi le parole del ragazzo: “Amo Pearl con tutto il mio cuore, mi sono sempre piaciute le donne più grandi e penso che lei sia bellissima. Sto per diventare padre e non vedo l’ora”.
In attesa della prossima notizia curiosa dal mondo facciamo gli auguri a questa coppia!
Filomena Procopio
http://www.ultimenotizieflash.com/2011/02/09/nonna-e-nipote-si-amano-fanno-un-figlio/
Scritto da filomena il febbraio 9th, 2011
A volte su Facebook si trovano davvero delle notizie particolari e curiose. Quella di oggi riguarda un ragazzo e una signora che giovane di certo non è. Lei infatti ha 72 e si chiama Pearl Carter. Lui invece di anni ne ha 26 e si chiama Phil Bailey. Lei è sua nonna e lui è suo nipote. Cosa c’è di strano direte…Nulla! Certo se non fosse che i due stanno insieme e che, a maggio stavano per avere un bambino, quindi molto probabilmente saranno da poco diventati genitori. Si avete capito bene, sono parenti e anche molto stretti, hanno una relazione e hanno deciso di avere un bambino. Vista però l’anziana età della donna la gravidanza è stata affidata a una ragazza che ha affittato il suo utero. L’incesto così non si consumerà totalmente. Ma come è nata questa storia d’amore?
Pearl, una donna di origine statunitense, rimase incinta a diciotto anni. I suoi genitori la constrinsero a dare in affidamento la sua bambina, Lynette. Dopo 15 anni mamma e figlia si ritrovano ma Lynette ha un tumore al cervello. Quando questa muore, Pearl conosce il suo nipotino, Phil che va a vivere da lei. Phil ha 22 anni.
Fin qui tutto normale se non fosse che la donna sente subito di provare delle forti emozioni per il ragazzo.
“Dal primo momento in cui l’ho visto ho saputo che non avremmo mai avuto un rapporto nonna-nipote. Per la prima volta mi sento sessualmente viva. L’ho chiamato in camera mia e l’ho fatto sedere. Poi l’ho baciato. Mi aspettavo un’altra reazione, invece ha risposto al bacio”. “
Nasce così la storia d’amore.
Ecco poi le parole del ragazzo: “Amo Pearl con tutto il mio cuore, mi sono sempre piaciute le donne più grandi e penso che lei sia bellissima. Sto per diventare padre e non vedo l’ora”.
In attesa della prossima notizia curiosa dal mondo facciamo gli auguri a questa coppia!
Filomena Procopio
http://www.ultimenotizieflash.com/2011/02/09/nonna-e-nipote-si-amano-fanno-un-figlio/
CAMPOBASSO: STUPRA LA NIPOTINA DI 5 ANNI
LEGGO.IT
STUPRA LA NIPOTINA DI 5 ANNI:
NONNO ARRESTATO IN MOLISE
Lunedì 28 Febbraio 2011 - 18:24
CAMPOBASSO - Avrebbe abusato della nipotina di 5 anni, approfittando dell'assenza dei genitori. I carabinieri di Bojano (Campobasso), hanno arrestato un anziano di un piccolo centro dell'entroterra molisano. Il provvedimento è stato eseguito sulla base di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Vasto (Chieti) per violenza sessuale aggravata. L'episodio, sul quale hanno indagato i carabinieri di Vasto (Chieti), si sarebbe verificato il 6 gennaio scorso. Era il giorno dell'Epifania, i genitori della vittima si erano allontanati dalla roulotte in dotazione della famiglia, per andare in paese a sbrigare delle commissioni. La piccola era stata affidata al nonno, che avrebbe dovuto badare a lei. È stata la madre della piccola a presentare la denuncia dopo aver notato qualcosa che non andava nella sua bambina. Lo ha fatto recandosi nella caserma dei carabinieri di Vasto. I militari hanno avviato le indagini secondo le quali la vittima sarebbe stata molestata proprio dal nonno.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=109148
STUPRA LA NIPOTINA DI 5 ANNI:
NONNO ARRESTATO IN MOLISE
Lunedì 28 Febbraio 2011 - 18:24
CAMPOBASSO - Avrebbe abusato della nipotina di 5 anni, approfittando dell'assenza dei genitori. I carabinieri di Bojano (Campobasso), hanno arrestato un anziano di un piccolo centro dell'entroterra molisano. Il provvedimento è stato eseguito sulla base di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Vasto (Chieti) per violenza sessuale aggravata. L'episodio, sul quale hanno indagato i carabinieri di Vasto (Chieti), si sarebbe verificato il 6 gennaio scorso. Era il giorno dell'Epifania, i genitori della vittima si erano allontanati dalla roulotte in dotazione della famiglia, per andare in paese a sbrigare delle commissioni. La piccola era stata affidata al nonno, che avrebbe dovuto badare a lei. È stata la madre della piccola a presentare la denuncia dopo aver notato qualcosa che non andava nella sua bambina. Lo ha fatto recandosi nella caserma dei carabinieri di Vasto. I militari hanno avviato le indagini secondo le quali la vittima sarebbe stata molestata proprio dal nonno.
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lunedì 21 febbraio 2011
MAROCCHINO RAPISCE E STUPRA LA SUA FIGLIOLETTA
LEGGO.IT
RAPISCE SUA FIGLIA DI 4 ANNI,
LA STUPRA E LA FA LAVORARE
Venerdì 18 Febbraio 2011 - 14:12
Ultimo aggiornamento: 15:39
LIVORNO – Ha rapito sua figlia, ne ha abusato, l’ha abbandonata all’estero e l’ha messa a lavorare a 4 anni. Per questo un marocchino di 39 anni che vive a Livorno è stato arrestato per i reati di sottrazione e trattenimento di minore all'estero, abbandono di minore, violenza sessuale su minore e tentata violenza privata. La minore 'rapita’ è la figlia dell'uomo, una bimba di 4 anni sottratta alla madre -, 27 anni, ex moglie dell'uomo, anche lei marocchina e residente a Livorno -, e poi ritrovata in Marocco, grazie a un annuncio su Facebook. Secondo quanto reso noto dalla polizia, durante la sua permanenza in Marocco la bambina sarebbe stata abbandonata ad alcuni parenti del padre e messa anche a lavorare. Per quanto riguarda i presunti abusi sessuali subiti dal padre, gli stessi, si spiega dalla questura, sono emersi da confidenze fatte dalla piccola, e sarebbero avvenuti in Italia. L'indagine ha preso avvio dalla denuncia fatta alla polizia dalla madre. Secondo quanto spiegato, nel settembre scorso il padre, con la scusa di voler festeggiare il compleanno della piccola, era riuscito a prenderla e a portarla poi in Marocco, all'insaputa dell'ex moglie. Alla richiesta della donna di riavere la figlia, l'uomo avrebbe minacciato di sfregiare lei e di uccidere la figlia se avesse fatto denuncia. Tornato poi in Italia, senza figlia, e fermato dalla polizia, il padre aveva raccontato di aver lasciato la piccola a un parente in Marocco. Era stata quindi allertata l'Interpol, ma è stato grazie a Facebook che la bimba è stata rintracciata: una parente della mamma ha inserito un annuncio, a dicembre ha risposto una donna che vive in un piccolo paese sulle montagne marocchine. La madre, insieme alle autorità locali, è riuscita così a riabbracciare la bambina che, si spiega dalla questura, «viene ritrovata deperita, agitata, impaurita, completamente sporca, con segni fisici evidenti di maltrattamenti, affidata dal padre ad un parente di 70 anni e ad una donna». I due, secondo quanto spiega sempre la polizia, le avrebbero affidato il compito di badare alle capre e di fare le faccende. Inoltre, dalle confidenze ricevute dalla bambina, «emergevano chiari segnali di abusi sessuali posti in essere dal padre nei confronti della figlia, avvenuti in Italia».
http://www.leggo.it/articolo.php?id=107299
RAPISCE SUA FIGLIA DI 4 ANNI,
LA STUPRA E LA FA LAVORARE
Venerdì 18 Febbraio 2011 - 14:12
Ultimo aggiornamento: 15:39
LIVORNO – Ha rapito sua figlia, ne ha abusato, l’ha abbandonata all’estero e l’ha messa a lavorare a 4 anni. Per questo un marocchino di 39 anni che vive a Livorno è stato arrestato per i reati di sottrazione e trattenimento di minore all'estero, abbandono di minore, violenza sessuale su minore e tentata violenza privata. La minore 'rapita’ è la figlia dell'uomo, una bimba di 4 anni sottratta alla madre -, 27 anni, ex moglie dell'uomo, anche lei marocchina e residente a Livorno -, e poi ritrovata in Marocco, grazie a un annuncio su Facebook. Secondo quanto reso noto dalla polizia, durante la sua permanenza in Marocco la bambina sarebbe stata abbandonata ad alcuni parenti del padre e messa anche a lavorare. Per quanto riguarda i presunti abusi sessuali subiti dal padre, gli stessi, si spiega dalla questura, sono emersi da confidenze fatte dalla piccola, e sarebbero avvenuti in Italia. L'indagine ha preso avvio dalla denuncia fatta alla polizia dalla madre. Secondo quanto spiegato, nel settembre scorso il padre, con la scusa di voler festeggiare il compleanno della piccola, era riuscito a prenderla e a portarla poi in Marocco, all'insaputa dell'ex moglie. Alla richiesta della donna di riavere la figlia, l'uomo avrebbe minacciato di sfregiare lei e di uccidere la figlia se avesse fatto denuncia. Tornato poi in Italia, senza figlia, e fermato dalla polizia, il padre aveva raccontato di aver lasciato la piccola a un parente in Marocco. Era stata quindi allertata l'Interpol, ma è stato grazie a Facebook che la bimba è stata rintracciata: una parente della mamma ha inserito un annuncio, a dicembre ha risposto una donna che vive in un piccolo paese sulle montagne marocchine. La madre, insieme alle autorità locali, è riuscita così a riabbracciare la bambina che, si spiega dalla questura, «viene ritrovata deperita, agitata, impaurita, completamente sporca, con segni fisici evidenti di maltrattamenti, affidata dal padre ad un parente di 70 anni e ad una donna». I due, secondo quanto spiega sempre la polizia, le avrebbero affidato il compito di badare alle capre e di fare le faccende. Inoltre, dalle confidenze ricevute dalla bambina, «emergevano chiari segnali di abusi sessuali posti in essere dal padre nei confronti della figlia, avvenuti in Italia».
http://www.leggo.it/articolo.php?id=107299
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CALTANISETTA: STUPRO' FIGLIOLETTA CONDANNATO
LEGGO.IT
STUPRÒ FIGLIA MINORENNE,
CONDANNATO A DIECI ANNI
Mercoledì 16 Febbraio 2011 - 14:14
CALTANISSETTA - Agenti della Squadra mobile di Caltanissetta hanno arrestato A. F., 33 anni, pregiudicato, riconosciuto colpevole di violenza sessuale aggravata commessa nei confronti della figlia minorenne. L'uomo è stato condannato a 10 anni di reclusione e alle pene accessorie della decadenza della patria potestà e dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici. L'ordine di esecuzione di carcerazione emesso lunedì scorso dalla Procura di Caltanissetta. Le violenze, avvenute nel 2004, sono state scoperte dopo che un insegnante della scuola materna frequentata dalla piccola aveva notato che sia la bimba che la madre presentavano segni di percosse. Le indagini, effettuate dalla terza sezione della Squadra mobile si sono avvalse di servizi di pedinamento e osservazione. Fiume è stato rinchiuso nella casa circondariale di Caltanissetta.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=106876
STUPRÒ FIGLIA MINORENNE,
CONDANNATO A DIECI ANNI
Mercoledì 16 Febbraio 2011 - 14:14
CALTANISSETTA - Agenti della Squadra mobile di Caltanissetta hanno arrestato A. F., 33 anni, pregiudicato, riconosciuto colpevole di violenza sessuale aggravata commessa nei confronti della figlia minorenne. L'uomo è stato condannato a 10 anni di reclusione e alle pene accessorie della decadenza della patria potestà e dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici. L'ordine di esecuzione di carcerazione emesso lunedì scorso dalla Procura di Caltanissetta. Le violenze, avvenute nel 2004, sono state scoperte dopo che un insegnante della scuola materna frequentata dalla piccola aveva notato che sia la bimba che la madre presentavano segni di percosse. Le indagini, effettuate dalla terza sezione della Squadra mobile si sono avvalse di servizi di pedinamento e osservazione. Fiume è stato rinchiuso nella casa circondariale di Caltanissetta.
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Avellino, nonno abusa delle nipoti minorenni: arrestato
Avellino, nonno abusa delle nipoti minorenni: arrestato
Lunedì, Febbraio 07, 2011
Denunciato un altro caso di violenza sessuale sui minori in provincia di Avellino. Un anziano 70enne residente è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Ariano Irpino con l’accusa di violenza sessuale continuata sulle due nipotine, di 11 e 16 anni. L’uomo è stato quindi prelevato e condotto in carcere, su disposizione del Gip del Tribunale di Ariano Irpino.
La denuncia è partita dalla mamma delle due nipoti minorenni, che negli ultimi tempi aveva notato continui stati d’ansia specie nella figlia più piccola. Alla fine è stata proprio lei a cedere, raccontando che il nonno la costringeva da anni e di continuo ad abusi di natura sessuale. Le violenze si consumavano nell’abitazione del 70enne, nonno paterno delle due vittime, che vive poco lontano dall’abitazione della famiglia, in un comune dell’Arianese.
Una volta scattata la denuncia entrambe le sorelle sono state ascoltate dagli inquirenti e a quel punto anche la più grande ha raccontato che il nonno in un episodio l’aveva sottoposta a violenza. Casi di questo genere continuano a crescere segnando una aumento delle segnalazioni nel 2010. Episodi di questo genere sono sempre più frequenti, come dimostra l’ultimo Dossier pedofilia e abusi sessuali su minori diffuso da Telefono Azzurro.
Tra il 2008 e il 2010 il servizio di Emergenza infanzia, promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità ha ricevuto quasi 8mila segnalazioni che hanno coinvolto bambini e adolescenti. Di queste 298 erano casi di abuso sessuale. Secondo un profilo globale tracciato sempre da telefono Azzurro nella maggior parte dei casi le violenze sono commesse da persone appartenenti al nucleo familiare: in testa si trovano i padri con il 29,5 per cento dei casi, mentre ai nonni sono riconducibili il 5,9 per cento degli episodi.
Candida Martino
http://www.ilquotidianoitaliano.it/cronaca/2011/01/news/avellino-nonno-abusa-per-anni-delle-nipoti-minorenni-arrestato-54992.html
Lunedì, Febbraio 07, 2011
Denunciato un altro caso di violenza sessuale sui minori in provincia di Avellino. Un anziano 70enne residente è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Ariano Irpino con l’accusa di violenza sessuale continuata sulle due nipotine, di 11 e 16 anni. L’uomo è stato quindi prelevato e condotto in carcere, su disposizione del Gip del Tribunale di Ariano Irpino.
La denuncia è partita dalla mamma delle due nipoti minorenni, che negli ultimi tempi aveva notato continui stati d’ansia specie nella figlia più piccola. Alla fine è stata proprio lei a cedere, raccontando che il nonno la costringeva da anni e di continuo ad abusi di natura sessuale. Le violenze si consumavano nell’abitazione del 70enne, nonno paterno delle due vittime, che vive poco lontano dall’abitazione della famiglia, in un comune dell’Arianese.
Una volta scattata la denuncia entrambe le sorelle sono state ascoltate dagli inquirenti e a quel punto anche la più grande ha raccontato che il nonno in un episodio l’aveva sottoposta a violenza. Casi di questo genere continuano a crescere segnando una aumento delle segnalazioni nel 2010. Episodi di questo genere sono sempre più frequenti, come dimostra l’ultimo Dossier pedofilia e abusi sessuali su minori diffuso da Telefono Azzurro.
Tra il 2008 e il 2010 il servizio di Emergenza infanzia, promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità ha ricevuto quasi 8mila segnalazioni che hanno coinvolto bambini e adolescenti. Di queste 298 erano casi di abuso sessuale. Secondo un profilo globale tracciato sempre da telefono Azzurro nella maggior parte dei casi le violenze sono commesse da persone appartenenti al nucleo familiare: in testa si trovano i padri con il 29,5 per cento dei casi, mentre ai nonni sono riconducibili il 5,9 per cento degli episodi.
Candida Martino
http://www.ilquotidianoitaliano.it/cronaca/2011/01/news/avellino-nonno-abusa-per-anni-delle-nipoti-minorenni-arrestato-54992.html
venerdì 17 settembre 2010
STUPRÒ NIPOTE, FIGLIO LO UCCIDE E BRUCIA IL CORPO
LEGGO.IT
STUPRÒ NIPOTE, FIGLIO LO
UCCIDE E BRUCIA IL CORPO
Venerdì 17 Settembre 2010
Ha ucciso l'anziano padre che era stato condannato a sei anni di reclusione per abusi sessuali nei confronti di una nipote, picchiandolo e bruciandone il cadavere: un uomo di 44 anni di Mottola è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria dagli agenti della Squadra Mobile di Taranto per omicidio volontario aggravato e distruzione e occultamento di cadavere. I resti della vittima, di 83 anni, sono stati trovati nelle campagne di Mottola su indicazione dell'omicida, che ha reso piena confessione al termine di un lungo interrogatorio in questura. L'omicidio risalirebbe al 27 luglio scorso. Quel giorno il 44enne era andato a prendere il padre, che aveva ottenuto la revoca degli arresti domiciliari, da una casa di cura per anziani di Grottaglie. Lo ha accompagnato in un'abitazione di sua proprietà a Mottola e ha avuto con il genitore una violenta discussione culminata nell'omicidio. Il 44enne sospettava che il padre avesse fatto delle avances anche a sua figlia. Un tarlo fisso che lo aveva sconvolto tanto da indurlo a uccidere il padre. Gli altri famigliari aveva denunciato la scomparsa dell'anziano, ma solo ieri è stato ritrovato il cadavere. L'anziano è stato ucciso a mani nude e poi bruciato in un vecchio serbatoio di eternit, dov'è stato lasciato per 12 ore. Il fermo è stato disposto dal pm della Procura di Taranto Raffaele Graziano, che si è recato sul luogo del ritrovamento del cadavere insieme al medico legale Marcello Chironi.
MEDITAVA IL SUICIDIO L'uomo di 44 anni che ha ucciso il padre a Mottola stava meditando di togliersi la vita. Lo ha riferito la polizia in una conferenza stampa. Il fermato, a quanto si è appreso, aveva acquistato tre lettere con relative buste, sulle quali avrebbe dovuto presumibilmente scrivere un messaggio da lasciare alla moglie e ai figli, a un altro familiare e a un amico poliziotto. Le lettere, ancora in bianco, e le chiavi della cassaforte nella quale custodiva regolarmente alcuni fucili, sono state trovate nella sua auto. I famigliari dell'anziano ucciso avevano denunciato la scomparsa del loro congiunto il 20 agosto scorso. Da quel momento erano iniziate le ricerche degli inquirenti con perlustrazioni e l'acquisizione di testimonianze. Il figlio 44enne, imprenditore edile, sul quale si erano concentrati i sospetti, ieri pomeriggio è stato condotto in questura a Taranto e interrogato. «Dopo alcune ore - ha sottolineato il capo della Squadra mobile, Fabio Abis, nella conferenza stampa - l'uomo si è deciso a confessare liberandosi di un peso. Ci ha detto: ho subito tanto di quel male che non ce la facevo più. Poi ci ha raccontato della colluttazione con il genitore, che a un certo punto non dava più segni di vita, e del modo con il quale ha occultato il cadavere, bruciandolo, e utilizzando dei secchi per spostarlo in un altro luogo». «L'uomo, peraltro - ha concluso Abis - stava meditando di suicidarsi e lo aveva fatto intendere chiaramente alla moglie». (ANSA). YB6-MP 17-SET-10 14:35 NNN
L'anziano ucciso dal figlio a Mottola era stato sottoposto agli arresti domiciliari il 9 dicembre 2009 con l'accusa di aver abusato ripetutamente della nipotina di 13 anni. In carcere finì invece la madre della ragazzina, una donna di 38 anni, che secondo gli investigatori avrebbe organizzato gli incontri ricevendo in cambio manciate di denaro. Il 13 luglio scorso il gup del Tribunale di Taranto Valeria Ingenito aveva condannato con il rito abbreviato a sei anni di reclusione l'anziano e a sei anni e otto mesi la madre della ragazzina, quest'ultima accusata di induzione e favoreggiamento della prostituzione ai danni della figlia. Fu proprio il 44enne fermato oggi per l'omicidio del padre a presentare una denuncia, dopo aver notato che l'anziano padre si era invaghito della nipote 13enne che quasi quotidianamente riceveva in casa e con la quale talvolta si appartava in un garage. Si scoprì così che la madre della ragazzina era complice e riceveva piccole somme di denaro. Nell'abitazione dell'anziano la polizia trovò numerose confezioni di viagra. La madre della tredicenne è attualmente rinchiusa nel carcere di Lecce.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=80119
STUPRÒ NIPOTE, FIGLIO LO
UCCIDE E BRUCIA IL CORPO
Venerdì 17 Settembre 2010
Ha ucciso l'anziano padre che era stato condannato a sei anni di reclusione per abusi sessuali nei confronti di una nipote, picchiandolo e bruciandone il cadavere: un uomo di 44 anni di Mottola è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria dagli agenti della Squadra Mobile di Taranto per omicidio volontario aggravato e distruzione e occultamento di cadavere. I resti della vittima, di 83 anni, sono stati trovati nelle campagne di Mottola su indicazione dell'omicida, che ha reso piena confessione al termine di un lungo interrogatorio in questura. L'omicidio risalirebbe al 27 luglio scorso. Quel giorno il 44enne era andato a prendere il padre, che aveva ottenuto la revoca degli arresti domiciliari, da una casa di cura per anziani di Grottaglie. Lo ha accompagnato in un'abitazione di sua proprietà a Mottola e ha avuto con il genitore una violenta discussione culminata nell'omicidio. Il 44enne sospettava che il padre avesse fatto delle avances anche a sua figlia. Un tarlo fisso che lo aveva sconvolto tanto da indurlo a uccidere il padre. Gli altri famigliari aveva denunciato la scomparsa dell'anziano, ma solo ieri è stato ritrovato il cadavere. L'anziano è stato ucciso a mani nude e poi bruciato in un vecchio serbatoio di eternit, dov'è stato lasciato per 12 ore. Il fermo è stato disposto dal pm della Procura di Taranto Raffaele Graziano, che si è recato sul luogo del ritrovamento del cadavere insieme al medico legale Marcello Chironi.
MEDITAVA IL SUICIDIO L'uomo di 44 anni che ha ucciso il padre a Mottola stava meditando di togliersi la vita. Lo ha riferito la polizia in una conferenza stampa. Il fermato, a quanto si è appreso, aveva acquistato tre lettere con relative buste, sulle quali avrebbe dovuto presumibilmente scrivere un messaggio da lasciare alla moglie e ai figli, a un altro familiare e a un amico poliziotto. Le lettere, ancora in bianco, e le chiavi della cassaforte nella quale custodiva regolarmente alcuni fucili, sono state trovate nella sua auto. I famigliari dell'anziano ucciso avevano denunciato la scomparsa del loro congiunto il 20 agosto scorso. Da quel momento erano iniziate le ricerche degli inquirenti con perlustrazioni e l'acquisizione di testimonianze. Il figlio 44enne, imprenditore edile, sul quale si erano concentrati i sospetti, ieri pomeriggio è stato condotto in questura a Taranto e interrogato. «Dopo alcune ore - ha sottolineato il capo della Squadra mobile, Fabio Abis, nella conferenza stampa - l'uomo si è deciso a confessare liberandosi di un peso. Ci ha detto: ho subito tanto di quel male che non ce la facevo più. Poi ci ha raccontato della colluttazione con il genitore, che a un certo punto non dava più segni di vita, e del modo con il quale ha occultato il cadavere, bruciandolo, e utilizzando dei secchi per spostarlo in un altro luogo». «L'uomo, peraltro - ha concluso Abis - stava meditando di suicidarsi e lo aveva fatto intendere chiaramente alla moglie». (ANSA). YB6-MP 17-SET-10 14:35 NNN
L'anziano ucciso dal figlio a Mottola era stato sottoposto agli arresti domiciliari il 9 dicembre 2009 con l'accusa di aver abusato ripetutamente della nipotina di 13 anni. In carcere finì invece la madre della ragazzina, una donna di 38 anni, che secondo gli investigatori avrebbe organizzato gli incontri ricevendo in cambio manciate di denaro. Il 13 luglio scorso il gup del Tribunale di Taranto Valeria Ingenito aveva condannato con il rito abbreviato a sei anni di reclusione l'anziano e a sei anni e otto mesi la madre della ragazzina, quest'ultima accusata di induzione e favoreggiamento della prostituzione ai danni della figlia. Fu proprio il 44enne fermato oggi per l'omicidio del padre a presentare una denuncia, dopo aver notato che l'anziano padre si era invaghito della nipote 13enne che quasi quotidianamente riceveva in casa e con la quale talvolta si appartava in un garage. Si scoprì così che la madre della ragazzina era complice e riceveva piccole somme di denaro. Nell'abitazione dell'anziano la polizia trovò numerose confezioni di viagra. La madre della tredicenne è attualmente rinchiusa nel carcere di Lecce.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=80119
giovedì 5 agosto 2010
INCESTO PEDOFILO: ABUSAVA DEL FIGLIO DI 5 ANNI
TG.COM
Abusa del figlio di 5 anni: preso
4/8/2010
Reggio E., incastrato dalle telecamere
Un reggiano di 45 anni è stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di aver abusato del figlio di 5 anni. L'uomo, incastrato dalle telecamere installate nella sua abitazione dopo i racconti del piccolo all'asilo, costringeva il bimbo a subire rapporti orali. "Papà mi abbassa i pantaloni...", ha detto il bambino durante una festa a scuola, descrivendo gli abusi. Le insegnanti hanno così segnalato il caso alle autorità, dando il via alle indagini.
Le intercettazioni ambientali sono state disposte dalla procura reggiana dopo che il bimbo, nella scuola dell'infanzia che frequenta, durante i festeggiamenti per un compleanno in giugno aveva raccontato quanto succedeva a casa con il padre, descrivendo le violenze sessuali in maniera inequivocabile.
Del caso si è occupato il Comando Provinciale di Reggio Emilia, col coordinamento dei sostituti procuratori Maria Rita Pantani e Luciano Padula. Dopo la registrazione di quanto accadeva nella "stanza degli orrori", che non hanno lasciato dubbi sul compimento del reato, è scattata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere che contesta l'aggravante di aver commesso i fatti nei confronti del figlioletto di appena cinque anni.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo487908.shtml
Abusa del figlio di 5 anni: preso
4/8/2010
Reggio E., incastrato dalle telecamere
Un reggiano di 45 anni è stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di aver abusato del figlio di 5 anni. L'uomo, incastrato dalle telecamere installate nella sua abitazione dopo i racconti del piccolo all'asilo, costringeva il bimbo a subire rapporti orali. "Papà mi abbassa i pantaloni...", ha detto il bambino durante una festa a scuola, descrivendo gli abusi. Le insegnanti hanno così segnalato il caso alle autorità, dando il via alle indagini.
Le intercettazioni ambientali sono state disposte dalla procura reggiana dopo che il bimbo, nella scuola dell'infanzia che frequenta, durante i festeggiamenti per un compleanno in giugno aveva raccontato quanto succedeva a casa con il padre, descrivendo le violenze sessuali in maniera inequivocabile.
Del caso si è occupato il Comando Provinciale di Reggio Emilia, col coordinamento dei sostituti procuratori Maria Rita Pantani e Luciano Padula. Dopo la registrazione di quanto accadeva nella "stanza degli orrori", che non hanno lasciato dubbi sul compimento del reato, è scattata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere che contesta l'aggravante di aver commesso i fatti nei confronti del figlioletto di appena cinque anni.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo487908.shtml
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lunedì 2 agosto 2010
INCESTO: NONNO VIOLENTAVA E FILMAVA NIPOTINE
Nonno filmava abusi sulle nipotine
26/5/2010
Catania, 52enne fermato per pedofilia
Si sarebbe dovuto occupare delle tre nipoti - di età compresa tra 10 e 12 anni - che la figlia e il genero gli affidavano mentre erano al lavoro. Il nonno, invece, un operaio di 52 anni le avrebbe violentate riprendendo gli abusi con il proprio telefono cellulare. Il fermo su disposizione della Procura della Repubblica di Catania per violenza sessuale su minorenni e produzione di materiale pedopornografico.
Sembrava un nonno apparentemente affettuoso ma a tradirlo è stato il suo cellulare. L'uomo aveva perso la memory card del suo porttile nella casa della figlia e la cercava "disperatamente". Tanto da suscitare la curiosità della donna che, mentre riordinava casa, l'ha ritrovata e ha voluto vedere il perché dell'ansia di suo padre.
Sul computer è apparso un filmato di diversi minuti e altri fotogrammi con gli espliciti rapporti sessuali e gli abusi subiti dalle sue tre figlie. Le bambine, nel video, chiamano l'uomo che le violenta "nonno", anche se il su volto non è mai ripreso. Nonostante la rabbia e la voglia di vendetta, la famiglia ha preferito che ad agire fosse la legge e si è dunque rivolta ad un legale. Dopo aver consegnato tutto il materiale al dipartimento della Sicilia orientale della polizia postale e delle telecomunicazioni di Catania, gli investigatori hanno identificato con certezza il presunto carnefice.
Le ragazzine sono state interrogate dal procuratore aggiunto di Catania, Marisa Scavo, e dal sostituto procuratore Antonella Barrera, alla presenza di una neuropsichiatra infantile e hanno confermato le violenze subite. I magistrati hanno quindi disposto il fermo dell'uomo, eseguito dalla polizia postale. L'operaio è stato condotto in carcere dove sarà sottoposto all'interrogatorio di convalida del fermo dal Gip di Catania.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo482523.shtml
26/5/2010
Catania, 52enne fermato per pedofilia
Si sarebbe dovuto occupare delle tre nipoti - di età compresa tra 10 e 12 anni - che la figlia e il genero gli affidavano mentre erano al lavoro. Il nonno, invece, un operaio di 52 anni le avrebbe violentate riprendendo gli abusi con il proprio telefono cellulare. Il fermo su disposizione della Procura della Repubblica di Catania per violenza sessuale su minorenni e produzione di materiale pedopornografico.
Sembrava un nonno apparentemente affettuoso ma a tradirlo è stato il suo cellulare. L'uomo aveva perso la memory card del suo porttile nella casa della figlia e la cercava "disperatamente". Tanto da suscitare la curiosità della donna che, mentre riordinava casa, l'ha ritrovata e ha voluto vedere il perché dell'ansia di suo padre.
Sul computer è apparso un filmato di diversi minuti e altri fotogrammi con gli espliciti rapporti sessuali e gli abusi subiti dalle sue tre figlie. Le bambine, nel video, chiamano l'uomo che le violenta "nonno", anche se il su volto non è mai ripreso. Nonostante la rabbia e la voglia di vendetta, la famiglia ha preferito che ad agire fosse la legge e si è dunque rivolta ad un legale. Dopo aver consegnato tutto il materiale al dipartimento della Sicilia orientale della polizia postale e delle telecomunicazioni di Catania, gli investigatori hanno identificato con certezza il presunto carnefice.
Le ragazzine sono state interrogate dal procuratore aggiunto di Catania, Marisa Scavo, e dal sostituto procuratore Antonella Barrera, alla presenza di una neuropsichiatra infantile e hanno confermato le violenze subite. I magistrati hanno quindi disposto il fermo dell'uomo, eseguito dalla polizia postale. L'operaio è stato condotto in carcere dove sarà sottoposto all'interrogatorio di convalida del fermo dal Gip di Catania.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo482523.shtml
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giovedì 24 giugno 2010
Violenta la figlia per vent'anni-Il padre-mostro scuote il Belgio
24/6/2010 (8:9) - ABUSI IN FAMIGLIA
Violenta la figlia per vent'anni
Il padre-mostro scuote il Belgio
L'uomo è stato arrestato
BRUXELLES
Un caso di "padre-mostro" scuote il Belgio: un uomo ha stuprato la figlia per 20 anni due volte al giorno. Le violenze sono iniziate quando la giovane aveva 14 anni e la moglie non è più riuscita a soddisfarlo. È quanto scrive il quotidiano Le Soir dopo l’arresto dell’uomo, che ha confessato il crimine. La storia ricorda quella dell’austriaco Josef Fritzl che stuprò e tenne segregata per 24 anni la figlia Elisabeth con cui ebbe 7 bambini.
Per 24 anni Elisabeth è stata rinchiusa nel nascondiglio sotterraneo costruito dal padre ingegnere, senza mai vedere la luce del sole, spesso costretta al buio. Violentata almeno 3mila volte, secondo la ricostruzione processuale, ha messo al mondo sette figli. Due erano gemelli ed è uno di questi che è morto ed è stato poi bruciato dal padre nella stufa. Gli altri sei hanno oggi un’età compresa fra i cinque e i 19 anni. A far scoprire la terribile vicenda è stata la malattia della maggiore, Kertsin. Per evitarne la morte, il padre è stato costretto a portarla, ormai incosciente, in ospedale.
Ora Elisabeth e i figli vivono in un luogo protetto dove le autorità li aiutano a ricostruirsi una vita. L’esame del Dna ha confermato che tutti i figli di Elisabeth sono frutto d’incesto. La storia ha lasciato l'Austra intera sotto choc.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201006articoli/56165girata.asp
Violenta la figlia per vent'anni
Il padre-mostro scuote il Belgio
L'uomo è stato arrestato
BRUXELLES
Un caso di "padre-mostro" scuote il Belgio: un uomo ha stuprato la figlia per 20 anni due volte al giorno. Le violenze sono iniziate quando la giovane aveva 14 anni e la moglie non è più riuscita a soddisfarlo. È quanto scrive il quotidiano Le Soir dopo l’arresto dell’uomo, che ha confessato il crimine. La storia ricorda quella dell’austriaco Josef Fritzl che stuprò e tenne segregata per 24 anni la figlia Elisabeth con cui ebbe 7 bambini.
Per 24 anni Elisabeth è stata rinchiusa nel nascondiglio sotterraneo costruito dal padre ingegnere, senza mai vedere la luce del sole, spesso costretta al buio. Violentata almeno 3mila volte, secondo la ricostruzione processuale, ha messo al mondo sette figli. Due erano gemelli ed è uno di questi che è morto ed è stato poi bruciato dal padre nella stufa. Gli altri sei hanno oggi un’età compresa fra i cinque e i 19 anni. A far scoprire la terribile vicenda è stata la malattia della maggiore, Kertsin. Per evitarne la morte, il padre è stato costretto a portarla, ormai incosciente, in ospedale.
Ora Elisabeth e i figli vivono in un luogo protetto dove le autorità li aiutano a ricostruirsi una vita. L’esame del Dna ha confermato che tutti i figli di Elisabeth sono frutto d’incesto. La storia ha lasciato l'Austra intera sotto choc.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201006articoli/56165girata.asp
mercoledì 5 maggio 2010
Nonna e nipote innamorati: scandalo
Nonna e nipote innamorati: scandalo
30/4/2010
Nuova Zelanda, ora vogliono un figlio
"L'amore è cieco e non ha età". E' proprio vero soprattutto se i protagonisti della storia si chiamano Pearl Carter e Phil Bailey. Lei è dell'Indiana ma vive in Nuova Zelanda, ha 72 anni, e si è innamorata perdutamente del nipote 26enne. Per lui è lo stesso e adesso vogliono un bebè. "Sono disposta a pagare 54mila dollari, la mia intera pensione, per affittare un utero e così coronare il nostro sogno", racconta Pearl al New Idea magazine.
A raccontare questa scandalosa storia è il quotidiano britannico The Sun. Phil ha conosciuto la nonna quando la madre, Lynette, è morta per un tumore al cervello. All'epoca il ragazzo aveva 22 anni. Pearl aveva dato la figlia Lynette in adozione appena nata. A 18 anni si riteneva troppo giovane per creare una famiglia tutta sua. Pearl e Phil non si erano mai visti prima e per loro è stato amore a prima vista. Il ragazzo ha infatti rintracciato la nonna solo alla morte della madre.
"Dal primo momento in cui l'ho visto mi sono sentita sessualmente viva", ha detto la 72enne al giornale raccontando anche l'episodio del primo bacio. "Siamo usciti fuori a cena, poi siamo tornati a casa e l'ho chiamato nella mia stanza da letto", dice Pearl "l'ho baciato e pensavo ad un rifiuto invece... il bacio è stato contraccambiato".
Ora la strana coppia intende anche avere un figlio. Pearl sta raccogliendo i risparmi della sua pensione per raggiungere la cifra che le serve per affittare un utero: 54mila dollari. "Sono pronta a diventare finalmente mamma", dice la 72enne, "e Phil sarà un bravo papà".
Questa relazione, oltre a scandalizzare il paese, non è stata ovviamente accettata dalla famiglia. Ma nulla sembra fermare l'anziana amante: "Non penso di dover chiedere scusa a nessuno e Dio mi ha dato una seconda possibilità".
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo480415.shtml
30/4/2010
Nuova Zelanda, ora vogliono un figlio
"L'amore è cieco e non ha età". E' proprio vero soprattutto se i protagonisti della storia si chiamano Pearl Carter e Phil Bailey. Lei è dell'Indiana ma vive in Nuova Zelanda, ha 72 anni, e si è innamorata perdutamente del nipote 26enne. Per lui è lo stesso e adesso vogliono un bebè. "Sono disposta a pagare 54mila dollari, la mia intera pensione, per affittare un utero e così coronare il nostro sogno", racconta Pearl al New Idea magazine.
A raccontare questa scandalosa storia è il quotidiano britannico The Sun. Phil ha conosciuto la nonna quando la madre, Lynette, è morta per un tumore al cervello. All'epoca il ragazzo aveva 22 anni. Pearl aveva dato la figlia Lynette in adozione appena nata. A 18 anni si riteneva troppo giovane per creare una famiglia tutta sua. Pearl e Phil non si erano mai visti prima e per loro è stato amore a prima vista. Il ragazzo ha infatti rintracciato la nonna solo alla morte della madre.
"Dal primo momento in cui l'ho visto mi sono sentita sessualmente viva", ha detto la 72enne al giornale raccontando anche l'episodio del primo bacio. "Siamo usciti fuori a cena, poi siamo tornati a casa e l'ho chiamato nella mia stanza da letto", dice Pearl "l'ho baciato e pensavo ad un rifiuto invece... il bacio è stato contraccambiato".
Ora la strana coppia intende anche avere un figlio. Pearl sta raccogliendo i risparmi della sua pensione per raggiungere la cifra che le serve per affittare un utero: 54mila dollari. "Sono pronta a diventare finalmente mamma", dice la 72enne, "e Phil sarà un bravo papà".
Questa relazione, oltre a scandalizzare il paese, non è stata ovviamente accettata dalla famiglia. Ma nulla sembra fermare l'anziana amante: "Non penso di dover chiedere scusa a nessuno e Dio mi ha dato una seconda possibilità".
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo480415.shtml
sabato 10 aprile 2010
Un pedofilo condannato per aver abusato della sua bambina di tre anni e per minacce alla moglie è stato arrestato a Londra
Pedofilo italiano preso a Londra
9/4/2010
La moglie l'aveva denunciato in tv
Un pedofilo condannato per aver abusato della sua bambina di tre anni e per minacce alla moglie è stato arrestato a Londra dai carabinieri di Monza. L'uomo, Gianluca Falduto, 34 anni, era latitante da quando la sentenza era diventata definitiva. La moglie aveva lanciato un appello su Internet e a una trasmissione televisiva per la sua cattura. La donna aveva chiesto che chiunque l'avesse visto avvertisse subito le forze dell'ordine.
La moglie aveva scoperto che l'uomo aveva abusato della loro bambina dopo che la sorella e il cognato le avevano indicato atteggiamenti sessualizzati nella piccola (mimava l'atto sessuale).
Così aveva denunciato il marito, ed erano seguiti il processo e la condanna a 6 anni e due mesi nel febbraio 2003. Poi, dopo la conferma definitiva della sentenza da parte della Corte di Cassazione nell'ottobre del 2009, Gianluca Falduto era sparito.
Nel frattempo la donna aveva scoperto anche che l’ex imprenditore edile di origine calabrese aveva anche fondato un gruppo su Facebook (probabilmente con scopi di lucro). Il gruppo in questione si chiamava "Regala un click ad un bimbo sordo".
"Quando mi sono accorta che agiva anche su quel social network e che poteva quindi adescare altri bimbi mi sono detta che dovevo fare qualcosa per avvertire tutte le altre potenziali vittime”; ha raccontato la donna. Così, ha stampato diversi manifesti con nome, cognome e fotografia dell’ex marito latitante. Poi si è attivata con messaggi sul Web e alla trasmissione Chi l'ha visto?. "Se qualcuno lo vede, se chiede ospitalità in un albergo, se si rivolge a qualcuno in cerca di lavoro, avvertite la Polizia o i Carabinieri", aveva detto la donna. Il marito era stato individuato nel suo nascondiglio dalla stessa trasmissione della Rai.
Intercettazioni da brivido
Parlando del suo crimine, nelle intercettazioni, Falduto commentava con frasi del tipo “Eh ma non è mica morto nessuno” e “I bambini non scrivono il copione della propria vita fino agli 11 anni”. Poi altre giustificazioni come : “bisognava farle capire la differenza tra i sessi” ed accuse rivolte alla moglie quali “ma tu non venivi mai a letto con me”.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo478664.shtml
9/4/2010
La moglie l'aveva denunciato in tv
Un pedofilo condannato per aver abusato della sua bambina di tre anni e per minacce alla moglie è stato arrestato a Londra dai carabinieri di Monza. L'uomo, Gianluca Falduto, 34 anni, era latitante da quando la sentenza era diventata definitiva. La moglie aveva lanciato un appello su Internet e a una trasmissione televisiva per la sua cattura. La donna aveva chiesto che chiunque l'avesse visto avvertisse subito le forze dell'ordine.
La moglie aveva scoperto che l'uomo aveva abusato della loro bambina dopo che la sorella e il cognato le avevano indicato atteggiamenti sessualizzati nella piccola (mimava l'atto sessuale).
Così aveva denunciato il marito, ed erano seguiti il processo e la condanna a 6 anni e due mesi nel febbraio 2003. Poi, dopo la conferma definitiva della sentenza da parte della Corte di Cassazione nell'ottobre del 2009, Gianluca Falduto era sparito.
Nel frattempo la donna aveva scoperto anche che l’ex imprenditore edile di origine calabrese aveva anche fondato un gruppo su Facebook (probabilmente con scopi di lucro). Il gruppo in questione si chiamava "Regala un click ad un bimbo sordo".
"Quando mi sono accorta che agiva anche su quel social network e che poteva quindi adescare altri bimbi mi sono detta che dovevo fare qualcosa per avvertire tutte le altre potenziali vittime”; ha raccontato la donna. Così, ha stampato diversi manifesti con nome, cognome e fotografia dell’ex marito latitante. Poi si è attivata con messaggi sul Web e alla trasmissione Chi l'ha visto?. "Se qualcuno lo vede, se chiede ospitalità in un albergo, se si rivolge a qualcuno in cerca di lavoro, avvertite la Polizia o i Carabinieri", aveva detto la donna. Il marito era stato individuato nel suo nascondiglio dalla stessa trasmissione della Rai.
Intercettazioni da brivido
Parlando del suo crimine, nelle intercettazioni, Falduto commentava con frasi del tipo “Eh ma non è mica morto nessuno” e “I bambini non scrivono il copione della propria vita fino agli 11 anni”. Poi altre giustificazioni come : “bisognava farle capire la differenza tra i sessi” ed accuse rivolte alla moglie quali “ma tu non venivi mai a letto con me”.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo478664.shtml
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martedì 24 novembre 2009
QUANDO I GENITORI SONO MOSTRI
CENTRO DI SOLIDARIETA' CRISTIANA
QUANDO I GENITORI SONO MOSTRI
Riflessione di Rebecca Oren, esperta in problemi familiari e sociali
****************************
LA STORIA DI ANNA SU MATTINO 5
19 Novembre 2009
Federica Panicucci intervista una ragazza che per anni ha subito orribili violenza a casa sua
da parte del padre, fratello e uomini estranei, con la complicità della madre.
Federica legge qualche rigo della lettera che Anna ha scritto a sua madre;
"Una madre non entra in una stanza dove c'è la figlia chinata sul padre e dice fate piano
perché devo dormire, una madre non se ne va, una madre salva sua figlia.
Tu non sei una madre, non so cosa sei, ma sono sicura che non sei una madre"
Ecco che Anna inizia a raccontare; su padre ha cominciato a picchiarla e violentarla
quando lei frequentava l'asilo, non ricorda bene se aveva 3, 4, 5 anni.
Quando era piccola gli abusi avvenivano una volta la mese, poi col passare degli anni,
sono diventati giornalieri, non solo iniziando da quando frequentava le elementari fino
alle superiori, tornando da scuola, trovava un uomo nella sua stanza,
con il quale si concedeva dopo che la madre chiudeva la porta.
I genitori contattavano questi uomini estrani con cui la figlia andava.
La madre sapeva, vedeva, sentiva e faceva finta di nulla.
Un giorno Anna aveva 8 anni ed aveva dei lividi, la madre gli dice di coprirsi,
perché se la vede la maestra, lei e suo padre vanno in carcere, mentre lei e il fratello vanno
a finire in un orfanotrofio, ma mentre suo fratello si salverà, qualcuno lo prenderà,
lei non si salverà, nessuno può volerla.
Ogni volta che la madre vedeva Anna violentata dal padre, era come offesa, tanto
che Anna doveva chiederle scusa e cercare di fare qualcosa per avere un suo saluto.
Quindi sua madre ha pure questo aspetto silenzioso ed offeso.
Suo fratello sapeva degli abusi, e credeva fossero cose normali, ecco che una volta
è costretto anche lui ad abusare della sorella, perché glielo chiede il padre,
poi però non accade più.
Anna subira queste violenze, fino al giorno in cui scapperà di casa, dopo aver trovato
delle persone che hanno capito il suo problema.
Anna è salva, sta bene, però è stata per 4 anni dallo psicologo, che l'ha aiutata a
rimuovere i sensi di colpa.
Anna dice che dall'inizio gli abusi da parte del padre gli sembravano cose anormali,
specialmente quando alle elementari, sentiva le altre bambine raccontare quello
che facevano con i genitori, come che il fine settimana andavano al mare.
Comunque Anna credeva che gli abusi che subiva erano cose che si fanno normalmentein famiglia.
Anna non poteva ribbellarsi e nemmeno piangere, il padre la picchiava,
e avrebbe peggiorato le cose, quindi Anna accettava tutto questo in silenzio.
Questa è la storia , per molti spetti è incredibile, un esempio; i bambini piccoli se vogliono
un giocattolo o un dolcetto, piangono, e se i genitori li picchiano, piangono più forte.
Non è normale che una bambina di 3 anni abbia rapporti sessuali con il padre che
la picchia per violentarla, e poi vive e cresce normalmente, mangia, va a scuola cresce.
Ci sono bambini che in situazioni famigliari dolorose, lutti, miseria, ed altro, non mangiano,
non studiano e non giocano, sono traumatizzati.
Come è possibile che Anna ha sopportato che il padre la picchi, la violenti la minacci,
come è possibile che Anna si faccia stuprare dal fratello, e poi da estranei ?
Come gestiva Anna la sua intimità, a 3 anni come si può capire di pulizia intima?
Quindi la piccina aveva le sue parti intime sporche e maleodoranti, non sappiamo
se la madre la lavava, povera bambina ha rischiato malattie ed infezioni.
Anna si è trovata in competizione con la madre, tradiva sua madre, andava a letto con
il marito di suo madre, Anna era l'amante di suo padre, sempre costretta ad esserlo.
Tutto questo non è normale, Anna è una bambina particolare, eppure chiede scusa
alla madre se la vede insieme al padre ad avere rapporti sessuali, questo chiedere
scusa, dimostra che Anna si sente colpevole, infatti per rimuovere questi sensi di colpa
Anna deve ricorrere allo psicologo.
Anna ha subito un forte trauma, e quindi aveva le idee confuse che le impedivano di reagire,
scappare di casa, parlare con le amiche o altri parenti.
I genitori di Anna sono dei mostri. Speriamo che la legge con loro sia severa perché
quello che hanno fatto non lo fanno nemmeno gli animali, i quali in genere si prendono
cura amorevole verso la loro prole.
L'uomo certe volte è un mostro, l'animale più crudele è pericoloso.
I questi anni stanno venendo allo scoperto molte storie di bambine anche in tenera età
violentate dal padre, sia in Italia che all'estero.
Ci sono molte organizzazioni anti-pedofilia, ma questo problema si risolve solo se in ogni
famiglia regna la religione cristiana, solo il cristianesimo con i suoi principi ed insegnamenti
può salvare i bambini e le famiflie dalla pedofilia e dall'incesto.
Infatti incesto e pedofilia predominano specie in quelle famiglie senza religione,
dove c'è ignoranza, alcolismo,droga e malattie mentali.
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Un abuso familiare
19/11/2009
La drammatica testimonianza di una ragazza che per anni
ha subito violenze sessuali dal padre.
http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=mattino_5&data=2009/11/19&id=12888&from=link
http://groups.google.com/group/centro-di-solidarieta-cristiana?hl=it
QUANDO I GENITORI SONO MOSTRI
Riflessione di Rebecca Oren, esperta in problemi familiari e sociali
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LA STORIA DI ANNA SU MATTINO 5
19 Novembre 2009
Federica Panicucci intervista una ragazza che per anni ha subito orribili violenza a casa sua
da parte del padre, fratello e uomini estranei, con la complicità della madre.
Federica legge qualche rigo della lettera che Anna ha scritto a sua madre;
"Una madre non entra in una stanza dove c'è la figlia chinata sul padre e dice fate piano
perché devo dormire, una madre non se ne va, una madre salva sua figlia.
Tu non sei una madre, non so cosa sei, ma sono sicura che non sei una madre"
Ecco che Anna inizia a raccontare; su padre ha cominciato a picchiarla e violentarla
quando lei frequentava l'asilo, non ricorda bene se aveva 3, 4, 5 anni.
Quando era piccola gli abusi avvenivano una volta la mese, poi col passare degli anni,
sono diventati giornalieri, non solo iniziando da quando frequentava le elementari fino
alle superiori, tornando da scuola, trovava un uomo nella sua stanza,
con il quale si concedeva dopo che la madre chiudeva la porta.
I genitori contattavano questi uomini estrani con cui la figlia andava.
La madre sapeva, vedeva, sentiva e faceva finta di nulla.
Un giorno Anna aveva 8 anni ed aveva dei lividi, la madre gli dice di coprirsi,
perché se la vede la maestra, lei e suo padre vanno in carcere, mentre lei e il fratello vanno
a finire in un orfanotrofio, ma mentre suo fratello si salverà, qualcuno lo prenderà,
lei non si salverà, nessuno può volerla.
Ogni volta che la madre vedeva Anna violentata dal padre, era come offesa, tanto
che Anna doveva chiederle scusa e cercare di fare qualcosa per avere un suo saluto.
Quindi sua madre ha pure questo aspetto silenzioso ed offeso.
Suo fratello sapeva degli abusi, e credeva fossero cose normali, ecco che una volta
è costretto anche lui ad abusare della sorella, perché glielo chiede il padre,
poi però non accade più.
Anna subira queste violenze, fino al giorno in cui scapperà di casa, dopo aver trovato
delle persone che hanno capito il suo problema.
Anna è salva, sta bene, però è stata per 4 anni dallo psicologo, che l'ha aiutata a
rimuovere i sensi di colpa.
Anna dice che dall'inizio gli abusi da parte del padre gli sembravano cose anormali,
specialmente quando alle elementari, sentiva le altre bambine raccontare quello
che facevano con i genitori, come che il fine settimana andavano al mare.
Comunque Anna credeva che gli abusi che subiva erano cose che si fanno normalmentein famiglia.
Anna non poteva ribbellarsi e nemmeno piangere, il padre la picchiava,
e avrebbe peggiorato le cose, quindi Anna accettava tutto questo in silenzio.
Questa è la storia , per molti spetti è incredibile, un esempio; i bambini piccoli se vogliono
un giocattolo o un dolcetto, piangono, e se i genitori li picchiano, piangono più forte.
Non è normale che una bambina di 3 anni abbia rapporti sessuali con il padre che
la picchia per violentarla, e poi vive e cresce normalmente, mangia, va a scuola cresce.
Ci sono bambini che in situazioni famigliari dolorose, lutti, miseria, ed altro, non mangiano,
non studiano e non giocano, sono traumatizzati.
Come è possibile che Anna ha sopportato che il padre la picchi, la violenti la minacci,
come è possibile che Anna si faccia stuprare dal fratello, e poi da estranei ?
Come gestiva Anna la sua intimità, a 3 anni come si può capire di pulizia intima?
Quindi la piccina aveva le sue parti intime sporche e maleodoranti, non sappiamo
se la madre la lavava, povera bambina ha rischiato malattie ed infezioni.
Anna si è trovata in competizione con la madre, tradiva sua madre, andava a letto con
il marito di suo madre, Anna era l'amante di suo padre, sempre costretta ad esserlo.
Tutto questo non è normale, Anna è una bambina particolare, eppure chiede scusa
alla madre se la vede insieme al padre ad avere rapporti sessuali, questo chiedere
scusa, dimostra che Anna si sente colpevole, infatti per rimuovere questi sensi di colpa
Anna deve ricorrere allo psicologo.
Anna ha subito un forte trauma, e quindi aveva le idee confuse che le impedivano di reagire,
scappare di casa, parlare con le amiche o altri parenti.
I genitori di Anna sono dei mostri. Speriamo che la legge con loro sia severa perché
quello che hanno fatto non lo fanno nemmeno gli animali, i quali in genere si prendono
cura amorevole verso la loro prole.
L'uomo certe volte è un mostro, l'animale più crudele è pericoloso.
I questi anni stanno venendo allo scoperto molte storie di bambine anche in tenera età
violentate dal padre, sia in Italia che all'estero.
Ci sono molte organizzazioni anti-pedofilia, ma questo problema si risolve solo se in ogni
famiglia regna la religione cristiana, solo il cristianesimo con i suoi principi ed insegnamenti
può salvare i bambini e le famiflie dalla pedofilia e dall'incesto.
Infatti incesto e pedofilia predominano specie in quelle famiglie senza religione,
dove c'è ignoranza, alcolismo,droga e malattie mentali.
***************************************************
Un abuso familiare
19/11/2009
La drammatica testimonianza di una ragazza che per anni
ha subito violenze sessuali dal padre.
http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=mattino_5&data=2009/11/19&id=12888&from=link
http://groups.google.com/group/centro-di-solidarieta-cristiana?hl=it
sabato 17 ottobre 2009
Orrore a Varese, violenta la figlia per 24 anni
Le violenze sono continuate anche dopo il matrimonio e la maternità della giovane
Orrore a Varese, violenta la figlia per 24 anni e si giustifica: ''Lei ci stava". Abusi anche sulla nipotina
ultimo aggiornamento: 16 ottobre, ore 18:11
Milano - (Adnkronos) - L'uomo, un operaio di 60 anni, è finito dietro le sbarre. Tutto è venuto alla luce ad agosto quando la piccola ha chiesto alla madre se dalle analisi del sangue era possibile sapere se una donna era incinta.
Milano, 16 ott. (Adnkronos) - Ha abusato della figlia per ventiquattro anni. Poi ha cominciato a farlo con la nipotina, una bimba che non aveva ancora compiuto i nove anni. E avrebbe continuato a rovinare la vita di quella che era la sua famiglia se la piccola non avesse fatto capire quello che le stava succedendo alla mamma la quale, da vittima di 'lunga data', ha capito subito che l'orrore che aveva provato e che ancora provava lei stava ricadendo anche sulle spalle di sua figlia. Così una verità tanto terribile è emersa in tutta la sua crudezza e per l'uomo si sono aperte le porte del carcere.
Lui è un uomo di 60 anni, transfrontaliere operaio in una ditta in Svizzera, incensurato, sposato e con due figli, un ragazzo che a un certo punto ha intuito la tragedia che si consumava in famiglia e una figlia resa vittima della sua follia sessuale. Gli agenti della Squadra Mobile di Varese dopo una lunga attività investigativa lo hanno arrestato per abusi sessuali nei confronti della figlia, appunto, e della nipotina.
Tutto è venuto alla luce ad agosto quando la piccola ha chiesto alla madre se dalle analisi del sangue era possibile sapere se una donna era incinta. Una domanda anomala per una bimba di neanche dieci anni. Troppo insolita per non far insospettire la madre che con insistenza e pazienza è riuscita a farsi dire dalla bambina quello che le era successo. Così la piccola ha raccontato di come il nonno, un anno e mezzo prima, avesse compiuto atti sessuali con lei. Si trovavano da soli, nel garage di casa. E, dopo, lui l'ha minacciata dicendole che se avesse detto qualcosa a sua madre non le avrebbe più voluto bene.
Il giorno dopo, la madre, insieme al marito e al fratello, ha affrontato il padre: inizialmente lui ha negato tutto ma poi, incalzato dal racconto e dalle domande, ha confessato di aver abusato della nipote. Così i genitori lo hanno denunciato, anche se il nonno aveva già deciso di presentarsi spontaneamente in Questura per raccontare nei dettagli quello che aveva fatto alla piccola all'interno del garage. Le indagini venivano affidate al sostituto procuratore Politi. Ma quello che già di per sé sembrava un dramma non era ancora finito.
Interrogata, alla presenza dei genitori, dagli agenti della Squadra Mobile la bimba ha raccontato un secondo episodio di abusi avvenuti, in questo caso, in casa del nonno. Ed è a questo punto che lo zio della piccola, ascoltato per ricostruire la sera in cui sono avvenuti gli abusi da parte del padre, ha raccontato tutti i suoi sospetti, sul padre e la sorella. E così è emersa la storia tragica della madre della bimba, oggi una giovane donna poco più che trentenne, che dall'età di sei anni ha dovuto subire gli abusi del padre, due, tre volte al mese, per ventiquattro anni.
Anche lei, all'inizio, era stata minacciata: se lo racconti dirò alla mamma che è stata colpa tua, che sei tu a provocarmi. E lei, a furia di sentirselo ripetere, ci deve aver creduto e per tutta una vita ha taciuto quello che il padre le faceva subire anche una volta sposata, anche dopo essere diventata mamma. Lei alla fine sembrava aver accettato quell'orrore ma si era fatta giurare dal padre che mai avrebbe toccato la sua bambina. Altrimenti avrebbe parlato.
Così, scoperto cosa quell'uomo aveva fatto anche a sua figlia, ha deciso di raccontare tutto quello che aveva dovuto passare, e ha riempito pagine e pagine di verbale raccontando decenni di abusi nascosti alla madre che ha scoperto di aver avuto al fianco un mostro solo ora. Sulla base degli elementi raccolti, il pm ha emesso un provvedimento di fermo di indiziato di delitto che è stato eseguito l'altro giorno.
E ieri il gip Fazio ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'uomo, intanto, ha confessato tutto anche se a modo suo, fino all'ultimo, e davanti agli inquirenti si è giustificato dicendo, che tutto sommato "mia figlia ci stava".
''Per uomini simili è possibile soltanto auspicare cure obbligatorie e carcere a vita'' dice il sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione parlamentare per l'Infanzia.
Per Marziale ''la pedofilia non è solo quella emergente da Internet, ma buona parte continua a consumarsi entro le mura domestiche ed è quella più difficile da fronteggiare, complice l'assoggettamento psichico delle vittime nei confronti degli abusanti. Ci troviamo al cospetto di un crimine contro l'umanità, che non può più limitarsi al mero biasimo''.
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Orrore-a-Varese-violenta-la-figlia-per-24-anni-e-si-giustifica-Lei-ci-stava-Abusi-anche-sulla-nipotina_3884515516.html
Abusa per 20 anni della figlia
Varese, poi passa alla nipote:preso
Un sessantenne ha abusato della figlia per 20 anni, anche dopo che questa si era sposata, poi ha iniziato a farlo con la nipotina di 8 anni. Quando la bambina ha fatto capire alla mamma che anche lei era vittima delle attenzioni del nonno, la donna l'ha denunciato. Gli agenti della Squadra Mobile di Varese hanno così arrestato il lavoratore frontaliero per abusi sessuali nei confronti delle due congiunte.
"Mamma dalle analisi del sangue si scopre se sono incinta?". E' bastata questa domanda della bambina per far venire a galla una storia allucinante. L'ennesimo e triste caso di pedofilia e violenza in famiglia. Tutto inizia quando la piccola comincia ad accusare disturbi alimentari. La mamma la porta a fare dei controlli, ma la bimba le chiede se c'è il rischio che sia incinta. La donna capisce tutto. E' una storia che conosce bene. Prima di riporre le sue attenzioni sulla bambina, infatti, il padre 60enne aveva già abusato per vent'anni proprio di lei. Questa volta però decide di affrontare il padre, di chiedere spiegazioni e, insieme ai fratelli, di mettere l'uomo alle strette.
Il nonno, messo di fronte alle sue responsabilità, ammette di aver palpeggiato la nipote in garage. La mamma della piccola avvisa la polizia. Il 60enne rende spontanee dichiarazioni che confermato gli abusi e se ne va di casa, tornando dalla madre, in Svizzera. Intanto emerge anche un secondo episodio, avvenuto nel 2007, nella camera da letto dell'uomo, dove si sarebbe anche masturbato davanti alla bambina.
Ma non è tutto qui. Sentendo i familiari, la polizia arriva a un altro pezzo di verità. Lo zio racconta che da piccolo intuì che il padre violentava la sorella. La polizia indaga, e scopre che è tutto vero. Fin dall’età di otto anni, l’operaio aveva abusato della figlia, e i rapporti, forse in uno stato di soggezione psicologica, erano continuati fino a poco tempo fa, anche dopo il matrimonio. Al fratello i primi sospetti gli sarebbero venuti dal fatto che sempre più spesso il padre dormiva con la sorella: "Un giorno mi nascosi sotto il letto di papà e ho scoperto tutto". Così anche la donna si libera di quel pesante "fardello" che si trascina da 20 anni: abusi che sarebbero proseguiti anche dopo il suo matrimonio. Con rapporti, talvolta, completi. Mediamente tre volte alla settimana.
Intimidita e minacciata dal padre, la donna per vent'anni aveva taciuto. "Dico tutto alla mamma, che mi istighi, che mi provochi", le diceva il padre. E così subiva in sielnzio. Un silenzio che, una volta adulta, la donna aveva scambiato con la promessa che il padre non toccasse la nipotina. Una prmessa che però non ha mantenuto. "Non ho fatto nulla di male. Loro ci stavano. Erano contente", ha dichiarato l'uomo subito dopo essere stato arrestato.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo463259.shtml?refresh_cens&fontsize=medium
Orrore a Varese, violenta la figlia per 24 anni e si giustifica: ''Lei ci stava". Abusi anche sulla nipotina
ultimo aggiornamento: 16 ottobre, ore 18:11
Milano - (Adnkronos) - L'uomo, un operaio di 60 anni, è finito dietro le sbarre. Tutto è venuto alla luce ad agosto quando la piccola ha chiesto alla madre se dalle analisi del sangue era possibile sapere se una donna era incinta.
Milano, 16 ott. (Adnkronos) - Ha abusato della figlia per ventiquattro anni. Poi ha cominciato a farlo con la nipotina, una bimba che non aveva ancora compiuto i nove anni. E avrebbe continuato a rovinare la vita di quella che era la sua famiglia se la piccola non avesse fatto capire quello che le stava succedendo alla mamma la quale, da vittima di 'lunga data', ha capito subito che l'orrore che aveva provato e che ancora provava lei stava ricadendo anche sulle spalle di sua figlia. Così una verità tanto terribile è emersa in tutta la sua crudezza e per l'uomo si sono aperte le porte del carcere.
Lui è un uomo di 60 anni, transfrontaliere operaio in una ditta in Svizzera, incensurato, sposato e con due figli, un ragazzo che a un certo punto ha intuito la tragedia che si consumava in famiglia e una figlia resa vittima della sua follia sessuale. Gli agenti della Squadra Mobile di Varese dopo una lunga attività investigativa lo hanno arrestato per abusi sessuali nei confronti della figlia, appunto, e della nipotina.
Tutto è venuto alla luce ad agosto quando la piccola ha chiesto alla madre se dalle analisi del sangue era possibile sapere se una donna era incinta. Una domanda anomala per una bimba di neanche dieci anni. Troppo insolita per non far insospettire la madre che con insistenza e pazienza è riuscita a farsi dire dalla bambina quello che le era successo. Così la piccola ha raccontato di come il nonno, un anno e mezzo prima, avesse compiuto atti sessuali con lei. Si trovavano da soli, nel garage di casa. E, dopo, lui l'ha minacciata dicendole che se avesse detto qualcosa a sua madre non le avrebbe più voluto bene.
Il giorno dopo, la madre, insieme al marito e al fratello, ha affrontato il padre: inizialmente lui ha negato tutto ma poi, incalzato dal racconto e dalle domande, ha confessato di aver abusato della nipote. Così i genitori lo hanno denunciato, anche se il nonno aveva già deciso di presentarsi spontaneamente in Questura per raccontare nei dettagli quello che aveva fatto alla piccola all'interno del garage. Le indagini venivano affidate al sostituto procuratore Politi. Ma quello che già di per sé sembrava un dramma non era ancora finito.
Interrogata, alla presenza dei genitori, dagli agenti della Squadra Mobile la bimba ha raccontato un secondo episodio di abusi avvenuti, in questo caso, in casa del nonno. Ed è a questo punto che lo zio della piccola, ascoltato per ricostruire la sera in cui sono avvenuti gli abusi da parte del padre, ha raccontato tutti i suoi sospetti, sul padre e la sorella. E così è emersa la storia tragica della madre della bimba, oggi una giovane donna poco più che trentenne, che dall'età di sei anni ha dovuto subire gli abusi del padre, due, tre volte al mese, per ventiquattro anni.
Anche lei, all'inizio, era stata minacciata: se lo racconti dirò alla mamma che è stata colpa tua, che sei tu a provocarmi. E lei, a furia di sentirselo ripetere, ci deve aver creduto e per tutta una vita ha taciuto quello che il padre le faceva subire anche una volta sposata, anche dopo essere diventata mamma. Lei alla fine sembrava aver accettato quell'orrore ma si era fatta giurare dal padre che mai avrebbe toccato la sua bambina. Altrimenti avrebbe parlato.
Così, scoperto cosa quell'uomo aveva fatto anche a sua figlia, ha deciso di raccontare tutto quello che aveva dovuto passare, e ha riempito pagine e pagine di verbale raccontando decenni di abusi nascosti alla madre che ha scoperto di aver avuto al fianco un mostro solo ora. Sulla base degli elementi raccolti, il pm ha emesso un provvedimento di fermo di indiziato di delitto che è stato eseguito l'altro giorno.
E ieri il gip Fazio ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'uomo, intanto, ha confessato tutto anche se a modo suo, fino all'ultimo, e davanti agli inquirenti si è giustificato dicendo, che tutto sommato "mia figlia ci stava".
''Per uomini simili è possibile soltanto auspicare cure obbligatorie e carcere a vita'' dice il sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione parlamentare per l'Infanzia.
Per Marziale ''la pedofilia non è solo quella emergente da Internet, ma buona parte continua a consumarsi entro le mura domestiche ed è quella più difficile da fronteggiare, complice l'assoggettamento psichico delle vittime nei confronti degli abusanti. Ci troviamo al cospetto di un crimine contro l'umanità, che non può più limitarsi al mero biasimo''.
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Orrore-a-Varese-violenta-la-figlia-per-24-anni-e-si-giustifica-Lei-ci-stava-Abusi-anche-sulla-nipotina_3884515516.html
Abusa per 20 anni della figlia
Varese, poi passa alla nipote:preso
Un sessantenne ha abusato della figlia per 20 anni, anche dopo che questa si era sposata, poi ha iniziato a farlo con la nipotina di 8 anni. Quando la bambina ha fatto capire alla mamma che anche lei era vittima delle attenzioni del nonno, la donna l'ha denunciato. Gli agenti della Squadra Mobile di Varese hanno così arrestato il lavoratore frontaliero per abusi sessuali nei confronti delle due congiunte.
"Mamma dalle analisi del sangue si scopre se sono incinta?". E' bastata questa domanda della bambina per far venire a galla una storia allucinante. L'ennesimo e triste caso di pedofilia e violenza in famiglia. Tutto inizia quando la piccola comincia ad accusare disturbi alimentari. La mamma la porta a fare dei controlli, ma la bimba le chiede se c'è il rischio che sia incinta. La donna capisce tutto. E' una storia che conosce bene. Prima di riporre le sue attenzioni sulla bambina, infatti, il padre 60enne aveva già abusato per vent'anni proprio di lei. Questa volta però decide di affrontare il padre, di chiedere spiegazioni e, insieme ai fratelli, di mettere l'uomo alle strette.
Il nonno, messo di fronte alle sue responsabilità, ammette di aver palpeggiato la nipote in garage. La mamma della piccola avvisa la polizia. Il 60enne rende spontanee dichiarazioni che confermato gli abusi e se ne va di casa, tornando dalla madre, in Svizzera. Intanto emerge anche un secondo episodio, avvenuto nel 2007, nella camera da letto dell'uomo, dove si sarebbe anche masturbato davanti alla bambina.
Ma non è tutto qui. Sentendo i familiari, la polizia arriva a un altro pezzo di verità. Lo zio racconta che da piccolo intuì che il padre violentava la sorella. La polizia indaga, e scopre che è tutto vero. Fin dall’età di otto anni, l’operaio aveva abusato della figlia, e i rapporti, forse in uno stato di soggezione psicologica, erano continuati fino a poco tempo fa, anche dopo il matrimonio. Al fratello i primi sospetti gli sarebbero venuti dal fatto che sempre più spesso il padre dormiva con la sorella: "Un giorno mi nascosi sotto il letto di papà e ho scoperto tutto". Così anche la donna si libera di quel pesante "fardello" che si trascina da 20 anni: abusi che sarebbero proseguiti anche dopo il suo matrimonio. Con rapporti, talvolta, completi. Mediamente tre volte alla settimana.
Intimidita e minacciata dal padre, la donna per vent'anni aveva taciuto. "Dico tutto alla mamma, che mi istighi, che mi provochi", le diceva il padre. E così subiva in sielnzio. Un silenzio che, una volta adulta, la donna aveva scambiato con la promessa che il padre non toccasse la nipotina. Una prmessa che però non ha mantenuto. "Non ho fatto nulla di male. Loro ci stavano. Erano contente", ha dichiarato l'uomo subito dopo essere stato arrestato.
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo463259.shtml?refresh_cens&fontsize=medium
lunedì 12 ottobre 2009
Stupra la figlia per 30 anni:arrestato un 60enne australiano
Stupra la figlia per 30 anni:
arrestato un 60enne australiano
Proprio come l'austriaco Josef Fritzl: un uomo in Australia ha abusato della figlia e dalle violenze sono nati quattro figli. Ora dovrà rispondere di circa 80 capi d'imputazione, fra cui stupri e minacce
E' un caso simile a quello dell'austriaco Josef Fritzl, che tenne rinchiusa la figlia per 24 anni avendo con lei sette figli: un uomo è stato arrestato in Australia e incriminato di una serie di reati di sesso e di incesto commessi con la figlia in un arco di 30 anni. L'uomo, oltre 60 anni, dovrà comparire in tribunale in novembre, per rispondere di circa 80 capi d'imputazione, fra cui stupri e minacce di morte. I test del dna avrebbero stabilito che l'uomo è il padre dei quattro figli della donna, uno dei quali morto poco dopo il parto, tutti nati in ospedale ma senza il nome del padre sui certificati di nascita. La notizia è stata rivelata in esclusiva dal quotidiano di Melbourne Herald Sun, secondo cui l'uomo aveva iniziato a stuprare la figlia quando aveva ancora 11 anni, minacciandola di violenze contro la madre. E' stato arrestato in febbraio, dopo che la figlia aveva raccontato tutto a un poliziotto, ma un tribunale aveva emesso un ordine di soppressione. Il ministro dei servizi alla comunità, Lisa Neville, ha ordinato un rapporto urgente sul caso: "Non so quale coinvolgimento abbiano avuto la polizia, il mio dipartimento o altre agenzie, negli ultimi 30 anni", ha ammesso.
Giovedì 17 settembre 2009 04.09
http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/145225
arrestato un 60enne australiano
Proprio come l'austriaco Josef Fritzl: un uomo in Australia ha abusato della figlia e dalle violenze sono nati quattro figli. Ora dovrà rispondere di circa 80 capi d'imputazione, fra cui stupri e minacce
E' un caso simile a quello dell'austriaco Josef Fritzl, che tenne rinchiusa la figlia per 24 anni avendo con lei sette figli: un uomo è stato arrestato in Australia e incriminato di una serie di reati di sesso e di incesto commessi con la figlia in un arco di 30 anni. L'uomo, oltre 60 anni, dovrà comparire in tribunale in novembre, per rispondere di circa 80 capi d'imputazione, fra cui stupri e minacce di morte. I test del dna avrebbero stabilito che l'uomo è il padre dei quattro figli della donna, uno dei quali morto poco dopo il parto, tutti nati in ospedale ma senza il nome del padre sui certificati di nascita. La notizia è stata rivelata in esclusiva dal quotidiano di Melbourne Herald Sun, secondo cui l'uomo aveva iniziato a stuprare la figlia quando aveva ancora 11 anni, minacciandola di violenze contro la madre. E' stato arrestato in febbraio, dopo che la figlia aveva raccontato tutto a un poliziotto, ma un tribunale aveva emesso un ordine di soppressione. Il ministro dei servizi alla comunità, Lisa Neville, ha ordinato un rapporto urgente sul caso: "Non so quale coinvolgimento abbiano avuto la polizia, il mio dipartimento o altre agenzie, negli ultimi 30 anni", ha ammesso.
Giovedì 17 settembre 2009 04.09
http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/145225
martedì 4 novembre 2008
DUE MOSTRUOSI CASI D'INCESTO IN POLONIA SCOPERTI A SETTEMBRE 2008
DUE MOSTRUOSI CASI D'INCESTO IN POLONIA SCOPERTI A SETTEMBRE 2008
PRIMO CASO
REPUBBLICA.IT
La 21enne sarebbe stata segregata per 6 anni e avrebbe avuto 2 figli dal genitore
Il 45enne arrestato dopo un tentativo di fuga verso l'Italia. Rischia 15 anni di carcere
Donna reclusa e stuprata dal padre in Polonia
La polizia polacca scorta l'uomo accusato di segregazione e stupro della figlia 21 all'uscita dal tribunale
VARSAVIA - Un uomo di 45 anni è stato arrestato nella Polonia orientale, per avere sequestrato e abusato per sei anni di sua figlia, che ha oggi 21 anni, una vicenda che ricorda quella della "casa degli orrori" dell'austriaco Josef Fritzl.
Secondo quanto reso noto dalla polizia locale di Siemiatycze, la giovane, tenuta segregata in casa dal padre, avrebbe anche partorito nel 2005 e 2007 due bambini, lasciati in ospedale per l'adozione. I bambini potrebbero essere frutto della relazione incestuosa col genitore. La donna ha raccontato alla polizia che l'uomo l'aveva costretta ad abbandonarli, dopo averla accompagnata al parto. La figlia si era presentata la settimana scorsa alla polizia di Siematycze insieme alla madre, denunciando che il padre la violentava dall'età di 15 anni e le impediva di lasciare la casa. La giovane aveva lasciato la scuola a 14 anni. Subito dopo per lei era cominciato un inferno famigliare. Il padre aveva cominciato a violentarla, a legarla e a minacciarla con un coltello.
Dopo la denuncia, l'uomo è fuggito e, secondo l'agenzia France Press, voleva raggiungere l'Italia. La polizia tuttavia l'ha arrestato in una altra città polacca, Siedlce, nel centro del paese. Ora rischia una condanna a 15 anni per violenza sessuale e sequestro di persona. Al momento il tribunale gli ha inflitto un fermo di tre mesi. La figlia è ospite di alcuni famigliari e riceve assistenza psicologica.
La vicenda polacca richiama quella venuta alla luce quest'anno in Austria, nella cittadina di Amstetten. Un uomo di 73 anni, Josef Fritzl, aveva tenuto segregata la figlia per 24 anni in una cantina-prigione sotto casa, violentandola e facendole partorire sette figli.
(8 settembre 2008)
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/esteri/polonia-segregazione/polonia-segregazione/polonia-segregazione.html
RAINEWS24.IT
Varsavia | 9 settembre 2008
Incesto e segregazione, un altro padre mostro in Polonia
Un caso simile a quello di Josef Fritzl
Un uomo di 45 anni e' stato arrestato nella Polonia orientale, per avere sequestrato e abusato per sei anni di sua figlia, che ha oggi 21 anni, una vicenda che ricorda quella della "casa degli orrori" dell'austriaco Josef Fritzl.
Secondo quanto reso noto dalla polizia locale di Siemiatycze, la giovane, tenuta segregata in casa dal padre, avrebbe anche partorito nel 2005 e 2007 due bambini, lasciati in ospedale per l'adozione. I bambini potrebbero essere frutto della relazione incestuosa col genitore. La donna ha raccontato alla polizia che l'uomo l'aveva costretta ad abbandonarli, dopo averla
accompagnata al parto.
Secondo il racconto della vittima, fino a due anni fa la sua famiglia, composta dalla madre Teresa, il padre Krzysztof e il fratellino Jan, abitava a Pasikurice, in Bassa Slesia. Dopo il primo stupro subito dal padre, Alicja ha confessato tutto alla madre la quale pensava inizialmente di divorziare. Poi pero' e' stata picchiata e minacciata dal marito e non ha fatto piu'
nulla per denunciare il crimine.
Dal racconto della giovane a Fakt, il quotidiano del gruppo editoriale tedesco Axel Springer, risulta che il padre la violentava due, tre volte la settimana "come se fosse sua moglie". Diverse volte Alicja B. ha cercato anche di fuggire da casa ma il padre e' riuscito sempre a ritrovarla. Qualche volta la rinchiudeva nella sua stanza togliendo la maniglia.
Dopo il trasferimento della famiglia a Grodzisk, nella zona di Siemiatycze (Polonia orientale), Alicja B. e' riuscita ad avere un fidanzato. Il padre era pero' geloso della relazioni e l'ha costretta a seguirlo in Belgio dove ultimamente lavorava.
Dal Belgio, la ragazza e' riuscita a fuggire l'11 luglio scorso ed e' tornata in Polonia a vivere a casa del suo ragazzo. Rintracciata qualche giorno dopo, il padre l'ha prelevata e rinchiusa a chiave nella casa della nonna, da cui la giovane e' riuscita di nuovo a fuggire. Solo a questo punto, assieme alla madre, ha deciso, una settimana fa, di denunciare il suo martirio alla polizia. "Spero di non rivederlo mai piu", ha detto la ragazza descivendo il sollievo provato quando ha visto il padre portato via in manette.
La vicenda polacca richiama quella venuta alla luce quest'anno in Austria, nella cittadina di Amstetten. Un uomo di 73 anni, Josef Fritzl, aveva tenuto segregata la figlia per 24
anni in una cantina-prigione sotto casa, violentandola e facendole partorire sette figli.
http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=85680
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SECONDO CASO
Un nuovo caso di incesto scuote la Polonia. L'ultimo scoperto solo quattro giorni fa
La giovane e il padre rischiano entrambi una condanna fino a cinque anni di reclusione
Abusa della figlia per nove anni
Dal rapporto nascono cinque figli
La casa dove l’uomo viveva con la figlia
REPUBBLICA.IT
VARSAVIA - Sono passati appena quattro giorni dalla la divulgazione di un caso di incesto e violenze sessuali di un padre sulla figlia e la Polonia è di nuovo sotto shock. Un altro uomo è stato arrestato con l'accusa di avere abusato per nove anni di sua figlia.
Dai rapporti tra i due sarebbero anche nati cinque figli.
Secondo quanto reso noto dall'agenzia di stampa polacca Pap, l'uomo, originario del villaggio di Pyrzyce, nella Pomerania occidentale, è accusato dalla procura polacca di avere avuto per almeno nove anni rapporti sessuali con sua figlia adulta.
Il tribunale lo ha condannato a tre mesi di reclusione in attesa del processo, mentre alla donna è stato vietato di lasciare il Paese. Entrambi rischiano una condanna fino a cinque anni di reclusione. Altri particolari sulla vicenda e l'identità dei protagonisti non sono stati resi noti.
Solo quattro giorni fa era venuto alla luce un caso di incesto che ha scioccato la Polonia: un uomo di 45 anni arrestato per aver abusato, per sei anni, di sua figlia. Dalla relazione sarebbero nati due bambini, dati in adozione. La vicenda aveva indotto i media a fare accostamenti con la storia agghiacciante di Amstetten, in Austria, dove Josef Fritzl (oggi 72enne) è accusato di avere tenuto segregata per oltre 20 anni la figlia Elisabeth e di averla sistematicamente violentata procurandole sette gravidanze.
(12 settembre 2008) Tutti gli articoli di esteri
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/esteri/polonia-segregazione/nuovo-caso-incesto/nuovo-caso-incesto.html?rss
PRIMO CASO
REPUBBLICA.IT
La 21enne sarebbe stata segregata per 6 anni e avrebbe avuto 2 figli dal genitore
Il 45enne arrestato dopo un tentativo di fuga verso l'Italia. Rischia 15 anni di carcere
Donna reclusa e stuprata dal padre in Polonia
La polizia polacca scorta l'uomo accusato di segregazione e stupro della figlia 21 all'uscita dal tribunale
VARSAVIA - Un uomo di 45 anni è stato arrestato nella Polonia orientale, per avere sequestrato e abusato per sei anni di sua figlia, che ha oggi 21 anni, una vicenda che ricorda quella della "casa degli orrori" dell'austriaco Josef Fritzl.
Secondo quanto reso noto dalla polizia locale di Siemiatycze, la giovane, tenuta segregata in casa dal padre, avrebbe anche partorito nel 2005 e 2007 due bambini, lasciati in ospedale per l'adozione. I bambini potrebbero essere frutto della relazione incestuosa col genitore. La donna ha raccontato alla polizia che l'uomo l'aveva costretta ad abbandonarli, dopo averla accompagnata al parto. La figlia si era presentata la settimana scorsa alla polizia di Siematycze insieme alla madre, denunciando che il padre la violentava dall'età di 15 anni e le impediva di lasciare la casa. La giovane aveva lasciato la scuola a 14 anni. Subito dopo per lei era cominciato un inferno famigliare. Il padre aveva cominciato a violentarla, a legarla e a minacciarla con un coltello.
Dopo la denuncia, l'uomo è fuggito e, secondo l'agenzia France Press, voleva raggiungere l'Italia. La polizia tuttavia l'ha arrestato in una altra città polacca, Siedlce, nel centro del paese. Ora rischia una condanna a 15 anni per violenza sessuale e sequestro di persona. Al momento il tribunale gli ha inflitto un fermo di tre mesi. La figlia è ospite di alcuni famigliari e riceve assistenza psicologica.
La vicenda polacca richiama quella venuta alla luce quest'anno in Austria, nella cittadina di Amstetten. Un uomo di 73 anni, Josef Fritzl, aveva tenuto segregata la figlia per 24 anni in una cantina-prigione sotto casa, violentandola e facendole partorire sette figli.
(8 settembre 2008)
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/esteri/polonia-segregazione/polonia-segregazione/polonia-segregazione.html
RAINEWS24.IT
Varsavia | 9 settembre 2008
Incesto e segregazione, un altro padre mostro in Polonia
Un caso simile a quello di Josef Fritzl
Un uomo di 45 anni e' stato arrestato nella Polonia orientale, per avere sequestrato e abusato per sei anni di sua figlia, che ha oggi 21 anni, una vicenda che ricorda quella della "casa degli orrori" dell'austriaco Josef Fritzl.
Secondo quanto reso noto dalla polizia locale di Siemiatycze, la giovane, tenuta segregata in casa dal padre, avrebbe anche partorito nel 2005 e 2007 due bambini, lasciati in ospedale per l'adozione. I bambini potrebbero essere frutto della relazione incestuosa col genitore. La donna ha raccontato alla polizia che l'uomo l'aveva costretta ad abbandonarli, dopo averla
accompagnata al parto.
Secondo il racconto della vittima, fino a due anni fa la sua famiglia, composta dalla madre Teresa, il padre Krzysztof e il fratellino Jan, abitava a Pasikurice, in Bassa Slesia. Dopo il primo stupro subito dal padre, Alicja ha confessato tutto alla madre la quale pensava inizialmente di divorziare. Poi pero' e' stata picchiata e minacciata dal marito e non ha fatto piu'
nulla per denunciare il crimine.
Dal racconto della giovane a Fakt, il quotidiano del gruppo editoriale tedesco Axel Springer, risulta che il padre la violentava due, tre volte la settimana "come se fosse sua moglie". Diverse volte Alicja B. ha cercato anche di fuggire da casa ma il padre e' riuscito sempre a ritrovarla. Qualche volta la rinchiudeva nella sua stanza togliendo la maniglia.
Dopo il trasferimento della famiglia a Grodzisk, nella zona di Siemiatycze (Polonia orientale), Alicja B. e' riuscita ad avere un fidanzato. Il padre era pero' geloso della relazioni e l'ha costretta a seguirlo in Belgio dove ultimamente lavorava.
Dal Belgio, la ragazza e' riuscita a fuggire l'11 luglio scorso ed e' tornata in Polonia a vivere a casa del suo ragazzo. Rintracciata qualche giorno dopo, il padre l'ha prelevata e rinchiusa a chiave nella casa della nonna, da cui la giovane e' riuscita di nuovo a fuggire. Solo a questo punto, assieme alla madre, ha deciso, una settimana fa, di denunciare il suo martirio alla polizia. "Spero di non rivederlo mai piu", ha detto la ragazza descivendo il sollievo provato quando ha visto il padre portato via in manette.
La vicenda polacca richiama quella venuta alla luce quest'anno in Austria, nella cittadina di Amstetten. Un uomo di 73 anni, Josef Fritzl, aveva tenuto segregata la figlia per 24
anni in una cantina-prigione sotto casa, violentandola e facendole partorire sette figli.
http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=85680
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SECONDO CASO
Un nuovo caso di incesto scuote la Polonia. L'ultimo scoperto solo quattro giorni fa
La giovane e il padre rischiano entrambi una condanna fino a cinque anni di reclusione
Abusa della figlia per nove anni
Dal rapporto nascono cinque figli
La casa dove l’uomo viveva con la figlia
REPUBBLICA.IT
VARSAVIA - Sono passati appena quattro giorni dalla la divulgazione di un caso di incesto e violenze sessuali di un padre sulla figlia e la Polonia è di nuovo sotto shock. Un altro uomo è stato arrestato con l'accusa di avere abusato per nove anni di sua figlia.
Dai rapporti tra i due sarebbero anche nati cinque figli.
Secondo quanto reso noto dall'agenzia di stampa polacca Pap, l'uomo, originario del villaggio di Pyrzyce, nella Pomerania occidentale, è accusato dalla procura polacca di avere avuto per almeno nove anni rapporti sessuali con sua figlia adulta.
Il tribunale lo ha condannato a tre mesi di reclusione in attesa del processo, mentre alla donna è stato vietato di lasciare il Paese. Entrambi rischiano una condanna fino a cinque anni di reclusione. Altri particolari sulla vicenda e l'identità dei protagonisti non sono stati resi noti.
Solo quattro giorni fa era venuto alla luce un caso di incesto che ha scioccato la Polonia: un uomo di 45 anni arrestato per aver abusato, per sei anni, di sua figlia. Dalla relazione sarebbero nati due bambini, dati in adozione. La vicenda aveva indotto i media a fare accostamenti con la storia agghiacciante di Amstetten, in Austria, dove Josef Fritzl (oggi 72enne) è accusato di avere tenuto segregata per oltre 20 anni la figlia Elisabeth e di averla sistematicamente violentata procurandole sette gravidanze.
(12 settembre 2008) Tutti gli articoli di esteri
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/esteri/polonia-segregazione/nuovo-caso-incesto/nuovo-caso-incesto.html?rss
mercoledì 27 agosto 2008
UNA DONNA RACCONTA LA SUA ORRIBILE STORIA D'INCESTO CON IL PADRE PEDOFILO
Oggi è Giovedì 28 Agosto.
Donna Moderna
Io, vittima di un padre pedofilo
Ogni giorno ci sono bambini che subiscono abusi da parte degli adulti. E restano segnati per sempre. Come è successo a Ginevra, che ha voluto raccontarci la sua esperienza. E dirci che da questo inferno ci si può salvare
di Antonella Trentin
23/6/2003
È la nostra forma di autodifesa contro quell’orrore quotidiano chiamato pedofilia. Appena finiamo di leggere una nuova storia di bambini e violenze, cancelliamo subito dalla mente quegli adulti a caccia di piccole vittime. Sbagliamo. Perché loro, gli orchi, ci sono sempre: travestiti da padri, zii, amici di famiglia, perfino sacerdoti. Basta sfogliare i giornali dell’ultimo mese. Il 3 maggio è stato arrestato un prete bergamasco che finanziava un gruppo di pedofili e spartiva con loro i bambini adescati. Il 10 maggio è finito in galera un pregiudicato di Trapani: violentava la figlia di 11 anni, minacciandola con un coltello.
Il 29 maggio 400 persone in tutta Italia sono state indagate per aver scambiato su Internet foto pornografiche di bambini. Drammi troppo spesso dimenticati, su cui il criminologo Massimo Picozzi e l’ispettore di Polizia Michele Maggi hanno appena scritto un libro, pubblicato da Guerini: si intitola "Pedofilia, non chiamatelo amore". Questo amore mostruoso lo ha vissuto anche Ginevra, 40 anni, di Arezzo, un marito e due figli adolescenti.
Bellissima e tenera, lascia scivolare lacrime mute dai grandi occhi verdi: «Voglio parlare della mia storia, perché non si deve mai abbassare la guardia» dice. «I bambini che subiscono abusi lanciano sempre dei segnali forti: sono introversi, hanno uno sguardo rassegnato, spesso sono anche autolesionisti. Parenti, insegnanti, vicini di casa devono saper ascoltare le loro grida silenziose. Non si può girare la testa da un’altra parte».
Nel suo caso l’hanno fatto?
«Per fortuna no. Anche se i miei compagni di classe mi isolavano perché fiutavano la mia diversità, la scuola è stata la mia salvezza. Devo dire grazie a due professori: spesso mi vedevano piangere davanti a un foglio bianco. E, a furia di insistere e fare domande, mi hanno tirato fuori la verità».
Quale verità?
«Per anni mio padre ha abusato di me. Li chiamava “i nostri giochi segreti”. Era l’unica forma d’amore che sapeva darmi. Per il resto, solo botte».
E sua madre?
«Mia mamma è morta quando avevo quattro anni. Mio padre era innamoratissimo di lei. La sua scomparsa, e una famiglia cattiva e indifferente alle spalle, hanno fatto di lui un uomo sbandato e malato. Qualcuno avrebbe dovuto aiutarlo, invece c’ero solo io».
Quando suo padre ha rivolto le sue attenzioni sessuali verso di lei?
«Avevo otto anni. Durante la settimana vivevo con i nonni materni e gli zii, perché papà non era in grado di badare a me. Lo vedevo nei weekend. E, ogni sabato e domenica, quei giochi segreti si ripetevano. In una stanza sudicia e triste. Io lo odiavo e gli volevo bene allo stesso tempo: era l’unico genitore che mi era rimasto».
Non ha mai detto nulla ai suoi nonni?
«Non ammettevo neppure con me stessa che ci fosse qualcosa di strano».
E quando lo ha capito?
«Con il mio primo fidanzatino, a 14 anni. Volevo che mi coccolasse, che mi volesse bene. Ma carezze un po’ più intime, mai. Siamo andati avanti così per un anno. Io continuavo a dirgli: “Tu non capisci”. Alla fine, sono sbottata: “I rapporti fisici con te non funzionano perché tu non fai come il mio papà”. Ecco, la bomba era esplosa».
Allora ha parlato alla sua famiglia?
«Sì. Sono stati i miei professori a insistere: “Coraggio, ora torni a casa e ti togli questo peso” mi dicevano. Alla fine, mia zia mi ha preso da parte ed è riuscita a farsi raccontare tutto».
Poi che cosa è successo?
«Lei mi ha portato via: siamo andate a passare le vacanze estive su un’isola. Ma ogni notte, quando sentivo un rumore, mi svegliavo di soprassalto: avevo paura che papà fosse tornato a prendermi. Lui arrivava sempre quando meno me lo aspettavo, magari mentre ero in spiaggia con i miei amici, e mi picchiava davanti a tutti. Per fortuna, quell’estate non mi trovò. E non ci siamo visti per un anno intero».
Vi siete chiariti?
«Mai. Dopo aver confessato tutto a mia zia, gli ho scritto una lettera: gli dicevo che mi aveva fatto male e che dovevamo stare lontani. Quando mi ha rivisto, molto tempo dopo, mi ha aggredito: “Dobbiamo parlare noi due, perché lettere come quella non mi piacciono”. Poi è piombato il silenzio».
Ha mai denunciato suo padre?
«No. Non volevo fargli del male. E io non volevo finire in un tribunale».
Come ha superato il trauma?
«Ci sono voluti anni. Mi sentivo sporca, colpevole. So che è assurdo, ma avrei voluto che fosse mio padre ad aiutarmi, desideravo tanto un abbraccio, una manifestazione di affetto disinteressato. Non è mai arrivata. Così mi sono rivolta a uno psicologo che cura i problemi dell’infanzia, e mi sono sottoposta all’ipnosi per cinque mesi».
Questa esperienza come ha cambiato la sua vita sessuale?
«È rimasta un’ombra. Ancora oggi, mi capita di ripetere gli stessi gesti, le carezze che ricevevo da mio padre. Per fortuna, ho incontrato Paolo, mio marito, un uomo generoso, caro, intelligente. Abbiamo impiegato anni a trovare il nostro modo di fare l’amore».
Qual è stato l’ostacolo maggiore?
«La bambina che era rimasta in me. Veniva sempre fuori: facevo i capricci, esigevo un’attenzione costante, cambiavo addirittura voce. Tutto in nome della mia infanzia bruciata. Ho sofferto anche di pesanti crisi depressive: non riuscivo a capire chi fossi».
Com’è riuscita a diventare grande?
«Mio marito mi ha sempre avvolto nel suo immenso affetto. E anche gli amici. Ma, soprattutto, avevo un sogno: costruire una famiglia normale. Alla fine ce l’ho fatta. È questo che vorrei dire ai bambini vittime di abusi: che possono riconquistare la propria vita. Mai piangersi addosso: ognuno ha dentro di sé la forza giusta per reagire. Io, per esempio, ho imparato a non farmi travolgere dalle cose brutte della vita, a trasformare sempre il nero in rosa».
E suo padre?
«È morto. Era ridotto come un barbone: viveva solo in una casa piena d’immondizia, malato di cancro. Io ho passato con lui gli ultimi giorni di vita, stando accanto al suo letto d’ospedale notte e giorno. “Sono con te, papà” gli ho detto “e ti perdono”. Lui, poco prima di morire, si è lasciato andare: “Ho sbagliato, ti ho fatto soffrire”. È morto sereno. Il cerchio si era chiuso, la mia rabbia era volata via».
Articolo tratto da Donna moderna
http://www.sosinfanzia.org/2003/testi2003/Donna_moderna.asp
Donna Moderna
Io, vittima di un padre pedofilo
Ogni giorno ci sono bambini che subiscono abusi da parte degli adulti. E restano segnati per sempre. Come è successo a Ginevra, che ha voluto raccontarci la sua esperienza. E dirci che da questo inferno ci si può salvare
di Antonella Trentin
23/6/2003
È la nostra forma di autodifesa contro quell’orrore quotidiano chiamato pedofilia. Appena finiamo di leggere una nuova storia di bambini e violenze, cancelliamo subito dalla mente quegli adulti a caccia di piccole vittime. Sbagliamo. Perché loro, gli orchi, ci sono sempre: travestiti da padri, zii, amici di famiglia, perfino sacerdoti. Basta sfogliare i giornali dell’ultimo mese. Il 3 maggio è stato arrestato un prete bergamasco che finanziava un gruppo di pedofili e spartiva con loro i bambini adescati. Il 10 maggio è finito in galera un pregiudicato di Trapani: violentava la figlia di 11 anni, minacciandola con un coltello.
Il 29 maggio 400 persone in tutta Italia sono state indagate per aver scambiato su Internet foto pornografiche di bambini. Drammi troppo spesso dimenticati, su cui il criminologo Massimo Picozzi e l’ispettore di Polizia Michele Maggi hanno appena scritto un libro, pubblicato da Guerini: si intitola "Pedofilia, non chiamatelo amore". Questo amore mostruoso lo ha vissuto anche Ginevra, 40 anni, di Arezzo, un marito e due figli adolescenti.
Bellissima e tenera, lascia scivolare lacrime mute dai grandi occhi verdi: «Voglio parlare della mia storia, perché non si deve mai abbassare la guardia» dice. «I bambini che subiscono abusi lanciano sempre dei segnali forti: sono introversi, hanno uno sguardo rassegnato, spesso sono anche autolesionisti. Parenti, insegnanti, vicini di casa devono saper ascoltare le loro grida silenziose. Non si può girare la testa da un’altra parte».
Nel suo caso l’hanno fatto?
«Per fortuna no. Anche se i miei compagni di classe mi isolavano perché fiutavano la mia diversità, la scuola è stata la mia salvezza. Devo dire grazie a due professori: spesso mi vedevano piangere davanti a un foglio bianco. E, a furia di insistere e fare domande, mi hanno tirato fuori la verità».
Quale verità?
«Per anni mio padre ha abusato di me. Li chiamava “i nostri giochi segreti”. Era l’unica forma d’amore che sapeva darmi. Per il resto, solo botte».
E sua madre?
«Mia mamma è morta quando avevo quattro anni. Mio padre era innamoratissimo di lei. La sua scomparsa, e una famiglia cattiva e indifferente alle spalle, hanno fatto di lui un uomo sbandato e malato. Qualcuno avrebbe dovuto aiutarlo, invece c’ero solo io».
Quando suo padre ha rivolto le sue attenzioni sessuali verso di lei?
«Avevo otto anni. Durante la settimana vivevo con i nonni materni e gli zii, perché papà non era in grado di badare a me. Lo vedevo nei weekend. E, ogni sabato e domenica, quei giochi segreti si ripetevano. In una stanza sudicia e triste. Io lo odiavo e gli volevo bene allo stesso tempo: era l’unico genitore che mi era rimasto».
Non ha mai detto nulla ai suoi nonni?
«Non ammettevo neppure con me stessa che ci fosse qualcosa di strano».
E quando lo ha capito?
«Con il mio primo fidanzatino, a 14 anni. Volevo che mi coccolasse, che mi volesse bene. Ma carezze un po’ più intime, mai. Siamo andati avanti così per un anno. Io continuavo a dirgli: “Tu non capisci”. Alla fine, sono sbottata: “I rapporti fisici con te non funzionano perché tu non fai come il mio papà”. Ecco, la bomba era esplosa».
Allora ha parlato alla sua famiglia?
«Sì. Sono stati i miei professori a insistere: “Coraggio, ora torni a casa e ti togli questo peso” mi dicevano. Alla fine, mia zia mi ha preso da parte ed è riuscita a farsi raccontare tutto».
Poi che cosa è successo?
«Lei mi ha portato via: siamo andate a passare le vacanze estive su un’isola. Ma ogni notte, quando sentivo un rumore, mi svegliavo di soprassalto: avevo paura che papà fosse tornato a prendermi. Lui arrivava sempre quando meno me lo aspettavo, magari mentre ero in spiaggia con i miei amici, e mi picchiava davanti a tutti. Per fortuna, quell’estate non mi trovò. E non ci siamo visti per un anno intero».
Vi siete chiariti?
«Mai. Dopo aver confessato tutto a mia zia, gli ho scritto una lettera: gli dicevo che mi aveva fatto male e che dovevamo stare lontani. Quando mi ha rivisto, molto tempo dopo, mi ha aggredito: “Dobbiamo parlare noi due, perché lettere come quella non mi piacciono”. Poi è piombato il silenzio».
Ha mai denunciato suo padre?
«No. Non volevo fargli del male. E io non volevo finire in un tribunale».
Come ha superato il trauma?
«Ci sono voluti anni. Mi sentivo sporca, colpevole. So che è assurdo, ma avrei voluto che fosse mio padre ad aiutarmi, desideravo tanto un abbraccio, una manifestazione di affetto disinteressato. Non è mai arrivata. Così mi sono rivolta a uno psicologo che cura i problemi dell’infanzia, e mi sono sottoposta all’ipnosi per cinque mesi».
Questa esperienza come ha cambiato la sua vita sessuale?
«È rimasta un’ombra. Ancora oggi, mi capita di ripetere gli stessi gesti, le carezze che ricevevo da mio padre. Per fortuna, ho incontrato Paolo, mio marito, un uomo generoso, caro, intelligente. Abbiamo impiegato anni a trovare il nostro modo di fare l’amore».
Qual è stato l’ostacolo maggiore?
«La bambina che era rimasta in me. Veniva sempre fuori: facevo i capricci, esigevo un’attenzione costante, cambiavo addirittura voce. Tutto in nome della mia infanzia bruciata. Ho sofferto anche di pesanti crisi depressive: non riuscivo a capire chi fossi».
Com’è riuscita a diventare grande?
«Mio marito mi ha sempre avvolto nel suo immenso affetto. E anche gli amici. Ma, soprattutto, avevo un sogno: costruire una famiglia normale. Alla fine ce l’ho fatta. È questo che vorrei dire ai bambini vittime di abusi: che possono riconquistare la propria vita. Mai piangersi addosso: ognuno ha dentro di sé la forza giusta per reagire. Io, per esempio, ho imparato a non farmi travolgere dalle cose brutte della vita, a trasformare sempre il nero in rosa».
E suo padre?
«È morto. Era ridotto come un barbone: viveva solo in una casa piena d’immondizia, malato di cancro. Io ho passato con lui gli ultimi giorni di vita, stando accanto al suo letto d’ospedale notte e giorno. “Sono con te, papà” gli ho detto “e ti perdono”. Lui, poco prima di morire, si è lasciato andare: “Ho sbagliato, ti ho fatto soffrire”. È morto sereno. Il cerchio si era chiuso, la mia rabbia era volata via».
Articolo tratto da Donna moderna
http://www.sosinfanzia.org/2003/testi2003/Donna_moderna.asp
L'INCESTO E IL CLIMA DI OMERTÀ DI TANTE FAMIGLIE
Il minore vittima di abuso
L'INCESTO E IL CLIMA DI OMERTÀ DI TANTE FAMIGLIE
Il bambino che vive questa esperienza è una vittima. L’impatto sulla sua psiche è devastante. È importante prevenire gli abusi e curare le vittime.
Caro padre, mi riferisco alla risposta data dal teologo su Famiglia Cristiana n. 5/2000, relativa al tema dell’incesto. Credo che il problema vada inquadrato in modo diverso da come è stato fatto. L’incesto, infatti, non è un problema di deviazione sessuale. Non è un "adulterio aggravato", ma una violenza su un minore. Il 70 per cento delle vittime dell’abuso sessuale da parte di un familiare ha un’età inferiore ai 10 anni. E non sono rari i casi di bambini di 3 o 4 anni che hanno fatto questa drammatica esperienza.
Esiste dunque una sproporzione fra l’adulto e il bambino violentato. L’adulto esercita sul bambino un potere "assoluto", poiché lo domina nella sua dimensione più intima che è quella affettiva. E il bambino nella sua fragilità si affida totalmente all’adulto. L’abuso inoltre si perpetua indistintamente su maschi e femmine. Non si può allora parlare di incesto come di un adulterio. Come se fra i due si instaurasse una relazione. Non vi è nessuna relazione reciproca fra i due.
L’incesto è sempre una violenza. Anche se può essere vissuto in una forma non brutale o aggressiva. Anzi, al contrario, i modi d’approccio dell’adulto sono suadenti e seduttivi. Ma le conseguenze non sono meno devastanti. Il bambino che vive questa esperienza è una vittima. L’impatto sulla sua psiche è devastante. Si dice che è un’esperienza "destrutturante": dà cioè inizio ad una distruzione psichica del bambino. Capovolge il suo mondo di significati e la percezione che egli ha di sé. Per rendersene conto basterebbe vedere i disegni coi quali questi bambini descrivono la loro esperienza. O ascoltarne i racconti. Da essi emerge un vissuto di violenza e di angoscia inimmaginabile. Il bambino vive un carico di sofferenza così grande da non essere gestibile: non riesce neanche a trovare parole d’aiuto.
La nostra attenzione va posta allora sulla protezione del bambino, piuttosto che sulla sessualità deviata. La mamma che scopre una situazione di questo tipo deve immediatamente proteggere il bambino. E l’unica protezione possibile è quella di non conservare il "segreto familiare". Innanzitutto perché il bambino deve parlare del proprio dolore: continuare a tenerlo dentro, senza la possibilità di esprimerlo, accelera ulteriormente gli effetti distruttivi sulla sua psiche. Il tacere sull’abuso non fa altro che progredirne le conseguenze.
Il "segreto familiare" non consente di porre fine all’abuso, perché chi abusa non è capace di fermarsi da solo. E invece va fermato perché possa riconoscere la propria patologia. Va messo di fronte a ciò che ha compiuto, che quasi sempre continua a negare. Dal punto di vista giuridico, poi, l’abuso è un reato. E va denunciato: altrimenti chi ne è a conoscenza può essere accusato di favoreggiamento. La denuncia non va vista come qualcosa che ha come conseguenza la distruzione di una famiglia. O, peggio, come una vendetta. Ma, piuttosto, come la possibilità di iniziare un cammino terapeutico che possa riparare al male fatto.
La vittima dell’abuso prende coscienza di essere tale solo di fronte al riconoscimento del male subìto. Se ciò non avviene, il bambino avrà molte difficoltà a vincere i sensi di colpa che vive. E si sentirà ancora colpevole di quanto è accaduto. Anche se è molto raro e difficile, solo alla fine di un complesso cammino terapeutico c’è la possibilità di recuperare l’unità in una famiglia segnata dall’esperienza dell’abuso.
Vorrei infine invitare a riflettere sulla possibilità di "salvare il matrimonio". Dal punto di vista del codice canonico, una situazione di questo tipo dovrebbe far riflettere sulla validità del matrimonio celebrato. Infatti, poiché una patologia come quella dell’abuso è il più delle volte esistente prima del matrimonio, si potrebbe configurare nel matrimonio stesso un vizio di consenso. E potrebbe quindi non essere valido. Che cosa giustificherebbe poi un atteggiamento di prudenza? Il non voler dare scandalo? Ma che senso ha parlare di scandalo di fronte al male che il bambino abusato ha subìto, se non si cerca di difenderlo? Si vuole salvare un matrimonio? Ma che senso ha salvare un’immagine di famiglia se non si salva un bambino?
Don Giuseppe R. (Napoli)
Caro padre, siamo un’équipe di psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, educatori che lavorano quotidianamente con bambini e ragazzi vittime di abusi sessuali intrafamiliari. L’associazione di cui facciamo parte gestisce un Centro anti abuso, un Centro per la tutela del bambino e la cura del disagio familiare e tre consultori diocesani. Leggendo la risposta del teologo, ci è sembrato che, al di là di una corretta presentazione del pensiero della Chiesa circa la sessualità tra i coniugi, al di là della esauriente disamina sessuologica di deviazioni e perversioni, al di là anche delle indicazioni di natura giuridica, sia canonistica che penalistica, il teologo abbia trascurato un qualsiasi accenno alla figura della vittima, alle conseguenze che atti tanto gravi, e per di più perpetrati da un familiare autorevole e affidabile, come appare un padre ad una figlia, hanno sullo sviluppo di una giovane creatura. Compromettendone per sempre, se non si interviene tempestivamente a bloccare l’incesto, l’equilibrio non solo sessuale, ma psico-affettivo.
Quali mezzi suggerisce il teologo alla madre, «per far cessare questa pratica abominevole?». Nella risposta non se ne trova traccia. E la nostra esperienza ci dice che è impossibile che queste pratiche vengano sospese solo con un intervento intrafamiliare, perché hanno radici profonde e lontane. Non per nulla esse sono qualificate dalla legislazione italiana come reato.
Ma, soprattutto, quale matrimonio il teologo consiglia alla signora di salvare, se la relazione coniugale è già giunta a questi livelli di degrado? Ci sembra che la risposta non aiuti a superare quel clima di omertà che purtroppo caratterizza ancora l’abuso sessuale sui minori (specialmente l’incesto). Omertà che porta a coprire, con scuse simili a quelle addotte dal teologo, non solo la sofferenza inflitta al minore, ma anche il vero e proprio reato.
Quanto alla sofferenza del minore, avrebbe potuto non essere fuori luogo richiamare le espressioni evangeliche riguardo allo scandalo che gli adulti possono dare ai bambini.
(Seguono otto firme)
Centro Anti abuso di Marghera Venezia
La risposta data dal teologo relativamente all’obbligo che ha una moglie di denunciare il marito, qualora venisse a conoscere che commette incesto con la figlia, non ha soddisfatto alcuni lettori. Si tratta, come si vede, di persone autorevoli, impegnate in prima linea nella lotta agli abusi all’infanzia. Per questo accogliamo il loro invito e torniamo sull’argomento, vincendo la ripugnanza che il tema suscita.
Purtroppo le violenze inflitte ai bambini – quelle sessuali in primo luogo – sono molto più frequenti di quello che vorremmo immaginare. È urgente mobilitarci per prevenire questi abusi. E per curare coloro che ne sono vittime.
Nella domanda rivolta al teologo e nella sua risposta non si faceva riferimento all’età della vittima dell’incesto. I lettori insoddisfatti della risposta hanno dato per scontato che si trattasse di un minore. Così infatti è il più delle volte. Ce lo dicono le statistiche. E ce lo ricorda don Giuseppe R.: il 70 per cento delle vittime di un abuso sessuale da parte di un familiare ha un’età inferiore a 10 anni.
La risposta del teologo sarebbe stata probabilmente diversa se fosse stato messo nel dovuto rilievo questo aspetto. In questo caso, infatti, la donna che fa l’agghiacciante scoperta di ciò che sta avvenendo dentro le mura domestiche non è in primo luogo una moglie tradita. Ma è una madre che si confronta con un fatto di un’enormità assoluta: il proprio figlio/figlia sottoposto a tortura.
E non sembri esagerato il termine. Gli esperti che hanno in cura bambini vittime di abusi non trovano parole sufficientemente efficaci per descrivere gli effetti devastanti che l’incesto ha nella psiche e nella vita affettiva delle vittime. Con conseguenze a lungo termine: coloro che hanno subìto questo tipo di violenza tendono a infliggerlo a loro volta ai propri figli. Se così è, il silenzio non può essere un’alternativa da prendere in considerazione. Non si può mettere sullo stesso piano l’interesse a "salvare il matrimonio" e la difesa del bambino.
L’intervento di una madre responsabile non può tendere solo a bloccare l’abuso, ma deve mettere in atto, il più rapidamente ed efficacemente possibile, un intervento terapeutico. L’incesto non è una piccola "bua" che si cura con un bacino. L’intervento riparatore è difficile. E deve essere eseguito da professionisti competenti. L’atteggiamento di "prudenza", raccomandato dal teologo alla moglie del marito incestuoso, è stato fortemente criticato da alcuni nostri lettori. Chiedere consiglio a persona prudente, che conosca la situazione della famiglia e sappia giudicare con saggezza non è stato considerato un consiglio accettabile da coloro che lavorano con questi abusi. La prudenza rischia di trasformarsi in pusillanimità. È comprensibile, ma non condivisibile. Se prevale la strategia di non pensarci più, di "metterci una pietra sopra", questa rischia di diventare una pietra tombale per la psiche del bambino che è stato vittima.
Inoltre, gli esperti testimoniano che le pratiche di abuso non vengono sospese solo per un intervento intrafamiliare. I comportamenti patologici che in esse si esprimono hanno radici profonde: non basta un proposito della volontà, per quanto sincero, a farli cessare (ancor meno di quanto serva a un alcolista un proposito di questo genere per staccarsi dalla bottiglia). Il consiglio più appropriato, perciò, è che la moglie si rivolga a un centro specializzato, rompendo l’omertà familiare e permettendo ai professionisti competenti di avviare le misure necessarie per "bloccare" il padre incestuoso e per avviare l’intervento terapeutico per il bambino violato.
È utile tener presente la Dichiarazione in tema di abuso sessuale all’infanzia (1999), che esprime il consenso raggiunto dal "Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia", dopo un lavoro di tre anni. Gli esperti hanno riconosciuto che il danno che subisce il bambino è tanto maggiore quanto più il fenomeno resta nascosto. O non viene riconosciuto, e non viene attivata alcuna protezione.
Infine, portare il problema nella sede giusta, costituita dai servizi specialistici, è benefico anche per la madre. Non bisogna sminuire, infatti, il trauma che la notizia costituisce per la donna. Anch’essa, pur con maggiori difese di un bambino, è un essere umano profondamente ferito. Bisognosa di un aiuto specifico.
d. a.
http://www.club3.it/fc00/0019fc/0019fc04.htm
L'INCESTO E IL CLIMA DI OMERTÀ DI TANTE FAMIGLIE
Il bambino che vive questa esperienza è una vittima. L’impatto sulla sua psiche è devastante. È importante prevenire gli abusi e curare le vittime.
Caro padre, mi riferisco alla risposta data dal teologo su Famiglia Cristiana n. 5/2000, relativa al tema dell’incesto. Credo che il problema vada inquadrato in modo diverso da come è stato fatto. L’incesto, infatti, non è un problema di deviazione sessuale. Non è un "adulterio aggravato", ma una violenza su un minore. Il 70 per cento delle vittime dell’abuso sessuale da parte di un familiare ha un’età inferiore ai 10 anni. E non sono rari i casi di bambini di 3 o 4 anni che hanno fatto questa drammatica esperienza.
Esiste dunque una sproporzione fra l’adulto e il bambino violentato. L’adulto esercita sul bambino un potere "assoluto", poiché lo domina nella sua dimensione più intima che è quella affettiva. E il bambino nella sua fragilità si affida totalmente all’adulto. L’abuso inoltre si perpetua indistintamente su maschi e femmine. Non si può allora parlare di incesto come di un adulterio. Come se fra i due si instaurasse una relazione. Non vi è nessuna relazione reciproca fra i due.
L’incesto è sempre una violenza. Anche se può essere vissuto in una forma non brutale o aggressiva. Anzi, al contrario, i modi d’approccio dell’adulto sono suadenti e seduttivi. Ma le conseguenze non sono meno devastanti. Il bambino che vive questa esperienza è una vittima. L’impatto sulla sua psiche è devastante. Si dice che è un’esperienza "destrutturante": dà cioè inizio ad una distruzione psichica del bambino. Capovolge il suo mondo di significati e la percezione che egli ha di sé. Per rendersene conto basterebbe vedere i disegni coi quali questi bambini descrivono la loro esperienza. O ascoltarne i racconti. Da essi emerge un vissuto di violenza e di angoscia inimmaginabile. Il bambino vive un carico di sofferenza così grande da non essere gestibile: non riesce neanche a trovare parole d’aiuto.
La nostra attenzione va posta allora sulla protezione del bambino, piuttosto che sulla sessualità deviata. La mamma che scopre una situazione di questo tipo deve immediatamente proteggere il bambino. E l’unica protezione possibile è quella di non conservare il "segreto familiare". Innanzitutto perché il bambino deve parlare del proprio dolore: continuare a tenerlo dentro, senza la possibilità di esprimerlo, accelera ulteriormente gli effetti distruttivi sulla sua psiche. Il tacere sull’abuso non fa altro che progredirne le conseguenze.
Il "segreto familiare" non consente di porre fine all’abuso, perché chi abusa non è capace di fermarsi da solo. E invece va fermato perché possa riconoscere la propria patologia. Va messo di fronte a ciò che ha compiuto, che quasi sempre continua a negare. Dal punto di vista giuridico, poi, l’abuso è un reato. E va denunciato: altrimenti chi ne è a conoscenza può essere accusato di favoreggiamento. La denuncia non va vista come qualcosa che ha come conseguenza la distruzione di una famiglia. O, peggio, come una vendetta. Ma, piuttosto, come la possibilità di iniziare un cammino terapeutico che possa riparare al male fatto.
La vittima dell’abuso prende coscienza di essere tale solo di fronte al riconoscimento del male subìto. Se ciò non avviene, il bambino avrà molte difficoltà a vincere i sensi di colpa che vive. E si sentirà ancora colpevole di quanto è accaduto. Anche se è molto raro e difficile, solo alla fine di un complesso cammino terapeutico c’è la possibilità di recuperare l’unità in una famiglia segnata dall’esperienza dell’abuso.
Vorrei infine invitare a riflettere sulla possibilità di "salvare il matrimonio". Dal punto di vista del codice canonico, una situazione di questo tipo dovrebbe far riflettere sulla validità del matrimonio celebrato. Infatti, poiché una patologia come quella dell’abuso è il più delle volte esistente prima del matrimonio, si potrebbe configurare nel matrimonio stesso un vizio di consenso. E potrebbe quindi non essere valido. Che cosa giustificherebbe poi un atteggiamento di prudenza? Il non voler dare scandalo? Ma che senso ha parlare di scandalo di fronte al male che il bambino abusato ha subìto, se non si cerca di difenderlo? Si vuole salvare un matrimonio? Ma che senso ha salvare un’immagine di famiglia se non si salva un bambino?
Don Giuseppe R. (Napoli)
Caro padre, siamo un’équipe di psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, educatori che lavorano quotidianamente con bambini e ragazzi vittime di abusi sessuali intrafamiliari. L’associazione di cui facciamo parte gestisce un Centro anti abuso, un Centro per la tutela del bambino e la cura del disagio familiare e tre consultori diocesani. Leggendo la risposta del teologo, ci è sembrato che, al di là di una corretta presentazione del pensiero della Chiesa circa la sessualità tra i coniugi, al di là della esauriente disamina sessuologica di deviazioni e perversioni, al di là anche delle indicazioni di natura giuridica, sia canonistica che penalistica, il teologo abbia trascurato un qualsiasi accenno alla figura della vittima, alle conseguenze che atti tanto gravi, e per di più perpetrati da un familiare autorevole e affidabile, come appare un padre ad una figlia, hanno sullo sviluppo di una giovane creatura. Compromettendone per sempre, se non si interviene tempestivamente a bloccare l’incesto, l’equilibrio non solo sessuale, ma psico-affettivo.
Quali mezzi suggerisce il teologo alla madre, «per far cessare questa pratica abominevole?». Nella risposta non se ne trova traccia. E la nostra esperienza ci dice che è impossibile che queste pratiche vengano sospese solo con un intervento intrafamiliare, perché hanno radici profonde e lontane. Non per nulla esse sono qualificate dalla legislazione italiana come reato.
Ma, soprattutto, quale matrimonio il teologo consiglia alla signora di salvare, se la relazione coniugale è già giunta a questi livelli di degrado? Ci sembra che la risposta non aiuti a superare quel clima di omertà che purtroppo caratterizza ancora l’abuso sessuale sui minori (specialmente l’incesto). Omertà che porta a coprire, con scuse simili a quelle addotte dal teologo, non solo la sofferenza inflitta al minore, ma anche il vero e proprio reato.
Quanto alla sofferenza del minore, avrebbe potuto non essere fuori luogo richiamare le espressioni evangeliche riguardo allo scandalo che gli adulti possono dare ai bambini.
(Seguono otto firme)
Centro Anti abuso di Marghera Venezia
La risposta data dal teologo relativamente all’obbligo che ha una moglie di denunciare il marito, qualora venisse a conoscere che commette incesto con la figlia, non ha soddisfatto alcuni lettori. Si tratta, come si vede, di persone autorevoli, impegnate in prima linea nella lotta agli abusi all’infanzia. Per questo accogliamo il loro invito e torniamo sull’argomento, vincendo la ripugnanza che il tema suscita.
Purtroppo le violenze inflitte ai bambini – quelle sessuali in primo luogo – sono molto più frequenti di quello che vorremmo immaginare. È urgente mobilitarci per prevenire questi abusi. E per curare coloro che ne sono vittime.
Nella domanda rivolta al teologo e nella sua risposta non si faceva riferimento all’età della vittima dell’incesto. I lettori insoddisfatti della risposta hanno dato per scontato che si trattasse di un minore. Così infatti è il più delle volte. Ce lo dicono le statistiche. E ce lo ricorda don Giuseppe R.: il 70 per cento delle vittime di un abuso sessuale da parte di un familiare ha un’età inferiore a 10 anni.
La risposta del teologo sarebbe stata probabilmente diversa se fosse stato messo nel dovuto rilievo questo aspetto. In questo caso, infatti, la donna che fa l’agghiacciante scoperta di ciò che sta avvenendo dentro le mura domestiche non è in primo luogo una moglie tradita. Ma è una madre che si confronta con un fatto di un’enormità assoluta: il proprio figlio/figlia sottoposto a tortura.
E non sembri esagerato il termine. Gli esperti che hanno in cura bambini vittime di abusi non trovano parole sufficientemente efficaci per descrivere gli effetti devastanti che l’incesto ha nella psiche e nella vita affettiva delle vittime. Con conseguenze a lungo termine: coloro che hanno subìto questo tipo di violenza tendono a infliggerlo a loro volta ai propri figli. Se così è, il silenzio non può essere un’alternativa da prendere in considerazione. Non si può mettere sullo stesso piano l’interesse a "salvare il matrimonio" e la difesa del bambino.
L’intervento di una madre responsabile non può tendere solo a bloccare l’abuso, ma deve mettere in atto, il più rapidamente ed efficacemente possibile, un intervento terapeutico. L’incesto non è una piccola "bua" che si cura con un bacino. L’intervento riparatore è difficile. E deve essere eseguito da professionisti competenti. L’atteggiamento di "prudenza", raccomandato dal teologo alla moglie del marito incestuoso, è stato fortemente criticato da alcuni nostri lettori. Chiedere consiglio a persona prudente, che conosca la situazione della famiglia e sappia giudicare con saggezza non è stato considerato un consiglio accettabile da coloro che lavorano con questi abusi. La prudenza rischia di trasformarsi in pusillanimità. È comprensibile, ma non condivisibile. Se prevale la strategia di non pensarci più, di "metterci una pietra sopra", questa rischia di diventare una pietra tombale per la psiche del bambino che è stato vittima.
Inoltre, gli esperti testimoniano che le pratiche di abuso non vengono sospese solo per un intervento intrafamiliare. I comportamenti patologici che in esse si esprimono hanno radici profonde: non basta un proposito della volontà, per quanto sincero, a farli cessare (ancor meno di quanto serva a un alcolista un proposito di questo genere per staccarsi dalla bottiglia). Il consiglio più appropriato, perciò, è che la moglie si rivolga a un centro specializzato, rompendo l’omertà familiare e permettendo ai professionisti competenti di avviare le misure necessarie per "bloccare" il padre incestuoso e per avviare l’intervento terapeutico per il bambino violato.
È utile tener presente la Dichiarazione in tema di abuso sessuale all’infanzia (1999), che esprime il consenso raggiunto dal "Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia", dopo un lavoro di tre anni. Gli esperti hanno riconosciuto che il danno che subisce il bambino è tanto maggiore quanto più il fenomeno resta nascosto. O non viene riconosciuto, e non viene attivata alcuna protezione.
Infine, portare il problema nella sede giusta, costituita dai servizi specialistici, è benefico anche per la madre. Non bisogna sminuire, infatti, il trauma che la notizia costituisce per la donna. Anch’essa, pur con maggiori difese di un bambino, è un essere umano profondamente ferito. Bisognosa di un aiuto specifico.
d. a.
http://www.club3.it/fc00/0019fc/0019fc04.htm
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